domenica 13 marzo 2011

10^ Edizione Strasimeno: Ultramaratona nel parco del Trasimeno. Lo splendido periplo del lago.

La mia presenza alla decima edizione della Strasimeno affonda le sue radici in terra ellenica,nel bel mezzo di una fredda e tempestosa notte d’inizio autunno dell’anno scorso, quando un gruppetto d’italiani cercava,poi riuscendovi,di completare il percorso che da Atene conduce a Sparta lungo i duecentoquarantasei chilometri della Spartathlon. Fu in quell’atmosfera da tregenda dove quei prodi atleti si facevano coraggio gli uni con gli altri cercando in questo modo d’alleviare la fatica dei tanti chilometri corsi,con il loro fiato e le loro parole che s’impastavano con sudore e pioggia,che il mitico Popov mi parlò di questa gara che prevedeva il periplo del lago di Perugia. Me ne decantò le lodi con un tono così entusiasta che il giorno dopo, all’ombra della statua di Re Leonida,in quel di Sparta, gli confermai la mia presenza in terra umbra da li a qualche mese.Trascorsero stancamente i mesi ed intanto avevo inserito nel mio programma d’allenamento questa ultramaratona;sul foglio del calendario l’inchiostro mi diceva :”febbraio”,i giorni si accavallavano velocemente fin quando un pomeriggio mi arrivò una telefonata. ”Uè fratè,ti ho iscritto,ricordi?” Chi poteva essere se non lui,l’amico umbro,Filippo Poponesi che, facendosi forte della mia promessa, aveva proceduto all’iscrizione. Trovato ben presto un albergo che mi ospitasse non mi restava che rimanere in attesa del giorno della partenza. Ancora però una sorpresa mi aspettava,venerdì un messaggio fa capolino sul mio telefonino.”Pirla,vai giù per la Strasimeno? Se vuoi passo a prenderti e facciamo il viaggio insieme”. Da quel “Pirla” capisco, senza neanche vedere chi ne fosse l’autore, che quel testo non poteva che essere stato scritto da uno dei più forti tri-atleti italiani,al secolo Amedeo Bonfanti,il lecchese che ha sempre ben figurato in giro per l’Europa nelle gare di triathlon.Accordo subito trovato e sabato in tarda mattinata partiamo alla volta del centro Italia. L’allegria nell’abitacolo regna sovrana,la catena appenninica innevata ci tiene compagnia insieme ad un cielo grigio sempre più cupo. Fuori c’è freddo. Dopo qualche ora di viaggio e non prima d’aver pranzato arriviamo in macchina a Castiglione del lago,cosa che secoli fa sarebbe stata impossibile da farsi in quanto questa località era un’isola lacustre che poi avrebbe assunto l’attuale conformazione dopo una siccità che colpì la zona. La strada mia e di Amedeo si divide li per poi ricongiungersi all’indomani pomeriggio dopo la corsa. Vado a ritirare il pettorale,incontro l’amico Filippo che fa parte dell’organizzazione e mi intrattengo con lui per l’intero pomeriggio. Iniziano ad arrivare da tutte le parti d’Italia gli amici runners,foto,scambi di battute,saluti fanno da corollario al tempo che trascorre abbastanza tranquillamente ed in armonia,allietato anche dal caffè che il Comitato Strasimeno ci offre a fiumi. Intanto all’esterno i piccoli scrosci di pioggia del pomeriggio con l’avvicinarsi della sera,quando una volta di un blu scurissimo e minaccioso sta facendo un sol boccone di quel cielo plumbeo, diventano un concerto stonato di note cantato da un temporale impazzito che si abbatte sull’asfalto del borgo. Tutto ciò mi fa dubitare delle previsioni meteo che all’indomani mattina prevedono un pallido sole e circa tredici,quattordici gradi. Un rapido giro al pasta party dove riesco a mangiare un buon piatto di pasta e poi di corsa in albergo a Passignano sul Trasimeno che il giorno dopo vedrà l’arrivo della mezza maratona. Un mal di testa mi assale rubandomi tutti i buoni propositi per il giorno dopo,cerco di reagire ma mi addormento stancamente rapito da un sonno profondo. La sveglia suona alle sei. Colazione come solito pre-gara e poi il titolare dell’albergo m’accompagna alla partenza del pullman che mi porterà alla partenza. Con mia piacevolissima sorpresa non piove. In attesa del bus mi siedo su una panchina fissando lo specchio d’acqua che mi offre questo spicchio d’Italia. Davanti a me uno spettacolo di colori fantastico,il grigio perla dell’acqua che viene baciato in lontananza dal rosso del sole che nasce e che man mano sfuma nel rosa,diventando miracolosamente azzurro regalandone la tonalità anche all’acqua lacustre. La temperatura leggermente sale e di ciò ne trae giovamento anche il mio umore. Quella leggera tensione della sera precedente sta allentando la sua morsa e pian piano che l’astro lucente continua la sua corsa verso lo zenit mi abbandona completamente. Dopo il piccolo spostamento in torpedone sono a Castiglione del Lago, qui un nutrito gruppo di persone e di atleti gironzola ai piedi del borgo antico. Mancano cinque minuti alla partenza qualcuno mi prende in giro perché non vede la bandiera dell’Inter alla mia canottiera ma scherzosamente gli faccio notare che oggi sono,io,tutto vestito di nerazzurro a fare da vessillo,così dopo le solite avvertenze dello speaker ecco che echeggia nell’aria,prendendone giustamente possesso,il nostro Inno nazionale ,suonato per onorare la memoria di un altro figlio della Patria caduto nell’espletamento dei suoi compiti cioè facendo la guerra (nonostante si dica diversamente). Sono le 09.15 e, sul lungolago, “La decima Strasimeno ultramaratona nel parco del Trasimeno” ha inizio. Il colpo d’occhio è suggestivo,un’edizione da record confermeranno poi i numeri anche se i partenti saranno leggermente minori agli iscritti visto che qualcuno si è fatto intimidire e non poco dal meteo che nei giorni precedenti non è stato proprio nostro alleato. Dovendo fare solo un allenamento parto nella pancia del plotone,lì, dove si vive la corsa,dove si assaggia il sapore vero di questa bella passione e dove c’è il cuore che pulsa di emozioni che è poi l’essenza del nostro sport. I primi chilometri sono ad andatura lentissima poi mi regolo intorno ai 4’20” - 4’30” al chilometro e senza sforzo procedo. Lungo la via trovo il modo di chiacchierare,di salutare tanti amici e questo mi fa star bene e mi mette in armonia con l’atmosfera di festa che mi circonda. Un po’ prima del passaggio da Tuoro raggiungo Corrado che sarà mio compagno d’avventura fino a sette,otto chilometri dal traguardo. Corriamo molto in scioltezza ed abbiamo modo di scambiarci opinioni sulla gara. Con il passaggio a Tuoro sul Trasimeno la mia mente non può che riportarmi ai libri di storia i quali ci narrano che in questo territorio fu combattuta la più importante battaglia della seconda guerra Punica tra i romani ed i cartaginesi di Annibale. Dopo Tuoro proseguiamo verso il traguardo della mezza maratona a Passignano sul Trasimeno,con la sua rocca che ci guarda dall’alto. Accompagnati sempre dalla nostra preziosa ed instancabile Sabina che ci segue in bici ci portiamo verso la sponda orientale del lago,verso Magione dove,verso la metà del millennio scorso, fu ordita una congiura,poi finita nel sangue,ai danni di Cesare Borgia. Fin qui un percorso molto bello ma croce e delizia per gli atleti, fantastico per il piacere degli occhi ma un pò meno per le gambe con un paio di belle salite che rompono il passo. Belle e lussureggianti le colline che ci circondano,gli uliveti tutti in fila come soldati che marciano,tante piante in fiore sono il preludio della bella stagione che è alle porte,il lago che accarezza la costa e il sole che bacia le nostre teste è un paesaggio che sembra essere uscito da una cartolina o da una quadro. Intanto io e l’atleta dei runners di Bergamo continuiamo a scalare posizioni rimanendo però sempre con un passo costante. Ormai il traguardo della maratona è li a due passi in viale Cefalonia a Santarcangelo,decidiamo di passarlo insieme fianco a fianco. Subito un ristoro,un piccolo tratto non asfaltato e una sosta fisiologica così riprendiamo la via verso il traguardo finale. La giornata è primaverile c’è un bel tepore nell’aria,la temperatura è alta tranne quando passiamo all’ombra di piante o abitazioni dove un bel freschino sembra essere un’oasi nella quale rifocillarsi. Dopo circa tre ore e venti di corsa nel bel mezzo di una salita presa,forse,un pò allegramente,come un fulmine a ciel sereno,vado in leggera difficoltà. Mi viene in soccorso Corrado che raggiungendomi al ristoro in cima alla strada mi porge un suo gel,così dopo una ventina di minuti inizio a stare meglio e riprendo sicuro il mio incedere. Ormai Castiglione del lago si vede in lontananza e sembra un miraggio,il problema di prima è svanito ma questa volta è il buon Pasotto che mi fa sapere tramite la Sabina che sta perdendo colpi e sta accusando una flessione. Molto tranquillamente,in modo lucido e giusto dico alla nostra indefessa musa accompagnatrice di dargli il mio ultimo gel. Inevitabilmente i cinquanta metri che avevo di vantaggio iniziano a dilatarsi. Comincio a fare corsa da solo,raggiungo e supero tanti fortissimi atleti che accusano problemi. Quella chimera del traguardo che s’intravedeva lontana adesso inizia a materializzarsi. Un venticello contrario che mi ha accompagnato lungo tutto il percorso sembra aumentare. Questa brezza che vola leggiadra sulle lacustri acque,leggenda narra che sia il lamento della ninfa Agilla alla ricerca del suo principe,appunto Trasimeno,figlio del Dio Tirreno,annegato in queste acque perché sedotto da lei. Ormai sono ai piedi del borgo medioevale,nella parte moderna di Castiglione,ancora un’ultima e lunga salita. Stringo i denti accorcio il passo come si conviene in questi casi e m’inerpico su questa erta. Imbocco la porta che mi spalanca il centro storico. Adesso un lungo e dritto violone m’accompagnerà fino al traguardo. C’è tanta gente che m’incoraggia e applaude la mia corsa,piazza Gramsci è lì,ancora centocinquanta metri e poi il passaggio sotto il traguardo con lo speaker che annuncia il mio arrivo in quindicesima posizione in quattro ore e ventisette minuti ed i fotografi che immortalano in un fotogramma quel mio attimo di felicità. Aspetto Corrado che arriva qualche minuto dopo di me e facendogli i complimenti lo abbraccio, avvolgo tra le mie braccia,ringraziandola,anche la solerte Sabina che con tanta pazienza e dedizione ci ha accompagnato lungo il percorso rivelandosi veramente preziosa con la sua simpatia ed il suo modo di fare. Il ristoro li a due passi mi aspetta,ritiro velocemente il borsone a pochi metri e poi col pullmino messoci a disposizione dall’organizzazione vado subito a fare la doccia. Dopo mezz’ora ritorno in piazza ad applaudire gli arrivi di altri atleti ed intanto mi stendo al sole che reclama il suo spazio sul mio viso già abbronzato. Scopro,leggendo attentamente la classifica, di essere arrivato secondo della mia categoria e vado a ritirare un bel premio. Incontro Amedeo ,facciamo un salto in gelateria dove un mega gelato al gusto di limone e fragola rallegrerà il mio palato e con l’Inter che sta avendo la meglio sul Genoa sto vivendo un momento magico. Subito dopo, però, via di corsa verso casa… La giornata non è ancora finita mi aspettano tre ore e mezza di viaggio in macchina ed una notte lunga da lavorare. Voglio ringraziare gli organizzatori che da anni ci offrono con tanti sacrifici questa bella corsa tenendo anche conto dello sforzo organizzativo della gestione di cinque arrivi lungo il percorso figli di altrettante gare in modo da poter dare a tutti la possibilità di correre in riva al lago. Un grazie particolare però va all’amico Popov che in una lontana notte piovosa in Grecia mi fece innamorare di questa corsa.

martedì 8 marzo 2011

XIV Maratona delle Terre Verdiane: Tranquilla e fredda.

