lunedì 7 maggio 2012

24 ore di Torino 2012 : Ancora una delusione...

Ho impiegato un pò di tempo a metabolizzare questa nuova sconfitta. Ci son volute tre settimane per capire dove avessimo sbagliato,ventuno giorni per scovare l’errore. Il fallo è stato che forse c’eravamo fidati troppo della dea bendata. Quella fortuna che tante volte ci aveva arriso ma che negli ultimi tempi non c’è stata amica. La 24 ore di Torino doveva essere la mia consacrazione in questa specialità. Volevamo una convocazione in nazionale che ho potenzialmente nelle gambe ,come indicano i vari test fatti e i moltissimi atleti della nazionale che mi conoscono ma purtroppo la realtà è stata, ed è, tutt’altra. La partecipazione alla gara piemontese è stata un disastro. Il nubifragio che si abbattuto su Torino ha vanificato mesi e mesi di allenamenti e tutti i sacrifici sono stati spazzati via, andati alla deriva in una notte di metà aprile. E’ dura da accettare,molto dura ma è la legge dello sport,si vince e si perde,si gioisce e ci si rammarica. Dopo la 24 ore di Venezia,quando per il troppo freddo di notte mi ero fermato giusto in tempo per non compromettere la possibilità di giocarmi un’altra chance non mi aspettavo di trovare condizioni ancora peggiori a Torino cinque settimane dopo. Alla fine però,dispiaciuto perché come sempre avevamo fatto le cose bene e in modo scrupoloso,ho preso atto della situazione. Con rincrescimento ma va bene così. Arrivato a Torino il giorno prima della partenza della corsa,ho ritirato il pettorale e sono andato subito in albergo,ho preparato con molta cura tutto l’occorrente per l’indomani mattina e sono andato a cenare. Alle venti subito a letto come giusto che sia alla vigilia di una manifestazione importante. Non nascondo però che ogni tanto lo sguardo andava fuori dalla finestra e purtroppo pioveva quasi sempre,nonostante ciò, fiducioso, ho trascorso la notte tranquillamente dormendo e riposando bene. Al mattino presto colazione con gli altri atleti e tutt’insieme abbiamo raggiunto il Parco Ruffini. Sistemato il ristoro personale e dopo aver scambiato qualche battuta sulla gara che da li a poco andava ad iniziare, ho atteso l’orario di partenza al coperto. Pronti via. Una leggera ma costante pioggia c’accompagnava e le prime ore di corsa passavano tranquille. Il mio passo costante faceva crescere in me la convinzione di una buona gara sempre consapevole però che questo tipo di manifestazione si decide durante la notte. Sul percorso qualche atleta girava a ritmi veloci,forse eccessivi ed infatti pagherà, dopo, il dazio dovuto a questa sua pazzia. Intanto però la pioggia aumentava... Calava la sera e per me era sempre tutto a posto. Nessun dolore,muscoli in buone condizioni,insomma stavo bene. Decidevo però di cambiarmi una prima volta perché ormai ero fradicio. Tutto fatto in modo molto rapido però all’improvviso,appena rientrato sul percorso la pioggia inizia a cadere in modo copioso vanificando difatti il mio pit-stop. Se forse avessi ritardato di un giro la fermata non avrei sprecato tempo e indumenti asciutti. Passano i chilometri e giungiamo alla tredicesima ora di corsa,sono nelle prime posizioni,sesto. Mi ricambio ancora perdendo molto più tempo di prima nonostante ciò tengo la posizione e continuo ad andare... Il problema è che adesso ho freddo e  rallento paurosamente. L’acqua veniva giù a catinelle così verso l’una di notte scelgo di rifermarmi e vedendo che l’obiettivo era compromesso prendevo la decisione di ripartire asciutto dopo che la pioggia almeno accennasse a diminuire tentando così come minimo il personale sulla distanza. Mi faccio fare i massaggi,aspetto un paio d’ore e riesco. Piove ma posso ancora centrare il traguardo dei 200km. La prima ora di corsa con gl’indumenti asciutti è uno spettacolo,corro che è una meraviglia ma poi... Poi fermatomi al ristoro e di nuovo fradicio faccio fatica a ripartire. Pensavo così, comunque, di camminare aspettando non so cosa. Quando però ancora una volta il freddo aveva fatto presa sul mio corpo,ho deciso di rientrare al caldo a riposare,mettendo fine alla gara. Una delusione,una grande delusione.

