lunedì 12 maggio 2014
1^ Maratona di Rimini : "Metti insieme sei amici..."
Metti insieme sei amici, aggiungi una passione sfrenata per la corsa e la voglia di regalare qualcosa di bello alla città condividendola con tante persone... Si costruisce così, quasi per incanto, la prima edizione della maratona di Rimini che ha visto la sua luce il ventisette aprile. Un successo grandissimo, oltre le più rosee previsioni. Il giusto premio per il lavoro indefesso svolto dagli Organizzatori. Era difficile, ma ci sono riusciti. Bravi. Milletrecento podisti, forse anche più, si sono riversati nella città romagnola. Un fiume di persone che ha colorato d’allegria i quarantaduemilacentonovantacinque metri del percorso, rendendo ancora più frizzante una bella domenica primaverile. Una così massiccia partecipazione a questa kermesse non era del tutto scontata data la concomitanza di tante e prestigiose manifestazioni lungo tutto lo stivale italico e non dimentichiamo un altro fattore importante: la gara prendeva il via due giorni dopo la dura “50 km di Romagna”, ultramaratona che poteva far desistere tanti atleti dal fare la doppietta; invece, numerosi hanno allungato il loro soggiorno per essere presenti a Rimini nel fine settimana che s’approssimava. Un lavoro partito da lontano, quello del C.O. e con i giusti tempi. La creazione di un simpatico logo immesso subito nei social network (idea riuscitissima) che ha creato subito molta curiosità, contatti con sponsor (niente soldi, ma cambio merce), rapporti con Enti locali (Comune, albergatori e ristoratori) con i quali hanno cercato, riuscendovi, di trovare degli accordi che andassero incontro alle esigenze dei maratoneti. Gli amici rivieraschi, inoltre, hanno avuto l’intelligenza di “prendere” il meglio dalle altre maratone e allora ecco il palazzetto dello sport (pacchi gara, deposito borse, spogliatoi e docce), come Reggio Emilia insegna e fa da anni; alcuni ristori posti su entrambi i lati della strada come sarebbe spesso auspicabile in modo da evitare scomodi assembramenti; un ottimo e abbondante ristoro finale fatto di birra a fiumi, pizza e piadina con sarde a volontà. Posso affermare che quando siamo andati via dalla Romagna lo abbiamo fatto a malincuore perché calava il sipario e si spegnevano le luci su un bel week end ma, in tanti, ci siamo ripromessi di tornare a queste latitudini il prossimo anno. Credo che non sarà facile ripetere nel duemilaquindici il successo ottenuto quest’anno, ma ciò non vuol dire che sia impossibile. Gelo, Simone, Luca, Candido, Marco e Mattia sicuramente lavoreranno il doppio per migliorare quello che è un po’ mancato in questa edizione e cioè la viabilità che in alcuni tratti non è stata proprio fluida. Questo dettaglio però non sminuisce in alcun modo il percorso, un bel tracciato che ci ha portato dapprima sul lungomare, poi ci ha indirizzato nella verde campagna circostante e, infine, ci ha fatto ritornare verso il centro città sotto il monumento che caratterizza Rimini: l’Arco d'Augusto. Una nota simpatica sono stati i chilometri segnati non con i classici e anonimi cartelli, ma con delle sedie sdraio da mare. Un ultimo particolare che a me fa capire quando gli Organizzatori non vogliono lucrare sull’evento: ai ristori c’era la Coca Cola e non le sue brutte imitazioni che costano un terzo e valgono ancora meno. La mia gara? Solo il bell’arrivo, mano nella mano, con la mia amica Elena tra due ali di folla festanti. Ho voluto scrivere di una bella maratona, di persone gentili e della simpatia di tutti: Riminesi, Organizzatori e podisti. Sono andato lì per stare con gli amici e trascorrere una bella giornata e tutto ciò è avvenuto. Mi sono fidato di quei ragazzacci degli organizzatori ed ho fatto bene. Arrivederci all’anno prossimo, Rimini. Ad maiora.
sabato 10 maggio 2014
domenica 4 maggio 2014
6^ 24 ore di Torino: "Un bel passo in avanti..." .