In una fredda domenica d’inverno nelle terre che furono di Giuseppe Verdi si è corsa la XIV edizione della Maratona delle Terre Verdiane,un evento podistico che da anni è una meta fissa di tutto il movimento dell’Emilia che corre e non solo. Confermando le previsioni meteo la giornata si presenta già all’alba con tutta la sua voglia di farci capire in quale stagione dell’anno siamo. Onestamente non mi scoraggio per niente ed insieme all’amico Andrea ci rechiamo nella ridente località termale di Salsomaggiore dove uno stuolo di volontari già dalle prime luci del mattino sta preparando via Matteotti la quale da li a poco vedrà la partenza di un nutrito gruppo di corridori che con il proprio incedere sveglierà la piccola cittadina ducale dal suo torpore. L’approdo su questo versante di pianura padana e l’incontro con tanti amici è il preludio ad una bella anche se gelida giornata di corsa .Al ritiro dei pettorali nel palazzo dei Congressi ci accoglie una simpatica e solerte ragazza che non trova i nostri nomi nelle iscrizioni,le spiego che ne siamo stati omaggiati da parte dell’organizzazione, così ricontrollando dopo neanche qualche minuto e quasi scusandosi ci da le buste con dentro tutto quello che serve per correre. Il freddo così come le persone che arrivano va aumentando,il centro maratona diventa una babele di dialetti ed il tempo che pare scorra lento, quasi sembra volerci preservare dalle avverse condizioni climatiche ma purtroppo è solo una pia illusione,le lancette dell’orologio vanno avanti inesorabilmente ed ormai mancano quindici minuti alla partenza. Andiamo a consegnare le borse ai vari camion e ci portiamo sotto il gonfiabile. Qui un gruppo di persone molto più compatto del solito quasi come a voler fare fronte comune contro il nemico generale inverno attende con ansia lo start .Pronti,via. Il torpedone multicolore inizia a prendere movimento prima lentamente e poi sempre più veloce lungo il violone del centro parmigiano. I primi dieci chilometri di leggera discesa illudono i meno esperti che aiutati dal declivio della strada credono in un miracolo cronometrico tranne poi esserne traditi quando il percorso diventa più regolare. Tante sono le voci :”Stamattina sono in forma…”,”Sento le gambe che vanno da sole…”,”Mi sembra di volare,faccio il personale…”,li ascolto e dentro di me quando mi passano sorrido pensando che stiano commettendo un piccolo errore di calcolo ma nello stesso tempo sono felice per loro perché stanno vivendo appieno il loro sogno così come lo hanno immaginato nella speranza però che non restino delusi lungo il tragitto. Una pioggia mista neve mi fa compagnia il mio passo da 4’27”/30”al km mi preserva da strane sorprese,un ritmo da allenamento lento, come è tale per me questa corsa, può andar bene. Dopo una decina di chilometri giungiamo al Fidenza Village dove non tantissime persone,purtroppo, guardano al nostro passaggio. Mi fermo a tutti i ristori com’è mia abitudine e dopo un pò raggiungo uno dei miti dell’ultramaratona italiana,Livio Tretto,un atleta che tanto ha dato in termini di chilometri all’intero circus podistico italiano. Facciamo un pò l’elastico nel senso che essendo io leggermente più veloce lo stacco ma poi complice la temperatura bassa e il mio ritmo vacanziero mi fermo qualche volta in più per qualche “sosta tecnica”così mi raggiunge e mi prende in giro. I chilometri passano via come i rintocchi delle campane che si odono lungo il nostro passaggio nei vari borghi che si alternano. Sulla strada,in compagnia della sua fidata macchina fotografica, uno stoico e immarcescibile Stefano Morselli immortala la nostra corsa regalando ai posteri le nostre facce vinte chi più chi meno dalle podistiche fatiche. I vari traguardi intermedi si susseguono,il passaggio dal castello di Fontanellato,poi il centro di Soragna,di seguito la casa del sommo Verdi,sono il bel ricordo dell’Italia che fu ed è tutto molto caratteristico e particolare. Adesso c’è solo l’arrivo a Busseto,il percorso,che l’anno scorso fu triste e povero per la scarsità di corridori,quest’anno complice la brillante l’idea di far partire la 30km dal Fidenza Village,è molto più vivo. Sfruttare l’enorme spazio dell’outlet,utilizzare questa corsa fondendola con la maratona regalando a tutti un unico arrivo,in quel di Busseto è stata una scelta azzeccata ed intelligente vista anche l’ampiezza della sede stradale che non comprometteva ne l’incolumità ne il risultato di alcuno. Lungo la via melodie Verdiane accompagnano i nostri passi sull’asfalto,mi sembra di essere a teatro tanta è la suggestione. Inizio a sentire freddo alle mani e così decido di finire in progressione. Mancano dieci chilometri,mi metto alla media di 4’00”al km,le gambe girano meravigliosamente,mi sento molto bene e nessun problema mi affligge. All’arrivo nella piazza centrale di Busseto con Verdi che mi guarda le spalle ,la voce dello speaker Roberto Brighenti rimbomba nell’aria in modo fragoroso ed incoraggia tutti gli atleti come solo lui sa fare, chiudo tranquillamente il mio allenamento un pò sopra le tre ore e sei minuti. Riprendo il borsone in modo molto rapido,mangio velocemente un piatto di pasta e mi metto alla ricerca dell’organizzatore Giancarlo Chittolini,lo ringrazio per avermi dato la possibilità di correre gratis e poi felicemente torno verso Reggio Emilia,dove mi aspetta una domenica pomeriggio di lavoro. Per concludere faccio i miei complimenti al C.O. perché non è facile gestire tante manifestazioni all’interno di un’unica kermesse e se lo ha fatto significa che è proprio bravo.

giovedì 24 febbraio 2011

10^ Verona Marathon: Un passo indietro,purtroppo.

Verona è una città elegante,bella ed avvolta da un’atmosfera magica; merita per questo una grande maratona. Nell’ultimo decennio a costo di tanti ed enormi sacrifici, che l’hanno premiata con un numero sempre maggiore d’iscritti, è diventata una delle manifestazioni podistiche più partecipate dell’italica penisola. E’ stata capace di ritagliarsi uno spazio tutto suo riuscendo a ridurre di un bel pò la distanza che la divideva dalla storica Padova e dall’emergente Treviso, se poi consideriamo che nella regione Veneto è presente anche Venezia allora si possono ben capire i miracoli che sono stati fatti. In questi anni di crisi,mentre le altre rallentavano e segnavano un pò il passo,Verona,prepotentemente ma con la grazia che le appartiene è sbocciata in tutto il suo splendore. Tutto ciò non vuol dire che la decima maratona di Verona da poco andata in archivio sia stata scevra da imperfezioni,anzi. Quest’anno erano due le differenze sostanziali rispetto alla passata edizione. Il cambio di percorso e la partenza differita tra le due gare principali della kermesse. Sulla carta e nell’intento degli organizzatori dovevano essere due migliorie apportate,alla luce dei fatti si è potuto constatare,almeno nel secondo caso, che la realtà è stata ben altra. Il cambio di percorso non mi ha entusiasmato tantissimo ma essendo questa una valutazione prettamente personale la si può condividere oppure no ed è comunque sempre opinabile. A molti atleti ciò è piaciuto,quindi posso anche dire che questa metamorfosi sia stata positiva. Il particolare che però ha scontentato tutti e per questo reputo “negativissimo” è stato far confluire su di un unico percorso le manifestazioni verso il trentesimo chilometro della maratona dopo una partenza sfasata E’ stato il caos totale. Non credo che questa decisione sia stata presa con leggerezza ma non mi spiego il perché non siano stati più attenti a valutarne le conseguenze e credetemi non parlo così perché sono stato rallentato nel mio incedere,questo è un particolare che non m’appartiene. Adesso attirerò gli strali di qualcuno, finire una maratona in 2h59’59” o finirla in 3h 00’ 01” non è importante,quello che m’interessa è l’incolumità e la tranquillità di tutti. Top runners,buoni maratoneti,tapascioni, camminatori ed atleti diversamente abili ( non in ordine d’importanza ma solo di velocità),tutti devono avere la possibilità ed il diritto di correre in sicurezza e con i propri tempi,ognuno vivendo la manifestazione come vuole e cullando il proprio sogno. Questo sogno però non si deve trasformare in incubo. E’ stato come far correre all’autodromo di Monza ,nell’ambito della stessa gara,bolidi di formula 1,macchine sportive e utilitarie facendogli fare il pit stop non ai box ma in pista. ASSURDO. Spero che per l’anno prossimo riescano a trovare una soluzione migliore,oppure facciano un passo indietro ed adottino la quella della passata edizione,secondo me la migliore, vista la particolarità del percorso nella parte finale. La mia gara è iniziata sabato,quando un regolamento assurdo mi ha obbligato a ritirare il giorno prima il pettorale, altrimenti se lo avessi voluto a casa oltre ai cinquanta euro dell’iscrizione ne chiedevano altri venti per il corriere (mi sono iscritto l’ultimo giorno utile)… ASSURDO. Non si può prevedere per chi arriva da fuori regione il ritiro la domenica mattina? Oppure chi viene a Verona deve rimanervi per forza due giorni??? Da poco si son spente le luci della notte e col nascere dell’alba arrivo nella città scaligera,piazza Bra già pullula d’atleti e brulica di visitatori. Il rumore del calpestio della strada da parte di tante scarpette è melodia per noi amanti della corsa. Il palazzo della Gran Guardia,sede dell’expò, respira d’intensa passione e vive pienamente della corsa. Tantissimi amici sono li al caldo ad aspettare lo start. Verso le otto e cinquanta mi reco alla partenza dove le “gabbie” sono ben divise e tutto funziona bene. Ore nove… Pronti via. Un cielo grigio ci guarda minaccioso dall’alto ma la temperatura è ottima per correre. Complice la scelta felice di partire da corso Porta Nuova tutto si svolge molto tranquillamente, senza spintoni e calci. Fin dai primi metri mi trovo a correre col mio amico Corrado,decidiamo di fare un pò di chilometri insieme finchè le forze non ci separeranno. Un vero piacere,riusciamo a goderci la corsa chiacchierando tranquillamente,capaci perfino d’emozionarci quando parliamo di certi ricordi e di alcune sensazioni. Ci fermiamo a tutti i ristori poi ad un certo punto mi dice di andare perché è giusto che sia così. Lo lascio a malincuore “combattere la sua battaglia”. Intanto la strada mi porta verso la periferia,gli incroci sempre presidiati dai militari e dai volontari ed una domenica ecologica sigillano il percorso.in modo perfetto. Qualche spettatore applaude,molti invece restano indifferenti. Arrivo su una parte del percorso dove incrocio atleti che sono più avanti,molti di loro soffrono e sono in difficoltà, un venticello freddo contrario gli fa compagnia. Arrivo alla mezza maratona e vedo che ho un tempo di 1h32’06”, ridendo con me stesso mi dico:”Ma si,Cirinho vatti a prendere queste tre ore in maratona tranquillamente” Abbasso il mio tempo di circa diciotto,venti secondi al chilometro ed inizio la rimonta. Costeggio l’Adige contenuto da enormi muraglioni che gli fanno la guardia dall’alluvione del 1882 e che preservano la città da altre piene,la temperatura un pò più bassa rispetto alla partenza punge un pò. In modo sciolto e nel totale controllo del mio passo dopo qualche chilometro raggiungo Diego,uno dei “palloncini”delle tre ore,gli chiedo se fosse in orario o se avesse qualche problema dato che gli altri due pacers erano molto più avanti. Guardando il mio cronometro mi accorgo però che è in perfetto orario e lui,con un sorriso amaro, mi da la conferma di ciò. Ci mettiamo a scambiare delle battute e comunque continua ad essere preciso con la sua tabella di marcia mentre gli altri due stanno portando allo sbaraglio,annientandoli, un bel numero di atleti,peccato. Diego si dispiace e perchè stanno vanificando il suo ottimo lavoro e per la sorte di quei temerari che seguendo la chimera di essere in vantaggio sul tempo scordano che poi la possano pagare cara. Ci divertiamo molto ed io mi riposo un pò. Incrociamo sua moglie ed i suoi figli che ci scattano delle foto, mi sembra di partecipare veramente ad una festa. Ormai siamo in città e l’allegria svanisce come in un incubo… Tantissimi podisti occupano la sede stradale con un passo molto più lento del nostro,vola anche qualche parola di troppo purtroppo è tutto uno zig zagare,un urtarsi ed un mandarsi a quel paese. La tensione in alcuni casi è palpabile. Diego mi dice di andare perché ho un passo più veloce della media che dovrebbe avere,lo saluto e vado per la mia strada in questi ultimi chilometri che mi separano dal traguardo. Molti turisti guardano incuriositi il nostro passaggio,qualcuno batte le mani,altri c’incitano e tanti mostrano non curanza. Se non fosse per il nervosismo di alcuni atleti ci potremmo veramente godere il passaggio in questo salotto bello dell’Italia che è la città che fu governata dalla famiglia Scala per più di un secolo e che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità. Da lontano l’Arena rapisce il mio sguardo,dopo un attimo vedo il mio amico Andrea,gli urlo qualcosa, mi passa il bandierone dell’Inter,un tappeto verde mi accoglie all’interno dell’anfiteatro romano situato in pieno centro,uscito dal quale, a duecento metri, ecco il traguardo. In 2 ore 58’ metto fine al mio buon allenamento,aspetto Diego e lo abbraccio. Ha portato a compimento il suo compito in modo egregio e gli vanno i miei complimenti. Ci scattiamo altre foto e prendiamo il sacchetto del ristoro finale,un pò scarsino a dir la verità,l’anno scorso il rifocillamento di fine gara fu a dir poco pantagruelico. Ritiro il borsone in modo veloce ed ordinato e vado al pasta party all’interno del palazzo dove ha sede l’expò,questa si una miglioria rispetto alla scorsa edizione,quando si mangiò all’aperto. Per concludere dico che bisogna rivedere la trovata geniale della doppia partenza con ingorgo finale,migliorare il ristoro di fine gara e poi dar la possibilità di ritirare il pettorale la domenica mattina. Dai Verona ce la puoi fare perché meriti una grande maratona.

venerdì 18 febbraio 2011

2^ 50 km sulla sabbia di San Benedetto del Tronto.