Adesso comunque bisogna guardare avanti con fiducia nonostante tutto. Una cosa è sicura, il programma delle gare è cambiato non avendo ottenuto il minimo per il mondiale di settembre e così posso anche dedicarmi a qualche gara lunga di quelle che piacciono tanto a me. La scelta è caduta sulla UltraBalaton,il periplo dell’omonimo lago in terra magiara a fine giugno,una corsa di 212km e, per non farci mancare niente, abbiamo deciso, come allenamento, di correre anche la 100km del Passatore a fine maggio,con quest’ultima gara che mi vedrà impegnato come testimonial dell’associazione “La Via Della Felicità”. Ad maiora.

domenica 29 aprile 2012

La Via della Felicità alla Maratona di Milano 2012.


La Via della Felicità ha partecipato alla Maratona di Milano 2012 sostenuta da uno speciale team di sportivi, tra cui Simone Leo appena tornato dalla 100 km del Sahara e la milanese Simona Leone prima azzurra nella maratona di Parigi 2011. Questa squadra continuerà a correre divulgando questo messaggio di vita anche a New York, quando parteciperà alla Maratona della Grande Mela il prossimo novembre. In quell'occasione si vedrà anche la partecipazione di campioni del calibro di Giorgio Calcaterra (Il 2 volte Campione del mondo della 100km) e Ciro Di Palma (famoso ultramaratoneta e finisher della Spartathlon), ai quali si uniranno Gianluca Gigli e Didier Pellisier.
A questa Milano City Marathon, migliaia di spettatori hanno ricevuto in omaggio il noto libretto La Via della Felicità, scritto da L. Ron Hubbard per aiutare a fornire risposte pratiche al declino morale nell'intera società. Utilizzato in 171 nazioni in 96 lingue diverse, La via della Felicità contiene 21 precetti ed una guida di come applicarli ogni giorno per diventare più responsabili e poter raggiungere una vita migliore e più felice.
La Presidente dell'Associazione promotrice del progetto, Sig.ra Scylla Larocca, ha così commentato questo impegno:”Sono orgogliosissima del Team La Via della Felicità Italy, nonostante le avversità meteo erano tutti presenti ed hanno lavorato con grande dedizione e gioia per regalare un messaggio concreto per il raggiungimento di una vita migliore che ha riscosso grande interesse tra le migliaia di passanti. Un sentito ringraziamento va a Silvio Omodeo per il suo fondamentale supporto, ed ai nostri maratoneti per la loro performance sportiva.”
Scylla Larocca e la sua speciale squadra di volontari, si sono uniti ai moltissimi altri che hanno caratterizzato questa Maratona 2012 all'insegna della solidarietà, per loro vera vincitrice della competizione meneghina.

martedì 24 aprile 2012

Ciro Di Palma,atleta Inter...Nazionale (http://clubcampani.blogspot.it/2012/04/ciro-di-palma-atleta-internazionale.html)



Ciro di Palma, Ultra-Maratoneta di fama inter…nazionale, è nato a Torre del Greco (in provincia di Napoli) il 15 Febbraio 1969. Di professione Tecnico della Centrale di Teleriscaldamento di Reggio Emilia, è iscritto all'Inter Club di Rolo. Spesso è in giro per il mondo e solo quando non lavora, sporadicamente, torna a Portici per un fugace saluto alla sua famiglia . Cosicché è finalmente potuto avvenire l'Incontro con Adriana De Leva (Coordinatrice degli Inter Club della Campania), Emilio Vittozzi (Portavoce dell'Inter Club Salerno "Marcello Parisi") ed Alessandro Campaiola (Presidente dell'Inter Club "22 Maggio" Portici), sotto lo sguardo attento della fotografa Daniela Radente, che ha immortalato la consegna a Ciro della bandiera del Coordinamento Campano ed altri gadgets nerazzurri.
Perchè tutto questo? Perchè Ciro, qualunque sia la gara, dovunque gareggi, in qualsiasi situazione atmosferica, arriva al traguardo sventolando la bandiera dell'Inter! Lo fa in Italia, l'ha fatto in Grecia, l'ha fatto in Brasile... Ora potrà sventolare anche il vessillo regalatogli dagli Interisti Campani e speriamo gli porti tanta fortuna!!!

Emilio Vittozzi gli ha poi rivolto questa breve intervista.

- Ciro, Tu sei nato a Torre del Greco...
- Ma mi sento Napoletano e Carioca, visto il mio grande Amore per Rio de Janeiro...

- Ma il Tuo DNA?
- E' Napoletano in tutto e per tutto! Sono nato nello stesso giorno di nascita di Totò......
- Verso i 18/19 anni... Ora sono reduce dalla Ventiquattro Ore di Milano del Campionato Italiano. Aspetto una convocazione in Nazionale, speriamo bene...
- Sò felice! Forse per questo sono diventato Testimonial dell'Associazione "La via della Felicità" (e sorride soddisfatto dell'affermazione...).