La ventiquattro ore di Torino di quest’anno aveva molti contenuti racchiusi in quell’anello di millequattrocentoventi metri ricavato nello splendido parco Ruffini. Tutti significati importanti: in primis per gli Organizzatori che dovevano presentare il circuito dove il prossimo anno si svolgerà il campionato mondiale ed europeo della specialità e verificarne l’idoneità delle strutture presenti;in seguito, per i tanti atleti che, anche per la prima volta, si presentavano ai nastri di partenza della gara per voler scoprire il sapore di correre o camminare per un giorno intero. Un senso notevole lo aveva anche per me e la mia squadra, dovevamo confermare che il lavoro svolto negli ultimi otto mesi era a buon punto. Alla fine, il capoluogo sabaudo ha saputo regalare a tutti risposte positive, basi sulle quali fondare un futuro importante.
Sono giunto a Torino il giorno prima della gara in non perfette condizioni fisiche per problemi legati ad un fastidio al tendine d’Achille che mi aveva visto, alla vigilia della corsa, nelle sapienti mani degli specialisti del Ctr di Reggio Emilia. Nella nostra testa però avevamo la convinzione di poter ottenere un buon risultato. Questo non significava assolutamente essere spavaldi, il nostro era un ragionamento semplice: tenevamo la certezza d’aver svolto un'ottima attività nei mesi precedenti combinando palestra, corsa e massaggi. I risultati, poi, alla 12 ore del Tricolore (124,173km) e alla 6 ore di Torino (75,072km), erano i presupposti per fare bene.
Col maestro Tallarita avevamo preparato tutto nei minimi particolari, niente era stato affidato al caso, ci poteva solo fermare una rottura fisica. Eravamo talmente convinti che, alla vigilia della gara, il grande Antonio mi aveva anticipato il numero di chilometri che avrei percorso.
E’ sabato mattina ed il Parco Ruffini si veste a festa. Molto pimpante Enzo Caporaso, organizzatore dell’evento, illustra a tutti quali sono le caratteristiche del percorso e orgogliosamente ripete che proprio su quel tracciato nel 2015 ci saranno i migliori al mondo a sfidarsi in una corsa di un giorno intero. Arrivo molto presto e incontro il Maestro, insieme prepariamo il nostro tavolo con bevande e cibi che serviranno per le gare che di li a poco andremo a cominciare. Ascolto un po’ di musica, come faccio sempre per rilassarmi e quando manca mezz’ora all’inizio mi cambio, preparandomi per la sfida. Una gara non contro qualcuno ma contro me stesso: dovevo dimostrare di essere un atleta di medio-alto livello per ambire a traguardi importanti e, per farlo, non dovevo far altro che rimanere concentrato, svolgere quello che avevamo pianificato ed ascoltare ciò che il mi veniva consigliato dal box, tutto molto semplice. Le gare hanno preso il via alle dieci e sul percorso si notano subito atleti che viaggiano a differenti velocità causa tre gare in essere: Sei ore, Cento chilometri e Ventiquattro ore. Molta gente ad applaudirci sul tracciato e tantissimi accompagnatori muniti di tende e gazebo affollavano ordinatamente il lungo rettilineo del traguardo e passare da li era sempre una gioia. Io sempre regolarissimo, ogni tre giri mi fermavo al ristoro, bevevo e ripartivo... Intanto, il tempo passava e, con Evangelisti e Alzani, ci alternavamo al comando della manifestazione distanziati di pochi metri. Finivano, intanto, le gare della Sei ore e poi della Cento chilometri. Il mio incedere sull’anello era costante e come da tabella, solo che adesso avevo a disposizione anche Tallarita che, avendo finito (quarto) la sua corsa, si poteva dedicare a me al cento per cento; ciò mi rendeva ancor più tranquillo e sempre più carico. Le ore passavano inesorabili, i passi s’alternavano incessanti sull’asfalto e sui visi di alcuni atleti cominciavano a vedersi delle strane smorfie. I fisici