Bravo Francè e grazie ancora di tutto!!! Francesco Capecci è un atleta facilmente riconoscibile dal suo copricapo particolare, dal baffo e dall’andatura un pò caracollante ma sempre fiera ;lo incontri tutte le domeniche in qualche maratona in giro per l’Italia. La sua simpatia,i suoi modi gentili e la particolare parlata picena lo rendono uno dei personaggi più originali del panorama podistico nostrano. Questo signore riesce ad organizzare un evento podistico che attira tanti atleti e camminatori da svariate parti d’Italia;lo fa con passione,dedizione e cura avendo a disposizione un budget non proprio ricco anzi, direi proprio ridotto all’osso. Non avendo l’aiuto di grandissimi sponsor e la collaborazione di un’organizzazione mastodontica, lavora alacremente tutto l’anno affinchè la sua “creatura” possa vedere la luce ogni anno, verso la metà di febbraio, sulla Riviera delle Palme. Sto parlando della manifestazione che ha in se due anime : La maratona e la 50km sulla sabbia di San Benedetto del Tronto. L’avevo scoperta per caso l’anno scorso e vi avevo preso parte più per curiosità che per altro; quest’anno,invece, son tornato di proposito e volentieri perché in questo arco temporale ne ho fatto mio lo spirito ed ho avuto modo di conoscere meglio Francesco. Sapevo di non sbagliare e così è stato. Leggendo qua e la su qualche blog è spuntato pure qualche giudizio negativo sulla manifestazione, opinioni rispettabilissime ma che non condivido assolutamente se non forse per l’assenza dei bagni chimici lungo il percorso ma Francesco, da persona seria ed intelligente,saprà fare sua questa critica e trasformarla in suggerimento prezioso migliorando così la qualità dell’evento. Quando leggo :”Ho pagato trenta euro e poi non c’erano le docce,il ristoro a fine gara era scarso,il ritiro dei pettorali era in un posto stretto,ho dovuto pagare sette euro per il pasta party,sicuramente una manifestazione da non fare più”,resto dispiaciuto perché secondo me queste persone pur rispettandone,ripeto, l’opinione hanno girato poco. Allora, è meglio pagare quaranta ,cinquanta euro e poi arrivare al traguardo sentendosi dire ,dopo un acquazzone allucinante,:”Vai avanti,vai avanti,muoviti che arrivano gli altri…” . Avere il deposito borse lontano due chilometri e poi magari trovare il bagaglio semiaperto o rotto perchè buttato li alla rinfusa e per concludere trovare solo pochi biscotti come ristoro finale!!! NO,MI SPIACE,NON CI STO!!! IO VOGLIO oltrepassare la finish line e trovare Francesco, l’organizzatore,che m’abbraccia ed è più felice di me. VOGLIO trovare il borsone integro dove l’ho lasciato. VOGLIO arrivare al sabato a ritirare il pettorale e trovare il Capecci che m’accoglie ringraziandomi,con le lacrime agli occhi, solo per il fatto di essere li, felice d’avermi a casa sua dopo che m’aveva iscritto senza fax ,senza alcun bonifico e dandogli la conferma solo il giorno prima della mia presenza. VOGLIO andare a ritirare il premio del decimo arrivato della 50km e sentirmi dire:”Ciro,questa è una taglia L,troppo grande per te,aspetta un attimo che provvedo subito a cambiarti il premio. VOGLIO trovare nel pacco gara una maglietta tecnica ed uno scalda collo che all’occorrenza diventa anche copricapo (un grazie va anche allo sponsor tecnico Joker).VOGLIO pagare sette euro per il pasta party e stare in compagnia di un’allegra brigada che si diverte come se fosse una famiglia invece di avere un misero piatto di pasta, magari scotta, come purtroppo accade spesso. Se poi alla fine non c’è la doccia, “chissenefrega” ,attraverso la strada vado in albergo e la faccio li,dove ho pagato trentacinque euro per una camera singola e non cinquanta,sessanta o settanta come è accaduto in altre città e dove non ho neanche avuto questa possibilità nonostante fossero convenzionati. Questi sono i motivi per i quali,impegni lavorativi permettendo,tornerò sempre a San Benedetto del Tronto. Come faccio sempre sono arrivato sabato pomeriggio nella ridente località balneare marchigiana però dal mattino ho dentro di me una strana sensazione,come se mi mancasse qualcosa o qualcuno,non lo so,non me lo so spiegare. Strano non mi succede mai,mi dicevo… E’ il primo pomeriggio,m’incammino verso l’albergo dove riposerò un pò;dopo qualche ora ed una passeggiata a piedi nudi sulla spiaggia vado a ritirare il pettorale,quattro chiacchiere col responsabile dello sponsor tecnico e poi una camminata in centro,un modo come un altro per far trascorrere il tempo e visitare la città. Al mio ritorno ormai le luci del giorno stanno sfumando nelle tonalità più calde del tramonto che a loro volta mutano dopo un pò in quelle più fredde della sera, da li a poco solo una volta di un colore blu scurissimo avvolgerà tutti noi ed allora sarà notte. Incontro l’amico Filippo ed insieme ci rechiamo al ristorante per il pasta party dove ad attenderci c’è una miriade d’amici che,come sempre,è un piacere rivedere. Ci siamo quasi tutti e c’è aria di festa. Qualcosa però sempre mi manca,quella strana sensazione del mattino è sempre lì,la sua presenza sarà mia compagna indesiderata per l’intera serata ma cerco di non darle importanza. In giro c’è Denise che saluta tutti e, con la sua macchina fotografica,come un’ape di fiore in fiore salta, da un tavolo all’altro ci punzecchia con i suoi scatti. Con piacere rivedo anche Maurizio Crispi che era tanto tempo che non incontravo e col quale mi metto a parlare dei miei progetti per l’anno che si è spalancato davanti a noi. Sono le venti e l’allegra brigada si sposta dall’altra parte per la cena;la festa ha inizio. Ho modo di conoscere nuove persone,ognuno a modo suo attore protagonista del film della sua passione sportiva e con tante storie diverse da raccontare. Tutti però con la stessa gioia da condividere… LA CORSA. Nonostante l’aria di festa,dopo cena, torno subito in albergo sperando che dopo una bella dormita avrei smesso quel velo di tristezza che m’ammantava. E’ domenica mattina,è presto ed il cielo plumbeo ci guarda dall’alto minaccioso quanto mai,in strada già tanti atleti colorano la città ancora un pò sonnecchiante. Mi reco alla partenza della gara,manca ancora mezz’ora e allora vado a sedermi in riva al mare,l’aria è serena e prelude ad una bella giornata. Pieno d’energia e carico ritorno in gruppo dove c’è ancora tempo per parlare e scherzare un pò con gli amici come al solito. Mancano cinque minuti,ci portiamo sotto il gonfiabile dello start, la musica dagli altoparlanti esce alta ,attraversa i nostri timpani e si perde nell’atmosfera. Ormai ci siamo…VIA !!! Il serpentone inizia a muoversi, sull’arenile prende vita la corsa. La sabbia più soffice e meno compatta rispetto all’anno scorso,quando l’intero litorale fu vittima di mareggiate e cattivo tempo,sembra come rapire i nostri passi . Si notano fin dai primi chilometri i diversi tipi di atleti che popolano la gara : C'è chi è li per fare la corsa e lottare per la vittoria ponendosi subito alla testa del gruppone ; c’è chi provvisto di camel back sta provando l’assetto per la cento chilometri del Sahara che si terrà tra poco; c’è chi come me è li per effettuare un buon allenamento e c’è infine chi è presente per fare una semplice e salutare passeggiata. Una delle cose belle di questa corsa è che essendo un circuito da ripetersi più volte hai la possibilità d’incrociarti con gli altri atleti,all’inizio tutti felici e sorridenti poi man mano che passano i chilometri quella felicità degrada fino ad assumere connotati di fatica con contorni sempre più marcati di sofferenza pura. Le mie gambe vanno benissimo,giro con tempi costanti ed il mio incedere è tranquillo,mi diverto a giocare col mare,lo sfido,lo irrido. Lui cerca di bagnarmi ed io lo schivo allora per vendicarsi di questo mio affronto,come un bimbo capriccioso che vuole sempre averla vinta, cancella le tracce del mio passaggio rendendo invisibile la mia presenza. Si va avanti, batto il cinque con tanti amici,alcuni sono in netta difficoltà e li incito,altri mi guardano con aria stravolta facendomi solo un cenno col capo. Tanti mi ringraziano… Tutti però stringono i denti e vanno avanti indomiti. Sono talmente contento di come stia andando la mia corsa che proprio mi sembra di vivere in un’altra dimensione,catapultato li quasi per caso e solo per dar man forte a tutti. Verso la metà o poco più del tragitto doppio l’amica Angela,nel passarla mi urla:”Mi hai fatto piangere quando ho letto il tuo articolo sulla maratona di Napoliiiii”,resto un attimo stupefatto,piacevolmente colpito,mi volto,la guardo e cambio la direzione della mia corsa .La raggiungo,l’abbraccio,la ringrazio del bel complimento che mi ha fatto e le chiedo di fare qualche chilometro insieme. Lei da grande atleta qual è mi urla,quasi rimbrottandomi, d’andare,consapevole della differenza di passo che c’è tra noi. Mi allontano riprendendo il mio ritmo però devo essere sincero quell’attestato di stima mi ha colto piacevolmente di sorpresa. Stavolta sono stato io ad essere emozionato. Vado avanti leggero ed in beata solitudine,la mente viaggia libera ed i pensieri fondendosi con la risacca del mare si perdono all’orizzonte e sempre più lontani da me,un leggero venticello freddo che spira da sud m’accarezza,m’inebria e risveglia i sensi. I miei occhi ad un certo punto vengono rapiti dall’immagine due uccellini che sono li per i fatti loro sulla spiaggia. Uno mi vede arrivare e si sposta un pò,l’altro mi viene incontro e mi segue come se volesse dirmi qualcosa,noto qualcosa di particolare sulla testa di quel simpatico pennuto,è una leggerissima imperfezione che lo rende però molto originale. All’improvviso però vola via e se ne va in compagnia dell’altro portandosi via quella sensazione di solitudine che avvertivo e che mi opprimeva. Ormai manca un giro e mezzo alla fine, dal traguardo ormai disto dodici chilometri, ho ancora da correre meno di un’ora…Bene. Mancano cinquecento metri,il gonfiabile è ben visibile,tiro fuori il mio bandierone dell’Inter e sventolandolo lo oltrepasso mettendo la parola fine alla mia corsa. Una gentile signora mi consegna la medaglia e poi il solito show ad uso e consumo dei fotografi e per il mio divertimento. Ecco che ancora una volta rivedo quei due uccellini e la scena di prima si ripete come se fossi andato indietro col nastro pigiando il tasto del rewind. Il volatile col neo mi viene incontro e mi segue fino a dove ho lasciato il borsone poi, come se volesse salutarmi resta immobile,mi guarda e dopo qualche attimo prende a volteggiare nel cielo e vola verso chissà quali lidi e quali avventure. Quell’istantanea mi resterà nitida nella mente ed il verso di quel simpatico animaletto,come le parole dolci che solo una mamma o una donna innamorata sanno proferire, riecheggerà come una soave melodia nelle mie orecchie fino al ritorno a casa.

venerdì 4 febbraio 2011

XIII Neapolis New Marathon: Ricordi ed emozioni nella mia città.