- Descriviti con un aggettivo...
- Sono "solare", come il sole di Napoli...

- Se tu fossi una canzone saresti...
- "'O sole mio" (e scoppia a ridere, coinvolgendo tutti i presenti..).

- Quali sono i tuoi Cantanti preferiti?
- Tutti i Classici Napoletani...

- I Tuoi Idoli Sportivi?
- I semi-sconosciuti, per la stragrande maggioranza delle persone, Giorgio Calcaterra e Ivan Cudin.

- I Tuoi Idoli Nerazzurri?
- Il mio Idolo Nerazzurro: il Capitano Javier Zanetti, sopra tutti e sopra tutto...

- Il Tuo motto?
-"Ubir maior minor cessat", tatuato anche sull'avambraccio.

- Ma come è nata la tua passione per la corsa?

- Cosa provi quando corri?

- Ciro, leggo da un tuo articolo: "... Mancano cinquecento metri, il gonfiabile è ben visibile, tiro fuori il mio bandierone dell'Inter e sventolandolo lo oltrepasso mettendo la parola fine alla mia corsa. Una gentile signora mi consegna la medaglia e poi il solito show ad uso e consumo dei fotografi e per il mio divertimento."
- E' tutto vero, è ciò che faccio ad ogni gara...

- Ed oggi sei "premiato" dagli Interisti Campani...
- Guagliù, mi avete emozionato! E’ stato bellissimo quest'informale ed amichevole incontro sotto la pioggia.....

- Ciro, è il Signore che ci… "benedice"!
- Corri, Ciro, corri e sventola la bandiera dell'Inter e del Coordinamento Campano!

domenica 18 marzo 2012

1^ Venice Ultramarathon Festival.