iniziavano a sentire la fatica dell’imperturbabile scorrere delle lancette dell’orologio e molti corridori alternavano una camminata veloce alla corsa. Con l’inizio della notte, senza fermarmi, mi sono anche coperto adeguatamente in modo da non accusare i disagi dovuti all’abbassamento della temperatura e all’umidità. Intanto, tra i favoriti, Alzani alzava bandiera bianca e di li a poco anche Evangelisti inizierà a camminare lungo il percorso. Verso la quindicesima ora di corsa perdo la testa della gara, ma per me non c’è alcun problema, la sfida è ancora lunga e poteva presentare ancora molte insidie. Tra la diciassettesima e la diciottesima, col permesso di Antonio, ho fatto una pausa di qualche minuto in modo da poter rilassare un po’ il corpo in tensione. I muscoli però, nonostante la coperta addosso, si sono raffreddati e subito il dolore lancinante al tendine”malato” faceva capolino. La sofferenza era atroce, subito mi era praticato un massaggio e applicato il taping cercando di alleviare il male. Intanto, i minuti trascorrevano inesorabili ed io perdevo tempo prezioso, cosa che a me rodeva perché non facevo i chilometri previsti. Ristabilitomi mentalmente e con molta pace nella mia testa riparto cercando però prima di riscaldarmi un po’. Compio un giro (1420m) camminando, mi passa Paoletti che, vedendomi procedere lentamente,s’affianca e m’incoraggia. Iniziano a recuperare anche il tedesco e lo svedese, ma io sono sempre sereno. Comincio camminando anche il secondo giro, ma a quel punto prendo la decisione di correre col dolore e storto, lo completo ed inizia ad andare meglio. Riprendo il ritmo, il malanno sparisce e la gioia prende il posto della serenità che comunque non avevo mai perso. Ad ogni tornata ripeto ad Antonio che sto dando il massimo e lui mi pone dei traguardi intermedi da raggiungere, così via,via andiamo avanti. Ad un certo punto della notte, quasi all’alba, ad un ennesimo passaggio sul traguardo, il Maestro mi viene incontro, come aveva fatto sempre a tutte le tornate precedenti per pormi i ristori, i tempi, per regalarmi consigli ma,questa volta, vedo una luce diversa sul viso di questa grande persona. Si avvicina e con occhi lucidi dice:”Mi stai facendo emozionare”. Io, che sono molto sensibile, gli rispondo subito: ”Antonio non fare così, io mi emoziono facilmente e, se inizio a piangere, mi fermo qui e non riparto più!“. Ormai è l’alba e mancano quattro ore, corro molto bene ed ho la sensazione che le tantissime persone presenti facciano il tifo per me. Sono libero da condizionamenti e da freni mentali, vado che è un piacere. Vedo il sorriso sul volto di tutti, è molto bello. Tanti atleti mi fanno i complimenti per la mia tenuta di gara e penso ai tanti sacrifici che abbiamo fatto per raggiungere quel momento lì. Stavo dando il massimo ed ero orgoglioso di me e, al contempo, sapevo che anche il Maestro lo era. Allo sparo ormai poco più di qualche minuto e mancano circa quattrocento metri per passare ancora sul traguardo e mettere a terra il cinesino. Faccio un ultimo allungo,sono sul rettilineo finale e vedo che la gente lascia tutto quello che stava facendo, si alza in piedi dalle sedie e mi tributa un’ovazione come se avessi vinto un mondiale. Metto a terra il segnachilometri e cosa vedo? Un mare di persone che corre verso di me per abbracciarmi. Io, tra la folla, cerco Tallarita, gli vado incontro e lo abbraccio dicendogli:” Antonio, grazie e scusami se non abbiamo raggiunto l’obiettivo dei duecentoventi chilometri “. Il saggio siciliano, pronto, ribatte:”Stai tranquillo, hai corso oltre duecentodiciassette chilometri, dato spettacolo, regalato emozioni e fatto una gran gara”. Voglio fermare qui il mio racconto nel momento più bello della ventiquattro ore di Torino.
Concludo facendo alcune considerazioni.