Non ci sono riuscito !!! Volevo correre la maratona di Napoli senza farmi prendere da nessuna emozione particolare ma poi ricordi e stati d’animo son venuti a galla fondendosi,creando un vortice incontrollato di sensazioni e forse scrivere di questa gara è solo il pretesto per ringraziare la mia città,la mia gente e sicuramente il mio passato. Tempo fa vedendo che la principale manifestazione podistica del capoluogo campano aveva cambiato la data di svolgimento,andandosi a collocare nell’ultima domenica del mese di gennaio e quindi rientrante nelle mie date d’allenamento,mi son detto:”Hai corso le principali maratone d’Italia,hai fatto qualche apparizione all’estero e allora perchè non vai anche a Napoli che è la tua terra?” Detto fatto. Cercando proprio di non farmi "attraversare" da strane sensazioni ho fatto quello che faccio sempre e cioè: Viaggio in treno ed arrivo nella città della gara al sabato mattina,l’unica differenza è stata che invece d’andare in albergo sono andato a casa mia. Una leggera corsetta,la doccia ed il pranzo, poi a Piazza del Plebiscito al centro maratona per il ritiro del pettorale. Come sempre accade ho incontrato un pò d’amici, quattro chiacchiere,due risate e via, il pomeriggio trascorre piacevolmente e sfuma negli echi dei dialetti che si rincorrono leggiadri all’interno della tensostruttura formando quasi una soave melodia che aleggiando nell’ambiente abbraccia tutti gli atleti.Una cosa devo dire subito,la gentilezza e la disponibilità degli organizzatori è stata fantastica,sono stato loro ospite (Ho avuto il pettorale gratis),mi hanno fatto sentire ancora di più a casa di quanto non lo fossi già. Ero andato a Napoli,la mia città,con un pò di diffidenza o forse col timore che non fosse una maratona all’altezza delle altre. ”Ma dove vai a Napoli? Non c’è neanche l’acqua ai ristori,c’è gente in macchina che invade le corsie, persone che vi prendono in giro e poi l’immondizia…Resta a casa che è meglio…” .Erano queste le cose più carine che mi son sentito dire alla vigilia della partenza per la città che fu la capitale del Regno delle due Sicilie. In cuor mio speravo che non fosse così e sapevo che non poteva essere così nonostante tutti i problemi che avvolgono e affliggono la vecchia Partenope e che chi parlava in questi termini lo faceva solo perché “drogato” da un’informazione deformata che fa leva sull’ignoranza di certe persone e che viene sfruttata a fini propagandistici. La mattina dopo posso solo dire GRAZIE NAPOLI !!! Per me la giornata di domenica inizia molto presto,voglio recarmi all’ex Foro Regio ,teatro della partenza quando non c’è nessuno,VOGLIO GODERMI LA MIA CITTA’ DA SOLO. Quella piazza che anni fa non era altro che un parcheggio confuso di macchine e che poi dopo moltissimo tempo è stata restituita all’urbe,ai suoi abitanti ed anche ai suoi turisti facendola diventare uno dei salotti cittadini,tra poco si animerà e diventerà il cuore pulsante della kermesse partenopea. E’ l'alba quasi, le statue degli ex Re che dal 1888 per volere di Umberto I occupano i loculi fuori al Palazzo Reale vigilano sulla piazza, sembrano aspettare gli atleti e vegliare sull’intero”carrozzone”della maratona. Non c’è ancora nessuno,piove a dirotto, l’atmosfera è surreale ma è troppo bella. Mi giro verso il mare scendo via Console e mi porto sul lungomare. E’ buio ancora e diluvia. Sento i battiti del mio cuore che aumentano sensibilmente e credetemi non per la tensione della corsa ma perché sono lì in quel posto ed in quel momento. Sento un dolce vento soffiare,una brezza dal mare sale ed accarezza il mio viso,in quel momento ,come per incanto,vivendo un sogno,ritorno indietro negli anni rivedendo quel ragazzino che ero che correva felice su queste strade,figlio purtroppo di una Napoli che forse non esiste più in certi suoi valori. ”Napoli sarei rimasto li a guardarti all'infinito,avrei voluto fermare quell’istante e godere ancora una volta di Te”. La gara parte presto, la vista sul golfo è fantastica,la città si sta svegliando, sento nell’aria,forse sarà solo suggestione, l’odore del caffè e del ragù che dalle case dei napoletani si espande regalandomi il sapore delle domeniche mattina di tanti anni fa. Su quella linea di partenza dove pur nella diversità di colori delle canottiere, dei luoghi d’origine,dei ceti sociali,siamo tutti uguali,uniti dalla voglia di divertirci e di correre. Uniti anche nel raccontare diversamente la storia della corsa stessa perché come è giusto che sia ognuno la scrive vedendola e filtrandola attraverso la propria esperienza,miscelandola col suo passato. Ormai ci siamo…Tutto pronto: Le foto,la tv che riprende l’evento, la banda militare che suona…Ore 08.00:VIA !!! Si parte e ci si dirige sul lungomare,mi raggiunge Roberto,amico e compagno in tante maratone. Mi fa capire di voler correre insieme a me se teniamo un ritmo intorno ai 4’30”al km,gli faccio segno che per me non ci sono problemi. Sarà così per tutta la gara,fino a cinquecento metri dal traguardo,quando gli chiederò di arrivare da solo per gustarmi quell’attimo sul traguardo della maratona della mia città che non voglio dividere con nessuno perchè egoisticamente dovrà essere solo il mio. Si costeggia il mare,si giunge a piazza Sannazzaro e si attraversa il tunnel Laziale,usciti dal quale si va dritti verso la mostra d’Oltremare che a dir la verità non ricordavo così suggestiva,sarà forse perché vi mancavo da oltre vent’anni. I chilometri passano e mi accorgo che qualche cartello che li segna manca,poco male,anche se è una pecca ,i chilometri sono segnati a terra. Il tempo trascorre tranquillamente ed io son tutto preso dai miei ricordi nonostante la pioggia che ci accompagna che ha per me il pregio di nascondere qualche lacrima di commozione quando attraverso certi posti particolari che hanno segnato la mia vita. Siamo un bel gruppo di atleti,si chiacchiera e ci si scambia battute serenamente poi però io e Roby aumentiamo un pò,gli altri calano e quindi inesorabilmente ci dividiamo. Ai ristori,forniti come da regolamento, gente simpatica e sempre pronta alla battuta ci fa compagnia piacevolmente,qui però un altro piccolo difetto e cioè che mancano i cestini per buttare dentro le bottigliette d’acqua vuote,questa mancanza può essere stata l'alibi per tanti atleti che hanno inquinato la strada con un mare di plastica che faceva orrore. Un consiglio agli organizzatori,provvedete per il prossimo anno,perché noi siamo già maleducati di nostro poi, se ci fornite anche la scusa ,è la fine!!! Ripercorriamo ancora il tunnel però nell’altro senso di marcia e c’immettiamo di nuovo sul lungomare,si fa rotta verso gli chalet e poi si ritorna verso il punto di partenza dove solerti giudici ci indicano dove transitare.Tagliamo piazza Trieste e Trento dove ha sede uno dei caffe più “in” ed antichi della città,costeggiamo la galleria Umberto I ed il teatro San Carlo col suo stile neoclassico per sbucare a piazza Municipio,dove l’imponente e maestoso Maschio Angioino, castello che da secoli fa la guardia alla città e che ha avuto tra i suoi ospiti oltre ai tanti Re anche i vari Boccaccio,Giotto e Petrarca,sembra assistere pacioso e tranquillo al nostro passaggio.Ci dirigiamo a questo punto verso piazza della Ferrovia trovando anche un pò di scomodi lavori in corso. Incontro un mio carissimo amico,complice di tanti chilometri corsi proprio su queste strade, mi sta aspettando sotto una pioggia battente,è emozionato,non lo vedo da tempo,mi fermo ,lo abbraccio e riparto molto più contento di prima. Si ritorna, passando da via Medina, verso l’ex Largo di Palazzo dov’è ubicata la basilica di S.Francesco di Paola che posta al centro di un colonnato e per la sua forma circolare tanto somiglia al Pantheon di Roma; rifaremo questo giro altre due volte. Un percorso tecnicamente non facile,fatto di continui saliscendi e cambi di pavimentazione stradale: asfalto,sanpietrini e basoli si alternano e sono resi scivolosi dall’acqua che viene giù,facendo diventare tutto più difficile e pericoloso. Non mi sono mai annoiato lungo il circuito anche se è stato più volte ripetuto,anzi ad ogni giro vivevo un’emozione diversa perché Napoli è un caleidoscopio di colori,una fucina di sensazioni. Quando transitavo per via Caracciolo con lo sfondo di Castel Dell’Ovo oppure di Mergellina dall’altra parte,l’odore del mare mi calmava dalla rabbia che provavo per chi in questi anni ha sfruttato questa città che ha fatto da mamma a tanti figli alcuni dei quali anche ingrati che appena cresciuti un pò,l’hanno abbandonata al suo destino. Nel passaggio accanto alla villa comunale sentivo ancora le voci dei bimbi e dei loro genitori che venivano fuori da un passato ormai troppo lontano ma sempre vivo nei ricordi del cuore.Intanto i passi si susseguono ma io non me ne accorgo,lungo il percorso parecchi atleti mi riconoscono e mi salutano,io ricambio con simpatia e avanti così… Donato,Francesco,Daniela,Angela,Michele poi un urlo d’incitamento alla Monica Carlin che stava andando a vincere l’ennesima maratona ed intanto Dio pluvio si scatenava. Sono arrivato intanto agli ultimi cinquecento metri,stacco il mio amico Roberto come d’accordo e raggiungo la Monica Casiraghi,un rapido saluto ed un arrivederci a Seregno per la cento chilometri e mi avvio da solo verso l’ultima salita,quella di via Console.Il traguardo della XIII Neapolis Marathon giganteggia. Entro nella piazza,le due enormi statue equestri che raffigurano Carlo III di Borbone e Ferdinando I,sembrano fare il tifo per me;guardo i miei genitori che m'aspettano lì con mia mamma che vedendomi per la prima volta all’arrivo di una corsa si emoziona,qualche lacrima le solca un viso ormai con qualche ruga di troppo. Il tempo si ferma, quell’attimo dura un’eternità ,sono in un’altra realtà,vedo quello che ho sempre voluto vedere e quello che ho sempre fantasticato potesse avverarsi . Ci sono tutti ad attendermi: Totò,i De Filippo,Caruso,Di Giacomo,Massimo Troisi,mi guardano ,mi applaudono siamo tutti fratelli,tutti figli di questa città che ci ha dato tanto .Taglio il traguardo ed il sogno svanisce,tutto ritorna alla realtà,una splendida ragazza mi mette al collo una bella medaglia,forse però un pò triste perché raffigura un’Italia sulla quale due atleti corrono ma dove però manca ancora un pezzo per essere completa. Forse è proprio vero che a questa nazione manca qualcosa dopo centocinquant’anni,forse la sua componente principale… Gli Italiani,facendo mio quello che disse Massimo D’Azeglio.Il ristoro del dopo corsa può sicuramente essere migliorato mentre ottimo e rapido il servizio di deposito borse. Non ho capito,infine, se ci fossero le docce, cartelli che le indicavano non ce n’erano,ho chiesto ma nessuno mi ha dato risposta e così io non le ho trovate. Alla fine di questa maratona e di questo viaggio retrospettivo chiedo scusa un pò a tutti se ho usato con coraggio la corsa come espediente cercando di raccontarvi e di trasmettervi l’amore che nutro verso la mia città.”Napoli,io posso offrirti solo questo mio scritto in segno di gratitudine,arrivederci all’anno prossimo”.

giovedì 20 gennaio 2011

3^ Maratona della Pace sulle sponde del fiume Lamone: Una giornata tra amici...

Partendo dall'assioma "Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace",posso affermare senza essere smentito da alcuno che la Maratona della Pace sulle sponde del fiume Lamone è veramente una bella gara.Ci sono delle persone alle quali non puoi dire di no e per il vincolo d'amicizia che ti lega e perchè sai che alle loro gare troverai un bell'ambiente ad aspettarti e tanta gente simpatica.Due di queste sono Enrico Vedilei e Francesco Capecci che con le loro manifestazioni appunto la Maratona della Pace e la 50km sulla sabbia di San Benedetto del Tronto offrono ai tanti podisti e accompagnatori tutto il loro essere "AMICI" dimostrando una disponibilità assoluta facendo in modo che tutti alla fine possano essere contenti e soddisfatti.Domenica scorsa si è corso,nella piccola frazione di Traversara di Bgnacavallo (Ravenna),la 3^ Maratona della Pace sul Lamone un trail su un circuito da ripetere ben cinque volte sull'argine dell'omonimo fiume che bagna questa parte della Romagna.La buona riuscita della corsa,secondo me ancora migliorabile in qualche dettaglio,ha radici che affondano nell'istante in cui l'ultimo atleta della passata edizione tagliò il traguardo, è da quel momento che il buon Enrico e la Sua organizzazione hanno iniziato a lavorare per questa edizione ascoltando e facendo tesoro dei consigli che gli furono dati,prendendo atto che ci furono delle cose che dovevano essere migliorate.Quest'anno non c'è stata la contemporaneità con la maratona classica,il percorso non lo potevi sbagliare perchè era un anello unico e non con giri corti e lunghi a seconda delle distanze della gara,le docce erano vicinissime... Insomma quelli che erano stati i problemi dello scorso anno adesso non c'erano più. Un consiglio però mi sento di poterlo dare all'amico Vichingo, "Perchè non mettere lungo il percorso dei bagni chimici che avrebbero favorito tanti atleti?" Lo spazio c'era e si poteva fare secondo me... Vale per il prossimo anno.In una giornata invernale con l'umidità che ti penetrava fino alle ossa e con un paesaggio con leggera nebbiolina degno di un quadro,poco più di cento amici ci siamo riuniti in questa landa della Romagna rispondendo all'invito dell'amico Vedilei dando vita ad una bella corsa.C'erano tutti,dagli atleti famosi ai piccoli camminatori,dai nazionali dell'ultramaratona agli amatori,dai finisher di grandi classiche a quelli che per la prima volta correvano una distanza più lunga della maratona (un nome su tutti l'amico Corrado Pasotto, a proposito benvenuto tra i "pazzi");tutti uniti dal vincolo dell'amicizia e della fratellanza... Emblematico è stato l'arrivo della gara dove Francesco Caroni e Gianluca Trincheri sono arrivati insieme proprio come a rafforzare quello che ho testè detto.Prima della partenza è stato tutto un susseguirsi di saluti e foto,tutto senza stress ed in allegria.Tra di noi podisti si agitava con la Sua macchina fotografica la simpatica Denise,sempre pronta ad immortalare le nostre gesta e guarda caso sempre nelle pose più strane.I ristori buoni ed abbastanza ben nutriti ci hanno accompagnato per tutta la durata della manifestazione e lungo il percorso solo un gel aperto e qualche bicchiere (pochissimi a dir la verità ma sempre troppi) a terra erano il segno del nostro passaggio,"Dai ragazzi,impegnamoci a non lasciare tracce del nostro passaggio"!!! Alla fine della gara una simpatica medaglia che s'ìilluminava è stato il nostro premio.Dopo la corsa tutt'insieme ad aspettare le premiazioni all'interno dell'associazione sportiva che ci ha ospitato ingannando il tempo d'attesa con un discreto e "casareccio" ristoro.Concludo ringraziando Enrico dell'invito e ribadendogli la fiducia,gli dico che sono convinto che l'anno prossimo sarà ancora meglio ed io ci sarò !!! La mia gara? Un buon allenamento finito in progressione senza mai essere in difficoltà.

martedì 11 gennaio 2011

Maratona sul Brembo...Una conferma e una Vittoria !!!

Era da tempo che questa maratona,che si corre nel giorno della Befana e prima 42,195 km dell'anno sul suolo italico,m'attirava. Non so il perché ,forse la locandina accattivante,qualche foto particolare del parco Callioni innevato che immortala alcuni atleti che sfidano il clima oppure incuriosito dal commento di tanti amici che dicevano scherzando :"La maratona sul Brembo ,quella dove vai a fare il criceto?";sta di fatto che quest'anno complice il giorno di riposo lavorativo e grazie all'ospitalità dell'amico Claudio sono andato anch'io a provare questa sensazione da animaletto in gabbia e posso dire con assoluta certezza che mi sono pure divertito tanto. Appena arrivato in questa piccola frazione del bergamasco dove si trovava il cuore pulsante della manifestazione sono stato colpito da tutto in modo favorevole. Nonostante le previsioni meteo "dicessero"neve, molti amici podisti e tanti accompagnatori riempivano il parco, tutti molto entusiasti e divertiti. Si vede subito quando le cose son fatte bene e quando c'è stato l'impegno massimo da parte degli organizzatori. Nei giardini c’erano nell’arco di cento metri: Deposito borse, spogliatoi, docce e ristoro; d'altronde non lo scopro certamente io che, quando s’impegnano in qualcosa,i Runners di Bergamo, lo fanno veramente in modo scrupoloso e bene, basti ricordare il mondiale della 24 ore di qualche tempo fa, quando con una cura quasi maniacale di tutto ne hanno fatto uno dei mondiali migliori se non proprio il migliore in assoluto!!! Avevo notato già all'atto dell'iscrizione la loro voglia di farci partecipare all'evento e fare in modo d'averci alla loro corsa; mi avevano illustrato il percorso nei particolari, parlato dei servizi e poi ad una mia domanda su come arrivare col treno sul posto mi dissero:"Non ci sono problemi,tu arriva a Bergamo la mattina che passiamo noi a prenderti in stazione". Certo altre maratone già offrono questo tipo di servizio però, siccome qui non era esplicitato sul depliant, diciamo che era una cortesia che mi avrebbero fatto. Prima della partenza,distante circa cinquecento metri dal parco,i soliti riti : Riscaldamento,abbracci,saluti e foto... Diciamo che l'allegria regnava sovrana e quest'aria di festa insieme ad una temperatura per me ideale per correre mi accompagneranno lungo tutti i 42,195km del percorso. I primi chilometri servono un pò come riscaldamento poi però comunque continuerò ad un'andatura tranquilla dovendo fare solo un allenamento. Percorriamo i primi 21km toccando varie frazioni di un percorso ben chiuso al traffico e ben assistito: Dalmine, Osio sopra, Osio sotto per poi ritornare al parco di Roncola di Treviglio; da li in poi dieci giri con altrettanti passaggi sul traguardo,anticipati da un gran bel ristoro dove mi fermerò ben cinque volte scambiando anche delle battute con i volontari e non dimenticando mai di ringraziarli. Ogni attraversamento dello striscione d’arrivo è una scena divertente,un duetto comico con l’amico Fabio,lo speaker della manifestazione,che conoscendo la mia fede calcistica mi punzecchia dando vita così a dei simpatici siparietti … Anche questo fa parte del folklore e rende tutto più simpatico e leggero. Unica nota stonata di tutta questa bella giornata di sport e di amicizia sono stati i giudici sul traguardo. Qui spero mi venga in aiuto chi conosce bene il regolamento:”Chi deve tenere il conto dei giri effettuati dagli atleti?”;” Chi li deve avvertire quando stanno per intraprendere l’ultimo giro?”. Dico ciò perché non avendo tenuto il conteggio di quante volte avessi fatto il periplo del parco mi sono aiutato col Garmin e sul traguardo quando alla fine sono arrivato ed il giudice mi ha detto:”Vai,vai” ,gli ho risposto :”Cosa,vai vai,io mi fermo poi sarà il chip a stabilire la verità”… E così è stato. A questo punto però mi chiedo,chi non aveva il supporto tecnologico,chi era poco lucido oppure chi come me si divertiva e basta,potrebbe anche aver fatto un giro in più,fermo restando che poi il chip avrebbe detto la verità sul tempo finale,però…!!!Forse sbaglierò e magari ripeto qualcuno mi verrà in soccorso ,ma dovrebbero essere i giudici di gara a farsi carico di tutto ciò,anche perché vengono profumatamente pagati per il servizio. Alla fine dopo aver ringraziato alcuni componenti dei Runners di Bergamo (Santo e Rosario) per l’ospitalità,gli ho esposto il problema,ne abbiamo discusso a lungo e mi hanno detto che sono a conoscenza di ciò ma che poco o niente possono fare. Mi son proprio divertito nel giorno della Befana a questa maratona,nel parco così come lungo il percorso cittadino di 21 km è stato un continuo scambio di battute e d’incoraggiamenti. Mi ricordo che al ristoro del ventesimo chilometro che era posto in discesa ho lasciato basita la signora che mi porgeva il bicchiere… ” Sali ?” Io l’ho guardata con finta aria stupita e le ho risposto :”No signora,io scendo”, facendole notare la pendenza della strada…Un attimo di smarrimento e poi una fragorosa risata. E’ stato un ottimo allenamento corso in tutta tranquillità a 4’32” al km e senza problema alcuno,doveva essere un “lungo lento” e così l’ho interpretato. Il fatto poi di correre gli ultimi 21 km in circuito non mi ha dato in alcun modo fastidio,anzi per me che mi alleno su una strada lunga 5 km che a volte percorro pure dieci volte per un totale di cinquanta chilometri, è stato puro divertimento. Concludendo mi piace ricordare due cose: La prima, tutti gli amici che mi conoscono, personalmente o attraverso facebook oppure tramite i miei articoli che mi hanno incitato e simpaticamente salutato lungo le vie orobiche e che voglio ringraziare. La seconda cosa che voglio ricordare, forse la più bella, quando un amico podista alla fine della gara mi ha detto:”Dopo aver letto il tuo articolo sull’inciviltà di certi podisti,al ristoro sono andato di proposito a cercare il cestino per buttare dentro il bicchiere vuoto”. VITTORIA !!!

martedì 4 gennaio 2011

Calderara: Maratona SI , Podisti (alcuni) NO !!!

Con la maratona di San Silvestro si è chiuso per me un anno sportivo fantastico. Ho raggiunto i due gli obiettivi (100km di Seregno e Spartathlon) che,col mio allenatore,c’eravamo posti ad inizio stagione e non ho avuto neanche un infortunio rilevante in allenamento.Lungo questo anno in giro per l’Italia e per l’Europa ho potuto rinsaldare vecchie amicizie e farne anche piacevolmente delle nuove,quindi quale migliore occasione come la maratona di Calderara per ritrovarne tante, divertirsi tutt’insieme e farsi gli auguri? Così è stato,una bella festa,una maratona tranquilla con un percorso bruttino a dir la verità ma chi viene a Calderara questo lo sa e chi ci ritorna è sicuro di trovare ben altri valori che gli fanno piacere,come la gentilezza ed il massimo impegno da parte di tutti. Certo qualche automobilista indisciplinato,nel bel mezzo del percorso, l’ho trovato ma certamente non posso dire che i volontari agli incroci non abbiano fatto il loro “dovere”,anzi. A questo punto però smetto di parlare della Maratona e voglio affrontare un discorso che è stato il filo conduttore di tutte le gare alle quali ho partecipato e che ha avuto il suo apice proprio in quel di Calderara di Reno. Voglio parlare dell’INCIVILTA’ di alcuni o tanti podisti che partecipano a queste manifestazioni, io non uso mezzi termini e riscrivo INCIVILTA’ ed aggiungo anche CATTIVA EDUCAZIONE ,perché proprio di tutto ciò si tratta !!! Non posso ammettere che su una strada lunga quattro,cinquecento metri e con diversi raccoglitori per le bottigliette sulla via ci fosse un mare di plastica ad occupare sede stradale che oltretutto metteva anche a repentaglio l’incolumità degli atleti. Amici miei,così non va,non ci siamo proprio. Ho visto con i miei occhi buttare delle bottiglie a terra col bidone a cinque metri e sentendomi poi dire quando li rimbrottavo:” E allora? I volontari che ci sono a fare ” ? Tanto per rispondere a costoro,i VOLONTARI,non sono nostri servi che compriamo per trenta euro all’atto dell’iscrizione ma sono delle persone che comunque per passione mettono a NOSTRA disposizione UN SERVIZIO e noi li dobbiamo RISPETTARE !!! Può capitare che una persona stanca,con i riflessi appannati non centri il raccoglitore e magari non abbia la forza d’abbassarsi a raccogliere la bottiglia,in questo caso entrano in gioco loro… I VOLONTARI.  Non può essere, però, che ce ne siano migliaia a terra. Forse signori miei non avete capito lo spirito della corsa e dello sport in generale. Io l’ho capito da solo e senza che nessuno me lo dicesse quando all’arrivo di una maratona qualche anno fa ,seduto sul marciapiede,uno straniero abbastanza su di peso e sfinito dallo sforzo,mi chiese:” Ti sei divertito “? Un italiano avrebbe detto:”Che tempo hai fatto”? oppure :”Ti sei migliorato”? Capito la differenza,signori miei? A quelle parole di quell’uomo,mi sentii piccolo piccolo,perché fu proprio in quel momento che capii cos’è lo SPIRITO DELLA CORSA . Podisti cari,aprite gli occhi,NOI SIAMO DEGLI AMATORI, non lo dimentichiamo,amatore però non vuol dire che non facciamo le cose seriamente oppure che non c’impegniamo fino in fondo,anzi,ma vuol dire partecipare all’evento e diventarne tutt’uno e aiutarsi quando ci sono delle difficoltà, Insomma non dobbiamo MAI dimenticare il senso civico ed i valori. Io sono il primo e chi mi conosce lo sa, a criticare quando ci sono alcuni organizzatori che fanno i furbi oppure se ci sono delle cose che non vanno ma sono anche il primo a ringraziarli quando vedo che l’impegno profuso è il massimo. Ringrazio sempre i volontari ai ristori e agli incroci reputandoli miei collaboratori ,perché tutt’insieme “facciamo” la gara e ci divertiamo. Ci siamo capiti ??? Siamo sempre pronti a criticare ma noi ci guardiamo??? Nei regolamenti delle ecomaratone c’è scritto che se si buttano dei rifiuti lungo il tracciato si è passibili di squalifica… Abbiamo bisogno noi “popolo della strada” che qualcuno imponga tutto ciò quando invece dovrebbe essere normale? Abbiamo bisogno di essere minacciati ? Dai allora…!!! Voglio concludere questa lunga parentesi dicendo che sarei contento se qualcuno leggendo questo scritto,pensasse un pò…

martedì 14 dicembre 2010

La "SOLITA" maratona di Reggio Emilia... Questa volta con un'emozione in più.