Alla fine sono arrivato quarto, vincere la medaglia di legno non piace mai a nessuno però io sono particolare e va bene anche così. Il risultato raggiunto è grande per come è maturato e sono convinto che faremo meglio. Con i consigli del Maestro e con lui come assistente di gara non posso che progredire. E’ solo questione di tempo. Per la prima volta ho superato i 200 km in una gara di 24 ore e questa la dice lunga su quale potrebbe essere il prossimo risultato. Essere arrivato ai piedi del podio con due stranieri, atleti delle rispettive nazionali, al primo ed al terzo posto, vuol dire essere nei primi posti in Italia e la mia rappresenta la quarta prestazione dell’anno. Quando mi sono affidato ad Antonio l’ho fatto perchè conosco il suo valore sia come uomo sia come atleta. Oggi più di ieri sono convinto che il risultato è vicino. In questi otto mesi ho sempre migliorato i miei personali sia sulla 6 ore che nella 12 ore e adesso anche nella 24 ore. Sono sicuro che sia solo questione di tempo. Il prossimo anno i campionati mondiali ed europei si correranno in Italia e sicuramente sarà un motivo in più per fare ancora meglio. Io ed Antonio ci siamo prefissati un obiettivo e lavoreremo per quello.
Lo scopo di questa gara erano i 220 km, manca poco. I 217,249 km sono un buon punto di partenza. Con questo risultato le mie quotazioni sono aumentate ed in Federazione, spero, che qualcuno mi guardi con un occhio diverso. La mia corsa l’ho vinta, leggendo alcune dichiarazioni rilasciate dal Maestro qualche giorno dopo la manifestazione e che di seguito riporto:”Allenare Ciro è una grossa soddisfazione, in quanto è una persona estremamente rigorosa, metodica e attenta e questo gli permette di cogliere i risultati. E’ un atleta che ha dato molto al mondo dell’ultramaratona e saprà dare ancora di più in futuro. Il suo risultato premia non solo i suoi sacrifici, ma anche una metodologia di allenamento che forse esce dagli standard tradizionali fatti di allenamenti lunghi e impegnativi. Queste gare si fanno con le gambe, ma la testa assume un ruolo fondamentale e su questo Ciro non ha nulla da imparare. Le sue precedenti esperienze podistiche, che hanno dell’incredibile, lo dimostrano. Ha solo bisogno di dosare bene ed al meglio la sua carica energetica, quella che io chiamo “generosità emozionale” ovvero la voglia di dare il meglio quando si sta bene senza pensare che ci sono ancora molte ore di corsa. E su questo stiamo lavorando con la giusta serenità. Ciro è un atleta determinato, in grado di raccogliere risultati eccellenti e sono convinto che alla prossima gara saprà cogliere l’obiettivo”.
Ditemi voi: come posso mai deludere il grande Antonio Tallarita? Qualcuno si chiederà perché lo chiami Maestro, nonostante siamo amici. E’ semplice, nutro una grande ammirazione e un grande rispetto per questa persona sia come uomo che come atleta. Ha messo a mia disposizione il suo sapere rendendomelo facile e mi sta insegnando molte cose.