Cosa ti può lasciare dentro una gara che hai già corso sei volte? Cosa di nuovo può farti provare ancora una manifestazione della quale conosci perfettamente tutto: Percorso,volontari,organizzatori e speaker? Queste sono le due domande che mi son posto subito dopo aver corso la Maratona di Reggio Emilia. La risposta non l’ho trovata nelle parole bensì nella contentezza e nella felicità che albergavano in me. Quando parlo della Maratona della Città del tricolore mi piace tener conto dell’intero week-end perché è dal venerdì sera fino alla domenica pomeriggio che l’ATLETA o meglio la PERSONA che ne veste i panni che diventa il protagonista,il cuore pulsante dell’intero “circo” e come tale viene trattato,coccolato e servito. “Reggio Emilia” ha capito da sempre che chi fa girare il volano della manifestazione è il maratoneta comune,l’uomo normale che vuole sentirsi al centro dell’attenzione,attore principale non semplice comparsa o gallina dalle uova d’oro da spennare come purtroppo accade da tante altre parti dove si pensa molto di più ai top runners,all’immagine e al business. Chi viene a Reggio Emilia lo fa per il gusto di correre e consapevole di trascorrere una bella giornata di sport insieme a tanti altri con i quali ha in comune le stessa passione…LA PASSIONE DELLA CORSA. Chi corre nel capoluogo emiliano,quasi sempre ritorna e lo fa volentieri, questo sono i numeri che “lo dicono” confortando e ringraziando il comitato organizzatore. Quest’anno anche il clima ha voluto essere benevolo; un fine settimana all’insegna del bel tempo e non della nebbia,della pioggia e della neve, come già in passato è stato, ha aiutato tutti: Atleti,accompagnatori,organizzatori ed ha favorito ancora di più la festa e rallegrato gli animi. Sono stato all’expo della maratona sia venerdì sera che sabato pomeriggio,tutto mi è parso ordinato,l’accoglienza fantastica,come al solito, ed il ritiro dei pettorali veloce. Domenica mattina all’interno del palazzetto dello sport, che da qualche anno ospita tutti i servizi,si vedeva l’arrivo ancora di qualche atleta che ritirava il pettorale,tutto un via vai di persone,un flusso comunque ben veicolato dallo speaker che faceva in modo che non si creassero fastidiosi ingorghi. Si potevano usare gli spogliatoi ma quasi tutti adoperavano i gradoni dell’impianto per “cambiarsi d’abito” e poi lasciavano i borsoni sul posto dove poi dei volontari li avrebbero tenuti sotto controllo. Si respirava un’aria di amicizia,io stesso ho avuto modo d’incontrare tantissime persone che avevo conosciuto in precedenti manifestazioni e con le quali ci si era dati appuntamento proprio a Reggio Emilia. Tra di noi si aggiravano Pietro Margini,che, munito di telecamera e microfono intervistava un pò di atleti cercando di carpirgli qualche emozione e Stefano Morselli con la sua fedele macchina fotografica che scattava foto a tutti,fissava i volti ed i gesti degli atleti non sapendo che tra poco la sua apparecchiatura lo avrebbe“lasciato” purtroppo!!!La linea di partenza posta a centocinquanta metri dal palazzo dello sport veniva raggiunta in breve tempo; li, gli atleti che facevano il riscaldamento, i fotografi, gli accompagnatori e gli sbandieratori riempivano l’intera sede stradale. Alle nove in punto il “serpentone umano”si anima… PRENDE IL VIA LA 15^MARATONA DELLA CITTA’ DEL TRICOLORE,un giro attraverso il centro città,il passaggio di nuovo per un saluto sotto il palco della partenza e via verso piazza Tricolore che sancisce l’uscita dalla città. Man mano che passano i chilometri si va verso la collina e così il grigio dei palazzi si trasforma come per magia nei colori tenui di fine autunno. Adesso lo sfondo si colora di verde,di giallo e di marrone,il cielo azzurro ci guarda dall’alto e così la mente ne trae beneficio,si corre in tranquillità. Io con la mia solita bandiera dell’Inter a seguito sono bersaglio,simpatico, di sfottò da parte di tifosi di altre squadre ma questo ci sta e mi diverte sempre. La mia andatura è tranquilla dovendo fare un allenamento,mi fermo a bere a tutti i ristori ed in alcuni mi fermo proprio a chiacchierare,faccio qualche sosta tecnica,diciamo così,ho qualche problema di stomaco ma niente di preoccupante. Intanto molte persone,grazie all’articolo su Correre ed alle foto pubblicate nel numero di novembre mi riconoscono e mi fanno i complimenti, li ringrazio tutti con piacere e gli sorrido anche se questi attestati mi fanno un arrossire. Per tutto il percorso sarà così. La gente ai bordi della strada trasmette calore ,ai ristori pantagruelici che ci sono non manca mai una battuta,un incitamento per tutti,è una festa. Al quarantesimo chilometro raggiungo il mio amico Andrea, mi dice che ha avuto un problema,gli urlo qualcosa che non posso scrivere e lo “porto” con me verso il traguardo. Inizio a preparare il mio solito show col bandierone dell’Inter quando a duecento metri dal traguardo sento una voce dal pubblico che mi chiama,mi giro e vedo la mia nipotina Asia che mi saluta,torno indietro di qualche decina di metri ,la prendo per mano insieme ad Andrea e c’involiamo tutti e tre verso il traguardo. Non vi nascondo che mi sono emozionato tantissimo vedendo questa bambina correre esterrefatta che, guardando avanti ,sorrideva felice come se stesse vivendo in un sogno,tra due ali di folla che applaudivano. ”Come vorrei vedere il mondo con i suoi occhi in questo momento”,mi dicevo ed intanto in un misto di contentezza, pianto e felicità tagliavamo il traguardo. La consegna della medaglia rigorosamente al collo di mia nipote che contentissima se la guardava e la lustrava, mette fine al racconto della giornata e ferma l’immagine che resterà indelebilmente impressa nella mia mente. Scusatemi se riesco ancora ad emozionarmi per così poco e per giunta dopo aver corso più di trenta maratone e qualche ultramaratona ma è più forte di me,vivo di emozioni e quando ne provo oppure ne regalo sono felicissimo. Qualcuno,forse qualche curioso si potrà chiedere in quanto tempo io abbia chiuso la gara,gli rispondo tranquillamente che a me il tempo non interessava assolutamente; doveva essere un allenamento,lo dovevo fare bene e dovevo avere dentro la gioia di correre. Tutto ciò è avvenuto e di questo sono soddisfatto. In questo periodo dove quasi per tutti si chiude l’anno di corse sto “scavando” per porre le fondamenta della stagione prossima. Fondamenta che dovranno essere solide, molto solide. Ci sarà da lavorare,molto da lavorare ma io sono qui e non mi tiro indietro. La Cento chilometri di Seregno da correre in meno di otto ore e la Nove colli sono i due traguardi principali della prossima stagione e meritano rispetto. Il mio sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno fatto di questo dì una bellissima giornata,dal Presidente del comitato organizzatore,a tutti i volontari, fino all’ultimo atleta arrivato al traguardo, io ridico GRAZIE !!!

giovedì 25 novembre 2010

Spartathlon : CON LA TESTA SI PUO’ ma poi si cancella e si guarda avanti.

La Spartathlon l’ho ormai terminata da un paio di mesi,così mentre i ricordi e le emozioni restano nel cuore e nella storia ormai in modo indelebile come una pennellata di Van Gogh su una tela,a mente fredda mi piace analizzare un pò tutta l’avventura in terra greca partendo,però,dai mesi che l’hanno preceduta e che hanno contribuito in maniera decisiva alla buona riuscita della manifestazione.Cosa può spingere un atleta come me ad uno sforzo così grande in condizioni quasi estreme? La risposta è semplice ma la sua applicazione un pò meno…”LA TESTA E UNA GRANDE MOTIVAZIONE INTERIORE”.Tutti hanno nella forte spinta di partecipare e di finire un carburante super…Non basta!!!Questa spinta devi legarla ad un qualcosa di particolare,deve crescere di pari passo con la preparazione fisica e poi nel momento decisivo cioè alla partenza della corsa avere il suo culmine fino ad esplodere in energia positiva da cui attingere le forze. In una manifestazione come la Spartathlon,lunga e dura anche questa energia mentale tende ad esaurirsi,così come in natura nulla si crea ma tutto si trasforma,dobbiamo attingere e trasformare in positività quello che viene dai ricordi degli allenamenti fatti,dai particolari che noti durante il percorso e dagli incitamenti della gente e degli altri atleti che in quel momento vivono,chi più chi meno ,le tue stesse difficoltà.Lungo i duecentoquarantasei chilometri del percorso è bastato incontrare dei ragazzini che mi chiedevano l’autografo per farmi sentire e diventare un protagonista,l’accoglienza ai check point mi dava il calore e l’affetto che si può chiedere ad un genitore quando sei un pò perso. Il solo pensiero di fare lo stesso percorso di Filippide mi rendeva un guerriero. Dall’autunno scorso,lunghi mesi di allenamento e studio della gara hanno riempito le mie giornate.Ho iniziato a costruire il “SOGNO” e pian piano senza mai aver fretta sono riuscito a farlo diventare realtà.Ho edificato ,durante le mie uscite di corsa,un castello dalle fondamenta molto solide ed inattaccabile da qualsiasi posizione e da qualsivoglia arma.Sono stato bravo a trarre dalle difficoltà i lati positivi:La lunghissima crisi al Passatore e la sofferenza alla Golden Marathon Rimini Extreme potevano abbattere un elefante…NON ME !!!Un altro aiuto fondamentale alla mia “testa” l’ha dato il social network Facebook.E’ li che scrivevo le mie sensazioni ed i miei allenamenti;tantissimi amici mi hanno sostenuto,mi hanno incitato allo spasimo ed hanno condiviso con me tutto,momenti belli e momenti brutti.Si era formato veramente un bel gruppo…NON LI POTEVO DELUDERE !!! Sapevo del loro tifo e del rispetto che provavano verso la mia fatica,erano con me a spingermi quand’ero stanco,erano con me che mi riparavano quando di notte diluviava ed erano con me sul viale dell’arrivo… NO,NON LI POTEVO DELUDERE ASSOLUTAMENTE !!! Per la strada che da Atene mi ha portato a Sparta,lungo la rotta che fu di Filippide, sono stato sempre lucido,non ho mai avuto un cedimento mentale anche se in alcune circostanze degli eventi potevano essere indirizzati negativamente fino ad assurgere a pretesto o scusa facile molto credibile per ritirarmi.Mi spiego meglio al check point trentacinque,dopo centoventiquattro chilometri di corsa,tredici ore e trentaquattro minuti di gara,con ancora da correre centoventidue chilometri e con un diluvio che veniva giù già da una quindicina di chilometri e che ci accompagnerà ancora per ore,decido che era giunta l’ora di farmi fare dei massaggi .Il massaggiatore dopo varie manipolazioni ha un dubbio e mi fa alzare,scuote la testa e dice che ho il bacino fuori asse e che avrei rischiato nel continuare la corsa.Una persona poco lucida e già in difficoltà davanti ad un assist del genere si sarebbe arreso… Avrebbe avuto un solido alibi.Io invece NO,con la consapevolezza di rischiare anche la vita in uno sport estremo decido di continuare,anzi siccome pioveva a dirotto e l’andatura non poteva che essere ridottissima anche per colpa del percorso in quel punto,ho pure la forza di mangiare un bel piatto di spaghetti tanto la digestione non poteva influire negativamente sulla prestazione agonistica diminuendo il mio rendimento.La corsa è stata infinita e così lungo il tragitto ho avuto modo di correre con atleti di altre nazionalità ed il mio essere poliglotta mi ha aiutato tantissimo.Dove ho avuto un’altra bella carica di energia è stato quando ho corso insieme agli altri amici italiani,ci facevamo forza gli uni con gli altri ed abbiamo pianto di gioia e cantato l’inno nazionale quando al c.p. cinquantadue,dopo centosettantadue chilometri e ventitré ore e trenta minuti di corsa abbiamo saputo che Ivan aveva vinto la gara.Questa notizia ci ha messo le ali al cuore,alla mente e alle gambe.La mia freschezza fisica e mentale mi portava a calcolare fino alla fine tutti i vari vantaggi sui tempi di chiusura dei ristori.Man mano che andavo avanti vedevo la fatica nei fisici e nelle teste di tutti gli atleti che superavo,ne rispettavo però il dramma sportivo e l’incitavo sempre con veemenza.Verso la fine ,quando ormai mancavano cinque chilometri,ho iniziato a piangere dalla gioia fino a quando ho imboccato il viale di circa ottocento metri con la statua di Re Leonida che la faceva da padrona e la gente dai balconi m’incitava.Correvo tra due ali di folla,non lacrimavo più, i bambini in bici che mi seguivano erano la mia scia,sventolavo la mia bandiera dell’Inter… ERO IN ESTASI E SENZA PAROLE,MUTO. A duecentocinquanta metri dal traguardo ho stretto il drappo in un pugno ed ho iniziato ad urlare a squarciagola liberandomi di tutto quello che avevo dentro.La gente capiva e mi osannava…Ho saltato i gradini che portavano alla statua e pure quelli giusto ai suoi piedi,così invece di arrivare come fanno accarezzando il piede di Re Leonida,ho fatto una schiacciata tipo basket.La gente era strabiliata da tanta vitalità,li avevo conquistati… ERO IL LORO RE. Premiazione con corona d’alloro e bevuta dall’ampolla che la damigella mi ha porto e lasciatemelo dire:”CE L’HO FATTA”!!! In questa corsa ho messo MENTE,CUORE e GAMBE oppure come gli amici cariocas mi hanno detto al traguardo RACA,AMOR e PAIXAO (Orgoglio,amore e passione).
Permettetemi di dirvi quell’urlo finale immortalato da centinaia di macchine fotografiche era il mio ringraziamento per tutti voi.GRAZIE ANCORA.
P.s. In questi mesi mi son goduto i festeggiamenti ed ho riposato un pò andandomene in vacanza nella mia Rio de Janeiro. Adesso profilo basso,non è successo niente.Si ricomincia per una nuova avventura… NOVE COLLI RUNNING.

mercoledì 13 ottobre 2010

Spartathlon : Finalmente "IL SOGNO".