Termino dicendo che una gara del genere nel proprio animo contiene tante piccole,
venerdì 18 aprile 2014
lunedì 24 marzo 2014
La mia 6 ore di Torino 2014
Un buon
successo ha riscosso, sabato scorso a Torino, la 6^ edizione di Recordando, una
manifestazione sapientemente organizzata da “Il giro d’Italia Run”. Gli oltre
cinquecento atleti intervenuti hanno dato vita ad una bella giornata di sport,
competendo in due distinte gare: 10
km e 6 ore (alla prima edizione) ed hanno
contribuito a regalare al capoluogo sabaudo un’altra “medaglia” di cui essere
veramente fieri. L’occasione é poi anche servita agli Organizzatori per provare
il percorso di 1420 m
che sarà teatro di gara del mondiale della 24h il prossimo anno ed ancor di più
per verificare l’adeguatezza delle strutture che serviranno agli atleti che nel
2015 arriveranno in Piemonte da tutto il mondo. Per quello che può essere la
validità del mio giudizio, promuovo a pieni voti la parte logistica e, fatto
salve un paio di curve un pò scomode, anche il percorso che, comunque, si
presenta per il novanta per cento ampio e scorrevole. Io hopartecipato alla
gara di 6 ore con lo scopo di fare un test per verificare la bontà del percorso
intrapreso col Maestro Tallarita, otto mesi fa. Strada che mi ha portato a
migliorare sulla distanza delle 12h a ottobre e, adesso, alla luce del
risultato di Torino, anche sulla 6h, facendomi entrare nel giro degli atleti
tenuti sott’osservazione dai vertici della nazionale della 24 ore. Come faccio
sempre, quando si tratta di gare importanti, sono arrivato il giorno prima in
terra piemontese in modo da poter riposare bene e giungere fresco alla partenza
dell’indomani. Domenica 16 marzo, alle nove mi presento in un parco Ruffini già
in fermento per la presenza di molte persone e mi metto alla ricerca di colui
che é partito da Reggio Emilia in mattinata per farmi da assistente, Antonio
Tallarita. Non sto qui a far capire chi é questo personaggio, per lui parlano
il suo curriculum e la sua storia; saperlo al mio fianco é per me prima di
tutto un onore e
poi uno stimolo non da poco ed il fatto che io non voglia deluderlo, mi fa dare sempre il 110% negli allenamenti ed in gara. Con bene in mente quello che dovrà essere la gestione della gara, mi reco alla partenza non prima però d’aver salutato tante, tantissime persone che mi onorano della loro amicizia. Ore 10, parte la disputa. Sul giro che inizialmente é più lungo, data la presenza di una miriade d’atleti che partecipavano alla gara più corta, si nota subito chi sono gli atleti che lotteranno per la vittoria nella10 km e chi farà gara di
testa nella sfida più lunga; questo, senza togliere niente a nessuno o
glorificare altri, anzi ogni presente ha dato qualcosa per rendere speciale
questa giornata di sport. Dopo circa due ore, con la fine della corsa breve, é
cambiato anche il percorso e siamo stati riportati sul giro da 1420m. La gara
ha già preso la sua piega con i nazionali Evangelisti e Baranzini al comando,
seguiti da me e Paoletti un
pò staccati, ma sempre nel vivo della gara. Il mio é un passo regolare e non ho nessun problema, al mio box c’è sempre chi mi consiglia, mi sprona e mi dice i distacchi. Verso la quarta ora di gara, il suggerimento é: “Rallenta!” Obbedisco come fa un pilota di Formula 1 quando parte l’ordine dal “muretto”. Intanto, davanti a me, il forte Baranzini inizia a rallentare leggermente ed io gli recupero un bel pò di metri. Quando mancano soli trenta minuti allo scadere delle sei ore, me lo trovo davanti e non posso non superarlo data l’andatura diversa dalla mia. Intelligentemente si mette in scia, mi controlla e a dieci minuti dallo stop mi ripassa, niente da eccepire. Nel frattempo mi raggiunge anche Paoletti, che per tutta la gara ha corso alternando ritmi infernali a ritmi umani, ci guardiamo e ci capiamo subito, d’altronde ci stimiamo e ci rispettiamo. Corriamo gli ultimi cinque minuti appaiati, aspettando gli spari del fine gara. Allo scadere delle sei ore mettiamo a terra, appaiati, i coni che serviranno poi ai giudici per determinare i metri corsi dopo l’ultimo passaggio sul traguardo e, convinti di una terza posizione a pari merito, ci rechiamo negli spogliato per la doccia. Io sono già convinto d’aver fatto un buona gara ed attendo il responso chilometrico dei giudici di gara per avere il suggello a tutto ciò. Esce il risultato ufficiale: Ciro Di Palma, 3^ classificato con 75,072km; Daniele Baranzini, 2^ classificato con 75,075km; vincitore della 1^ edizione della 6h: Michele Evangelisti con 77,912km. Io sono felicissimo perchè sono andato oltre le previsioni di cinque chilometri, ma nello stesso tempo mi chiedo: “… Ma Paoletti perchè é quarto?” Non riuscivo a spiegarmelo, ma poi, da un’attenta visione dei passaggi registrati dai chip, risultava che io avevo fatto un giro corto in più rispetto al forte amico lombardo. Peccato, mi é dispiaciuto tanto e lui ha accettato con classe e signorilità il responso. Lo conosco bene Nerino, saprà rifarsi ed io sarò il primo a congratularmi con lui. Dopo un pò c’è stata la premiazione ed io ero li, sul gradino più basso del podio, guardavo Tallarita tra il pubblico e lui capiva che in quel preciso istante lo stavo ringraziando. Per me la strada é ancora lunga, però stiamo lavorando bene in previsione della 24h che si terrà sempre lì ad aprile prossimo. Il sogno, che dovrà essere suffragato dai risultati, di una convocazione futura per i mondiali della 24 ore, continua… Non svegliatemi. Concludo scrivendo quello che mi resta nella mente di questa gara: un buon tracciato, un’organizzazione all’altezza, un pò di persone che hanno invaso il percorso anche se avevano niente da spartire con la manifestazione e la mancanza di un cronometro sul traguardo. Nel cuore, invece, indelebile rimane l’abbraccio alla fine con gli amici, “avversari” per sei ore e la stretta con Tallarita. Se oggi posso essere contento d’aver fatto una buona gare e di essermi espresso al meglio, il merito è tutto suo. Grazie Maestro.