Finalmente !!! Dopo un lungo,lento e duro cammino fatto di allenamenti,calcoli e studi sono riuscito a vivere tutto per intero il mio “SOGNO”.Potrei iniziare col dire il piazzamento,il rilievo cronometrico o la condizione con la quale sono arrivato ma per questo c’è tempo.Vorrei prima stabilire,però,una cosa importantissima: Chi pratica un sport estremo come le ultramaratone è pronto a rischiare l’incolumità fisica per arrivare al traguardo? Io si,forse è da pazzi ,però è così !!! Durante la gara ho dovuto prendere una decisione: al c.p. trentacinque,dopo centoventiquattro chilometri,tredici ore e trentaquattro minuti di corsa e quando ancora mancava tanto tempo alla fine,il massaggiatore accorgendosi che avevo il bacino fuori asse mi ha detto che se avessi continuato avrei corso qualche rischio. Questo in una persona con dei dubbi e debole poteva essere una buona scusa per abbandonare ,io, invece, ho deciso di continuare consapevole dei rischi che correvo. Una decisione presa a mente lucida e non offuscata dalla stanchezza. Ho pensato che se avessi voluto fare una corsetta semplice me ne sarei andato al parco,quindi il pensiero è stato quello di continuare. Diverso il discorso se il medico m’avesse fermato oppure fosse successo in allenamento,in quest’ultimo caso pur di arrivare al giorno della gara in buone condizioni mi sarei fermato obtorto collo.Una volta in corsa,però,non mi ritiro assolutamente. Questo che ho scritto non deve essere da esempio a nessuno,anzi il consiglio che do sempre agli altri è,che se c’è un problema, bisogna fermarsi assolutamente per non peggiorare la situazione… Come sempre tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare… Premesso tutto ciò posso adesso descrivervi l’emozione d’un sogno preparato in undici mesi,che ha preso forma lungo i duecentoquarantasei chilometri del percorso che da Atene,Filippide percorse fino a Sparta e che ha avuto il suo culmine dopo trentatre ore un minuto e un secondo in trentottesima posizione e secondo degli italiani in gara .Questi sono i numeri. E’ il ventuno settembre,il giorno prima della partenza per Atene,mi reco a Milano dall’amico Marco e dalla Sua famiglia che sono tra i miei più accesi tifosi. Accendo il telefonino e l’oroscopo dice:”Vi state preparando a vivere un grande debutto? La tensione che cresce è normale,gestitela e godetevi un momento memorabile della vita.”A queste cose generalmente non credo però,quando stai veramente andando a vivere un “SOGNO”,leggere queste parole ti da una ulteriore carica emotiva,d’altronde come si dice:”Non è vero ma ci credo”.Sono carico come una molla e dico a tutti di essere convinto di vincere la gara. La motivazione e la convinzione nei miei mezzi è altissima. Arrivo ad Atene e la prima persona che incontro è il buon Filippo Poponesi,il mitico Popof ,ragazzo simpaticissimo. Mi metto alla ricerca dell’amico Giacomo Maritati che mi sta aspettando già da qualche ora,prendiamo un taxi per arrivare in albergo ed intanto approfondiamo la conoscenza mentre io mi mangio quasi tutto il dolce di pasta di mandorle che mi viene offerto. Parlando con Lui mi accorgo subito che è una brava persona e molto tranquillo ed in più ha una anch’egli una fortissima motivazione dentro di se. Si arriva all’hotel London e mi sembra di essere già stato li dalle innumerevoli volte che avevo visto i filmati degli anni precedenti….VIVEVO IL “SOGNO” IN UN FILM GIA’ VISTO,una stranissima sensazione.Tantissimi atleti da tutte le parti del mondo che si salutano negli idiomi più diversi, che s’incontrano nello stesso posto dopo un anno, mi sembra un ritrovo tra vecchi amici di scuola. Intanto mi registro, mi danno il pettorale ed il cuore inizia a battere più forte. Mi guardo intorno e arrivano altri italiani, ci presentiamo e poi le solite battute sulle intenzioni di gara. Ad un certo punto li lascio basiti:”IO??? RAGAZZI SONO VENUTO QUI PER VINCERE!!!” Qualcuno alla fine veramente ci crederà. Ci danno la camera, così insieme a Giacomo prendiamo posto.La mia precisione mi porta già a preparare le varie buste con i cambi per i vari c.p. Dopo qualche ora scendo nella hall dell’albergo e mi offro volontario ad essere esaminato prima e dopo lo sforzo per un studio che alcuni ricercatori stanno effettuando, mi controllano la pressione, mi fanno le analisi del sangue e vedono i battiti cardiaci. Intanto gli atleti arrivano in modo copioso e mi sembra di essere sulla torre di babele, e’ tutto fantastico. Mi guardo intorno e penso”NON SARANNO QUESTI ULTIMI DUECENTOQUARANTASEI CHILOMETRI A FERMARMI”. Faccio un giro fuori dall’albergo per vedere le condizioni meteo che non promettono niente di buono,la temperatura si abbassa repentinamente ed è a questo punto che prendo una decisione che poi sarà fondamentale per la buona riuscita della gara. Torno in camera e riprendo da una busta il k-way che è destinato ad un punto di ristoro lungo il tragitto. “DOMANI PARTO CON QUESTO INTORNO ALLA VITA INSIEME AL MARSUPIO”,mi dico. E ormai sera la cena viene consumata insieme a tutti gli atleti che come in caserma tutti in fila si servono e poi siedono ai tavoli.Veniamo allietati dai giochi di prestigio di Filippo,la sua allegria è contagiosa e ai nostri tavoli c’è sempre molta gente. Ed al pomeriggio, però, che noto una cosa e cioè ci sono molti atleti nordici che bevono fiumi di birra come se fosse acqua… Mah??? Mattina pre-gara, si mette tutto negli scatoloni da inviare ai vari punti lungo il percorso, si fa colazione ed intanto faccio conoscenza un pò con tutti,in particolar modo con gli amici brasiliani. Ho l’onore di parlare con il mitico Valmir Nunes, l’ultra maratoneta brasiliano già vincitore di gare durissime che si meraviglia del mio portoghese con cadenza carioca. Nei giorni a seguire sarò il suo traduttore ufficiale quando non ci sono i simpatici coniugi Papi. La giornata scorre tranquillamente, nel pomeriggio c’è l’incontro con gli organizzatori che ci spiegano un pò di cose. Viene sera e si cena tutti insieme. La notte che precede una manifestazione del genere dovrebbe essere serena, si dovrebbe riposare bene e invece… Al piano di sotto stanno facendo una festa e la musica arriva fin su in camera, il problema non è questo, perché comunque stavo riposando ma, le urla di Andrea che dorme in camera con noi. Il mitico DARTA che forse preso dalla tensione, dal nervosismo o morso da una tarantola inizia a sbraitare e va avanti così per qualche ora fin a quando non prende il materasso e se ne va nel bagno a dormire…Non a 2 chilometri ma a 2 metri da dove stava prima, sbraita ancora un pò, poi per la pace di tutti s’ addormenta. Sveglia alle 4 per me; colazione con tè miele e fette biscottate e poi partenza alle 6 per il centro di Atene, l’Acropoli da dove si partirà. Solite foto di rito, le bandiere di quasi tutto il mondo sono presenti, è un collage di colori…E’ UNA COSA MERAVIGLIOSA. Mi metto in coda al plotone di atleti e vedo che c’è anche quello che poi sarà il vincitore, il grandissimo Ivan Cudin un ragazzo la cui umiltà è direttamente proporzionale alla sua grandezza. Sono le sette si parte ed io e Ivan chiudiamo il gruppo, ci scambiamo un imbocca al lupo e poi ognuno via per la sua strada. Non mi sono meravigliato di vedere l’atleta friulano in coda perché era stato proprio lui a consigliarmelo. I primi chilometri in discesa, la città che si sveglia, la gente che ancora assonnata va a lavoro fanno da cornice al lungo serpentone che si snoda per le vie della capitale ellenica. Col mio passo a dir la verità già più basso di circa trenta secondi al chilometro su quello previsto sto in gruppo senza problemi. Raggiungo Filippo e Luciano e corriamo un pò insieme. Sosta fisiologica per Popof ed io continuo ad andare, d’altronde sono i primi chilometri. Raggiungo il gruppo degli amici brasiliani che va avanti unito lentamente, m’aggrego a loro e ci mettiamo a chiacchierare un pò. Mi accorgo però che il ritmo è lentissimo e li tiro un pò, dopo un centinaio di metri si staccano. A questo punto ci salutiamo e io vado tranquillo beato e sereno per la mia strada. I chilometri si susseguono il tempo scorre ed è tutto ok. Anche il panorama cambia,dalla città si passa al polo industriale… Brutto??? Macche!!! I miei calcoli sui ristori mi accorgo che sono sbagliati, sono in netto ritardo su quello che avevo calcolato, però non mi abbatto e neanche cerco di recuperare anzi continuo così senza problemi, tanto so che arriverò al traguardo. Raggiungo Giacomo, facciamo un pò l’elastico e poi lo stacco. Incontro Carmelo su una salita e passo anche lui. Il sole è alto, vedo il mare e sono da solo e tutto ciò mi dà una serenità interiore come solo i monaci tibetani possano avere. Dopo un pò, da lontano,vedo la sagoma di Enrico procedere lentamente; so che soffre molto l’umidità ed infatti da li a poco si ritirerà. Mentalmente la mia prima tappa è a Corinto, sono sempre da solo e vado molto bene. Sulla salita prima di arrivare allo stretto vedo un ragazzo americano camminare e gli chiedo se avesse problemi, mi risponde che camminava la salita e poi riprendeva, continuo e vado avanti. Dopo un pò questo atleta mi raggiunge,iniziamo a scambiare delle battute ed intanto arriviamo a Corinto,ci scattiamo delle foto e proseguiamo. Questo ragazzo ha una tecnica particolare e cioè corre per quindici minuti, poi ne cammina uno e ogni ora si ferma a fare degli allungamenti. Sempre con sé ha una bottiglietta d’acqua e si meraviglia di come io non ce l’abbia. Arrivati ad un c.p. m’impone di prenderne una ma è troppo pesante così ne vuoto i due terzi del contenuto e poi la rifornirò sempre ai vari ristori. Il tempo passa e io mi alimento con un gel ogni ora e bevo coca cola o thè ed acqua ad i vari c.p. Nelle varie soste la famiglia dell’americano c’incita, ormai sono diventati anche miei supporters ed è veramente un piacere. Arrivati ad un certo punto dico ad Harvey di andare perché dovevo cambiare i calzini, non lo rivedrò più…. Due giorni dopo a colazione mi dirà che si era ritirato a causa del diluvio notturno. Siamo nel pomeriggio inoltrato,la città,il mare ha lasciato il posto a dei vigneti e di quel serpentone della partenza ormai solo un vago ricordo, si vedono solo piccoli gruppetti, adesso è piena corsa. Più si va avanti ed anche dei vigneti resta un alone nella memoria, oramai è tutta campagna anche se adibita a discarica a cielo aperto, con animali morti ai piedi della strada che anticipano il nostro incedere,ogni tanto ritornano dal passato tracce di una civiltà che fu e che mi fanno capire cosa sia stata l’antica Grecia. Nei vari centri abitati dove transito la gente mi fa sentire il suo calore, ogni tanto dei ragazzini sbucano e chiedono l’autografo. Il percorso è tutto un saliscendi che non lascia respirare ed è molto più duro di quanto avessi visto nei filmati, e di quanto pensassi, ma va bene così. Si approssima la sera,la temperatura cala paurosamente,un pò di stanchezza fa capolino,ma vado avanti. Qualche goccia d’acqua viene giù .”Cavolo non ci voleva proprio “,mi dico. Avendo calcolato male il ritmo gara ho ricambi molto più avanti .L’oscurità sembra ormai una piovra che mi avvolge nei suoi tentacoli ,non ho la luce non ho niente… Solo il k-way che avevo previsto mi potesse essere utile. Lo slaccio e lo indosso,mi ripara un pò dall’umidità. Dopo una ventina di minuti il freddo e la pioggia, che intanto inizia a venir giù copiosa, mi fanno abbassare la temperatura corporea. L’acqua mi entra dal cappuccio dell’impermeabile,mi bagno e tutto diventa difficile,resisto però sono calmo e vado avanti. Mi viene in soccorso un c.p. che come un’oasi nel deserto aiuta gli andanti così salva me. Chiedo ai volontari una luce per la notte,il diluvio ormai impazza però un’altra intuizione mi salva la gara. Vedo degli atleti chiedere delle buste per l’immondizia e così faccio anch’io,alla prima faccio un buco per la testa e per le braccia e la metto su,alla seconda solo un buco per la testa e la indosso,così fasciato dall’interno faccio un buco per far uscire la testa della luce e riprendo a correre impermeabilizzato perfettamente. La pioggia non accenna a smettere ,bevo una tazza di brodo caldo che mi restituisce un pò di calore ,riparto mentre gli altri atleti si riparano dal nubifragio. Arrivo ad un punto dove c’è una discesa sterrata,una lava d’acqua la percorre in tutta la sua larghezza e lunghezza ,non rischio e cammino perché non si vede dove appoggio i piedi ,il flusso è più alto delle mie caviglie.Dopo un pò la pioggia diminuisce ma io