poi uno stimolo non da poco ed il fatto che io non voglia deluderlo, mi fa dare sempre il 110% negli allenamenti ed in gara. Con bene in mente quello che dovrà essere la gestione della gara, mi reco alla partenza non prima però d’aver salutato tante, tantissime persone che mi onorano della loro amicizia. Ore 10, parte la disputa. Sul giro che inizialmente é più lungo, data la presenza di una miriade d’atleti che partecipavano alla gara più corta, si nota subito chi sono gli atleti che lotteranno per la vittoria nella
pò staccati, ma sempre nel vivo della gara. Il mio é un passo regolare e non ho nessun problema, al mio box c’è sempre chi mi consiglia, mi sprona e mi dice i distacchi. Verso la quarta ora di gara, il suggerimento é: “Rallenta!” Obbedisco come fa un pilota di Formula 1 quando parte l’ordine dal “muretto”. Intanto, davanti a me, il forte Baranzini inizia a rallentare leggermente ed io gli recupero un bel pò di metri. Quando mancano soli trenta minuti allo scadere delle sei ore, me lo trovo davanti e non posso non superarlo data l’andatura diversa dalla mia. Intelligentemente si mette in scia, mi controlla e a dieci minuti dallo stop mi ripassa, niente da eccepire. Nel frattempo mi raggiunge anche Paoletti, che per tutta la gara ha corso alternando ritmi infernali a ritmi umani, ci guardiamo e ci capiamo subito, d’altronde ci stimiamo e ci rispettiamo. Corriamo gli ultimi cinque minuti appaiati, aspettando gli spari del fine gara. Allo scadere delle sei ore mettiamo a terra, appaiati, i coni che serviranno poi ai giudici per determinare i metri corsi dopo l’ultimo passaggio sul traguardo e, convinti di una terza posizione a pari merito, ci rechiamo negli spogliato per la doccia. Io sono già convinto d’aver fatto un buona gara ed attendo il responso chilometrico dei giudici di gara per avere il suggello a tutto ciò. Esce il risultato ufficiale: Ciro Di Palma, 3^ classificato con 75,072km; Daniele Baranzini, 2^ classificato con 75,075km; vincitore della 1^ edizione della 6h: Michele Evangelisti con 77,912km. Io sono felicissimo perchè sono andato oltre le previsioni di cinque chilometri, ma nello stesso tempo mi chiedo: “… Ma Paoletti perchè é quarto?” Non riuscivo a spiegarmelo, ma poi, da un’attenta visione dei passaggi registrati dai chip, risultava che io avevo fatto un giro corto in più rispetto al forte amico lombardo. Peccato, mi é dispiaciuto tanto e lui ha accettato con classe e signorilità il responso. Lo conosco bene Nerino, saprà rifarsi ed io sarò il primo a congratularmi con lui. Dopo un pò c’è stata la premiazione ed io ero li, sul gradino più basso del podio, guardavo Tallarita tra il pubblico e lui capiva che in quel preciso istante lo stavo ringraziando. Per me la strada é ancora lunga, però stiamo lavorando bene in previsione della 24h che si terrà sempre lì ad aprile prossimo. Il sogno, che dovrà essere suffragato dai risultati, di una convocazione futura per i mondiali della 24 ore, continua… Non svegliatemi. Concludo scrivendo quello che mi resta nella mente di questa gara: un buon tracciato, un’organizzazione all’altezza, un pò di persone che hanno invaso il percorso anche se avevano niente da spartire con la manifestazione e la mancanza di un cronometro sul traguardo. Nel cuore, invece, indelebile rimane l’abbraccio alla fine con gli amici, “avversari” per sei ore e la stretta con Tallarita. Se oggi posso essere contento d’aver fatto una buona gare e di essermi espresso al meglio, il merito è tutto suo. Grazie Maestro.
giovedì 13 marzo 2014
Maratona di San Valentino 2014 : Una bel week-end...
Non ero mai stato a Terni per correre la maratona di San
Valentino ma quest’anno, complici il mio ruolo di pacer ed il piacere di voler
vivere una splendida giornata con tanti,tantissimi amici, ho deciso di
partecipare a quella che poi si è rivelata una bella gara. Avevo letto, gli
anni scorsi, di un percorso un pò brutto ma di un’organizzazione molto curata;dopo il week end in terra umbra confermo le lodi agli Organizzatori e devo anche scrivere che il tracciato della corsa
è stato molto migliorato rispetto a quello che fu negli anni precedenti. Certo,Terni
non è Roma,Firenze,Venezia o Napoli ma ha saputo sfruttare
pienamente,valorizzandolo, quello che è il suo territorio. Partenza da
Ferentillo, nella Valnerina,piccolo comune che ha la particolarità d’essere
diviso in due frazioni dal fiume Nera e che vede l’imponente presenza di due
antiche rocche che dominano il paese. Arrivo in piazza della Repubblica in
pieno centro città a Terni. Una prima parte di percorso in discesa,un lungo
fiume di persone che si è mosso ridente e felice in una cartolina quasi fiabesca
che vedeva sullo sfondo: chiese,campanili,rocche che rapivano i sensi,facevano
viaggiare la mente e affievolire al tempo stesso il disagio della fatica che aumentava sempre
di più col susseguirsi dei chilometri. Una gradevole domenica resa splendida poi da un
sole fantastico. All’improvviso però un boato ha rotto il leggero andare dei
podisti : La cascata delle Marmore. Molto suggestivo, particolare e bello
questo passaggio dove non pochi atleti si sono fermati per farsi immortalare in
questa entusiasmante cornice d’acqua. Si è proseguito poi verso il capoluogo
umbro; solo per qualche chilometro (tre o quattro) il percorso è diventato
bruttino e col fondo stradale pieno di buche ma tutto ciò è stato veramente insignificante
a confronto di tutto quello che questa maratona ci ha saputo dare. Il traguardo nel cuore
pulsante della città è stato molto bello, molti cittadini hanno atteso l’arrivo
dei podisti regalando a tutti un sorriso ed un caloroso applauso. Alcuni disagi
si sono verificati il sabato sera al pasta party,problemi non imputabili agli Organizzatori
che,anzi,ci hanno fatto sentire come a casa nostra e che hanno saputo far
fronte all’inconveniente ritardando l’orario
di partenza dei pullman verso gli alberghi dove tutti o quasi gli atleti erano
alloggiati. Simpatico il giro col trenino alla vigilia del giorno di partenza della kermesse che ha portato tanti di noi in visita alla Basilica di San Valentino. Le docce alla fine della gara erano un pò lontane ma arrivando nel
salotto bello della città può verificarsi questo inconveniente ma lo si può anche giustificare. Ristori forniti,puntuali e volontari gentilissimi. Nei numeri buona la partecipazione alla gara regina e alla mezza maratona.Grazie
Terni.
sabato 1 marzo 2014
lunedì 24 febbraio 2014
lunedì 10 febbraio 2014
martedì 21 gennaio 2014
domenica 19 gennaio 2014
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