non dismetto le buste ed il k-way. Arrivo al c.p. trentaquattro e trovo Andrea seduto che mi dice che al prossimo punto di ristoro si ritirerà. Gli chiedo d'unirsi a me,non voglio lasciarlo solo pur sapendo che la sua condizione può danneggiare anche me. Telefona a casa,racconta dei suoi propositi ed io a questo punto mancando solo un chilometro e mezzo al ristoro lo lascio perché mi farò fare dei massaggi. Check point trentacinque,centoventiquattro chilometri di corsa dopo tredici ore trenta minuti di umidità e pioggia. Mi fermo,mi sdraio su un lettino e mi faccio fare dei massaggi,a questo punto l’addetto toccando i muscoli di una coscia mi dice di alzarmi un attimo perché vuole controllare una cosa di strano .”Hai il bacino fuori asse,è rischioso,vuoi continuare?” In tutta tranquillità gli rispondo :”SI !!!”,perché secondo me praticando uno sport estremo posso anche arrivare ad accarezzare e ad abbracciare la morte. Diverso sarebbe stato il discorso se il medico m’avesse strappato il pettorale,in quel caso avrei dovuto accettare la decisione. Ormai sono le venti e quaranta,è buio e sembra notte fonda… Intanto ricomincia a piovere. Decido allora di prolungare un pò la sosta per mangiare un bel piatto di spaghetti,tanto la digestione non poteva arrecare danno alla mia andatura in quanto per circa un’ora avrei camminato anche se a passo svelto. Questo pasto caldo sarà l’unico cibo solido che manderò giù in trentatre ore di corsa. Scrosci di pioggia alternati a brevi schiarite si susseguono,i vari c.p. vengono superati .E’ ancora lunga… Ma va bene !!! Fatica e stanchezza ormai sono miei compagni di viaggio però non sono pesanti e opprimenti,convivo tranquillamente con loro perché sapevo che sarebbero arrivati,li accetto volentieri e mi fanno compagnia… Comando io però e li faccio star zitti. Arrivo alla lunga erta prima dello sterrato di montagna,è molto impegnativa,non finisce più. Mi raggiungono tanti atleti,questo però non è un problema per me.Sono al c.p. ai piedi della grande montagna… Bevo e riparto. Inizio lo sterrato che s’inerpica e abbraccia la montagna. E’ molto pericoloso. Si scivola,ci sono molti atleti che si fermano perché voltandosi s’accorgono di essere appesi alla parete su una stradina strettissima,li accompagnano su i volontari.Io cado due volte,m’aggrappo alle pietre e mi aiuta Corrado,un altro amico italiano col quale dopo dieci minuti di chiacchiere in inglese scopro di avere in comune la  nazionalità. Con molta fatica arrivo su,c’è un ristoro prendo un pile smanicato che avevo fatto portare li ed inizio la discesa. La strada è larga,scivolosa, ripida e con grosse pietre incastonate nello sterrato,se prendo velocità e non mi fermo più rischio di rovinare giù e m’ammazzo,quindi molta calma.Dopo un pò un’altra sosta leggermente più lunga e vengo raggiunto da un bel gruppetto formato da soli atleti italiani,si va avanti insieme cercando di tener su il morale. Così ridendo e scherzando arriviamo al c.p. cinquantadue dopo ventitrè ore e trenta di corsa veniamo avvertiti che Ivan ha vinto la gara… L’adrenalina sale ai massimi livelli,piangiamo e cantiamo l’inno nazionale… Un bel momento veramente. Ripartiamo tutt’insieme però il vantaggio sulla chiusura del prossimo ristoro sta via via calando ed è sceso a soli quaratacinque minuti .Ci chiediamo se avesse senso continuare ad affondare tutti oppure di proseguire ognuno con le proprie forze .Paolo che è quello più in difficoltà in quel momento ci dice di andare,con enorme dispiacere lo lasciamo al suo destino,dopo però troverà una grandissima forza che lo porterà al traguardo. Continuo con Giacomo e Filippo,dopo un pò anche l’atleta umbro si stacca e proseguiamo io ed il triatleta pugliese. Una nota di merito particolare va a Giacomo Maritati per l’appoggio che ha dato a Paolo durante la notte,aspettandolo su in cima alla montagna per un quarto d’ora,asciugandogli il sudore e la pioggia che lo bagnava e motivandolo attimo dopo attimo,passo dopo passo. GRANDE GIACOMO !!!!! Si corre veramente bene con l’amico pugliese,andiamo avanti alla grande però lo rimprovero di correre a strappi. Ormai il sole è alto ed io ho ancora l’abbigliamento notturno,gli occhi sembrano supplicarmi di volersi chiudere ma io sono più forte di tutto. C.p. sessanta,dico a Giacomo che le nostre strade si dividono qui perché mi cambio e mi faccio fare dei massaggi perdendo circa una ventina di minuti.Tanta gente mi passa e scalo all’indietro la classifica,non m’interessa più di tanto. Mi rimetto in sesto e riparto tranquillamente… Da questo momento una gara nuova e fantastica .Una bella discesa e poi moltissimi chilometri di salita dove mi sembra di avere due marce in più rispetto a tutti,ripasso tutti gli italiani e moltissimi altri atleti. Vedendo il mio incedere portentoso tutti m’incitano,l’entusiasmo mi prende sempre di più. Raggiungo ancora Giacomo che mi dice”Vai,Vai,forza,stai andando benissimo”,lo vedo in difficoltà .Sto qualche decina di metri con lui cercando di capire la situazione,che è critica purtroppo. Gli parlo gli dico che al traguardo senza di lui non arrivo,rallento e tengo il suo passo. Come un fratello più grande mi dice di andare e che lui al traguardo arriverà. Con la morte nel cuore riparto,ormai al traguardo mancano soltanto una quarantina di chilometri… Una bazzecola in condizioni normali ma dopo duecento chilometri è un pò diverso. Pioviggina ancora un pò e mi rimetto in assetto da pioggia. Ormai vedo solo traguardo… Intanto mancano venti chilometri,mi fermo e mi faccio fare un massaggio.Il vantaggio sul tempo di chiusura del prossimo c.p. è enorme e mi posso permettere quest’ultima lunga sosta forse anche eccedendo con lo zelo.Mi raggiunge Popof e consiglio anche a lui un massaggio.Il massaggiatore ad un certo punto mi tocca la tibia in un punto e mi fa malissimo,riparto con la paura che possa succedermi qualcosa.Dopo qualche minuto ancora Filippo è dietro di me e mi dice che è ripartito subito perché mentre lo massaggiavano si stava addormentando.Lui non tiene il mio ritmo,vado… E' una corsa sciolta e tranquilla,in discesa volo,in salita rallento e sul rettilineo l’andatura è fluida. Moltissimi atleti vinti dalla fatica e quasi piegati supero,molti ai bordi della strada cercano un pò di tranquillità. Sono quasi a Sparta,la strada è un lungo discesone pieno di tornanti,mi sembra di essere una macchina di formula uno che taglia tutte le curve cercando la traiettoria migliore,ho i brividi ma stavolta non è il freddo. A cinque chilometri dal traguardo inizio a piangere di gioia,a pensare a tutti i sacrifici fatti ,a tutte le persone che mi avevano spronato lungo il cammino della preparazione e alla mia famiglia… Pensando e lacrimando arrivo al penultimo c.p.,bevo come sempre e vedo che mancano tre chilometri e novecento metri all’ultimo ristoro…”Bene mancano meno di quattro chilometri”mi dico ed invece quando passo l’ultimo check point vedo che mancano invece di ottocento metri,due chilometri e cento metri.Non mi perdo d’animo.Sono lungo una strada dritta seguito da un bimbo in bici che mi indica la retta via,all’improvviso curva secca a destra ed in fondo alla strada davanti a me si erge in lontananza, maestosa e bella, la statua di Re Leonida.Smetto di piangere,sventolo il bandierone dell’Inter e mi godo in silenzio ed estasiato quel momento.La gente dai balconi applaude,dai bar e dai ristoranti mi urlano e mi fanno festa ed i bimbi in biciclette m’incitano.Mancano duecentocinquanta metri al traguardo,il drappo bianconerazzurro è chiuso nel pugno destro ed in inizio ad urlare.Sono impazzito,si leva un boato nella strada,salto di gioia,la gente m’osanna…Li ho conquistati…SONO IL LORO RE,SONO IL SOVRANO DI SPARTA!!! Salto i gradini che portano alla statua,gli arrivo sotto e con un balzo saltando anche gli ultimi rimasti invece di fare come tutti che accarezzano il piede,faccio una schiacciata tipo basket.Ad attendermi ci sono Enrico ed Andrea che si complimentano.Fotografie di rito ,mi tolgo cappellino ed occhiali ed il Sindaco mi cinge la testa con una corona d’alloro,una damigella mi fa bere da un’ampolla.E’ L’APOTEOSI. A questo punto prendo il bandierone dell’Inter e lo stendo a terra,mi metto in posa come Paolina Bonaparte per la gioia di tutti i fotografi.Due infermiere mi portano alla tenda medica,mi prelevano il sangue,controllano la pressione e poi mi tolgono scarpe e calzini per pulirmi i piedi e per vedere se ci sono vesciche o unghia messe male… Niente di tutto ciò. Mi chiedono se voglio qualcosa da bere ed io gli rispondo:”Già che ci siete portatemi pure un mega panino”… Siccome sono il loro Re vengo subito accontentato.Mi mettono in taxi e vado in albergo,una bella doccia rinfrescante e mi stendo un pò sul letto. Sono un forno,molto accaldato sembro una sorgente di calore.Dopo un pò vado in strade ad attendere gli altri amici.Con mia enorme soddisfazione sono uno dei pochi senza problemi e cammino bene,gli altri hanno tutti molti problemi.Di questa mia freschezza devo ringraziare Vincenzo Esposito che è il mio allenatore,veramente un grande !!! Voglio adesso però ricordare il dramma sportivo di Max che a due chilometri dal traguardo si è visto strappare il pettorale dai giudici perché fuori tempo… Assurdo dopo duecentoquarantaquattro chilometri,però è il regolamento.Un grande applauso va ai due amici italiani che l’hanno preso e l’hanno portato al traguardo sorreggendolo,i giudici e la gente l’hanno comunque omaggiato di tutti gli onori ed anche alla sera di gala è stato chiamato sul palco…E’ LUI IL VINCITORE MORALE… GRANDE MAX. Una curiosità,i primi tre italiani arrivati al traguardo e cioè Cudin,io e Poponesi,siamo nati tutti il quindici febbraio… UN MOTIVO CI SARA’… La sera insieme a Giacomo andiamo a festeggiare e poi a riposare.La mattina seguente una bella passeggiata in centro,ritiro degli indumenti dai vari check point ed in serata andiamo a festeggiare la vittoria di Ivan al ristorante il quale è talmente vicino all’albergo che io e Filippo quando siamo arrivati abbiamo toccato la base di un paletto come se fosse il piede di Re Leonida…Capita l’ironia??? Lunedì mattina un pò in spiaggia e nel pomeriggio una bella gita con pranzo fuori,dove non solo il pranzo era “fuori”ma un pò tutti.Serata con premiazione di tutti gli arrivati e cena.Ad un certo punto della serata tutti noi italiani saliamo sui gradini dell’arena che ci ospita e col tricolore in mano cantiamo a squarciagola l’inno di Mameli.,è un tripudio,tutti gli accompagnatori e gli atleti di tutto il mondo ci applaudono.MOMENTO EMOZIONANTISSIMO E SIAMO TUTTI CON LE LACRIME AGLI OCCHI. Non solo noi atleti abbiamo corso questa fantastica gara ma anche gli accompagnatori:Giorgio,il papà di Filippo;Valentina,la compagna di Paolo,che era commossa quando facevamo i complimenti al suo compagno per aver trovato la forza di arrivare al traguardo; Emanuela,moglie di Alessandro… Bravi anche a voi.Concludendo dico che è stata una bella esperienza,una meravigliosa avventura.Voglio ringraziare la mia famiglia,il mio allenatore,la mia società (Reggio Event’s) e tutti gli amici che hanno condiviso con me questa gioia.In tanti piangendo mi hanno telefonato ad Atene dicendomi che gli avevo fatto vivere delle bellissime emozioni,molti sono stati attaccati al computer per i passaggi ai check point anche di notte,hanno trepidato per me e tantissimi sono stati i messaggi su Facebook.Nei giorni successivi al ritorno in Italia è stato tutto un festeggiamento.Arrivato a Reggio Emilia son subito ripartito per Roma dove mi hanno accolto tre carissimi amici,di cui due di loro anch’essi runners.Gli ultramaratoneti,al secolo,Mauro Firmani e Gianluca Adornetto (in tantissime maratone fanno da pacers) mi hanno accolto,abbracciato e con le lacrime che gli correvano lungo il viso continuavano a ringraziarmi,Mauro s’è perfino abbassato e mi ha lustrato le scarpe,i viaggianti alla stazione Termini non capivano ed erano esterrefatti.Siamo andati al bar di fronte ed abbiamo scattato tantissime foto con la medaglia e la targa ricordo con la gente che ci guardava sempre più stupiti. SIGNORI SONO IO CHE RINGRAZIO VOI PER TUTTO L’AFFETTO CHE MI AVETE DIMOSTRATO. QUELL’URLO IMMORTALATO DA CENTINAIA DI FOTOGRAFI AL TRAGUARDO E’ IL GRIDO CHE DAL PROFONDO DEL MIO CUORE VUOLE RAGGIUNGERVI IN QUALSIASI POSTO VOI SIATE IN QUESTO MOMENTO. GRAZIE ANCORA. Da ora però profilo basso,non è successo niente,un pò di riposo,vacanza a Rio de Janeiro e poi si riparte per un’altra avventura…”NOVE COLLI RUNNING”.