Al parco San Giuliano di Mestre, sabato 9 marzo, ha visto la luce la prima edizione di Venice Ultramarathon Festival, una kermesse che comprendeva ben quattro manifestazioni: 6 ore, 12 ore, 24 ore e 100km.
Uno sforzo organizzativo durato diversi mesi che ci ha regalato una bellissima due giorni di gare da vivere ognuno alla propria maniera, ognuno col proprio obiettivo da raggiungere e ognuno col proprio modo di vivere la corsa. Il lavoro, quello svolto dagli organizzatori Zambon e Vedilei, ha dato i suoi frutti e premiato la loro passione per l’ultramaratona.
All’interno dell’ "isola verde”, in mezzo alla laguna veneta, un percorso di gara non tanto facile ma neanche proibitivo, costeggiava lo specchio d’acqua Mestrino per un lungo tratto e presentava una leggera salita nella seconda parte. Una pendenza che all’inizio si affrontava in scioltezza ma, dopo diverse ore di corsa, cominciava ad essere vista un pò diversamente. Un amico alla fine della 24 ore mi ha detto: “Ti ricordi ieri sera la salitina? Stamattina sembrava il Mortirolo!”
Lungo il tracciato, due ristori con il necessario per affrontare questo tipo di gare e dei volontari che hanno sfidato anche il freddo della notte (circa 0-1 gradi) per non farci mai mancare una parola d’incoraggiamento ed una battuta simpatica, nonostante la maleducazione di qualcuno che durante l’oscurità li ha anche apostrofati con parole pesanti.
Nella zona della partenza c’erano invece gli spogliatoi, i bagni, le tende per dormire, per i massaggi, insomma tutto quello che di meglio si possa chiedere a degli organizzatori,poi,che gli spazi adibiti al cambio indumenti siano stati un pò piccoli e che alcuni atleti abbiano preferito spogliarsi all’aperto è un dettaglio che Andrea ed Enrico sapranno migliorare il prossimo anno. Tanti runners iscritti, dai forti nazionali delle varie distanze dell’ultramaratona fino chi si presentava ai nastri di partenza per la prima volta, hanno onorato quella che poi è diventata una grande festa.
Molto bella, particolare e positivamente giudicata da tutti la medaglia finale. Il pacco gara, con una simpatica maglietta di cotone celebrativa dell’evento, una buff con il logo della manifestazione ed i soliti articoli, invece, nella normalità. Le premiazioni, anche se sono state effettuate in modo veloce, hanno comunque saputo tributare ai vincitori i giusti e meritati (per tutti?) onori.
Alla fine, tutti sorridenti sono andati via ripromettendosi di ritornare l’anno prossimo. Ci sono,  secondo me, alcuni dettagli da migliorare. Uno schermo che indichi i passaggi sarebbe stato gradito invece della lista stampata che veniva aggiornata ogni paio d’ore. Vista la lunghezza del percorso e la sua particolarità, ci vorrebbero almeno altri tre tappeti da poter registrare i tempi intermedi in modo da scongiurare qualsiasi tentativo di taglio del tracciato come qualcuno avrebbe fatto durante la notte (alcuni atleti hanno testimoniato ciò all’arrivo e prontamente sono scattate le verifiche e noi restiamo in attesa di sviluppi). Non è bastato lo stoicismo di Zambon che durante la notte ha presidiato in bicicletta il percorso per scongiurare questo malcostume, che purtroppo non riusciamo a debellare. Volendo poi essere pignoli, un pò di musica al passaggio sul traguardo durante la notte poteva anche starci bene vista la lunghezza del circuito e la tranquillità che comunque si riusciva a trovare dall’altra parte del tracciato. Lo spazio c’era e sarebbe stato gradito ai più. Una domanda alla fine mi son posto: “Se avesse piovuto cosa sarebbe successo con i ristori sul traguardo? Avremmo fatto la fine di Fano? Mah?”
Una nota negativa, pur rispettando e ringraziandoli del loro lavoro, va fatta ai giudici di gara non sempre gentili con gli atleti e con qualche fotografo presente. Come prima edizione, Venice Ultramarathon Festival, ha avuto un buon successo e spero che l’anno prossimo riesca a ripetersi migliorando alcune cose.
La mia gara.
Iscritto alla 24 ore, invece è durata solo 12. Partito con grandi ambizioni, non lo nascondo, mi ero ripromesso di fare un bilancio a metà gara. Le prime ore di corsa sono state fantastiche, ero molto tranquillo e stavo talmente bene che riuscivo anche a cantare mentre andavo. I chilometri venivano macinati uno dopo l’altro molto bene e le sensazioni erano ottime. Dopo nove ore ,però, c’è stato qualcosa, ho iniziato a perdere un pò il ritmo, fin quando a metà gara, pur essendo tra i primi con 117,3 km già corsi, stavo iniziando a perdere un pò più del previsto e così ho preferito non precludermi la possibilità di un nuovo tentativo a Torino il mese prossimo. Diciamo che ho fatto un allenamento lungo. Prima di fare la doccia e di riposare, però, ho fatto un giro (4,2km), camminando per potermi godere la pace e la tranquillità nel diaccio della notte e stare solo con i miei pensieri. Rientrato negli spogliatoi ho anche aiutato diversi atleti, alcuni erano sfiniti e mi sono adoperato a togliergli le scarpe e a stendersi, altri erano demoralizzati ed ho cercato di consolarli.
Col sorgere del sole sono rientrato sul percorso, ma ho camminato incitando tutti quanti i reduci della notte a continuare nella loro impresa. Nonostante tutto, non sono rimasto deluso da me stesso visto com’è andata la mia partecipazione, io non mi deludo mai perché so che do sempre il massimo e mi alleno seriamente. Ho dei programmi, qualcuno li definisce sogni grandiosi ed è stato saggio fermarmi. Questa è stata la mia vittoria, essere stato lucido ed aver preso una decisione. Lasciare una gara che mi vedeva fino a quel momento protagonista per avere solo una possibilità di poter arrivare ad un “sogno” non è da tutti. Da quando ho scoperto questo tipo di gare ho capito, per quello che mi riguarda, cos’è l’essenza della corsa e le emozioni che si vivono nella solitudine di una gara lunghissima. Ho capito cos’è la forza di volontà e dove si può arrivare se credi in qualcosa. Non sarò mai un campione nella realtà, mi basta esserlo nei sogni, nei miei sogni, che male c’è. La corsa mi ha insegnato tanto, per cui dico che attraverso di essa ho trovato la via della felicità.

domenica 4 marzo 2012

15^ Maratona delle Terre Verdiane : Una passeggiata.


Volevo fare un buon allenamento in vista della 24 ore di Venezia e l’occasione migliore mi veniva regalata dalla 15^ edizione della Maratona delle Terre Verdiane. L’avevo già corsa altre volte, quindi c’era poco da scoprire.
La partenza dalla cittadina termale di Salsomaggiore e l’arrivo a Busseto erano gli stessi, cambiavano leggermente alcuni passaggi della gara. Una giornata molto bella con un cielo azzurro ed una temperatura perfetta per correre ci accoglieva già dal mattino presto al Palazzo dei Congressi, luogo deputato alla consegna dei pacchi gara e dei pettorali, nonché usato anche da tutti come spogliatoio e per stare al caldo. Come sempre in molti sono arrivati e carichi d’entusiasmo hanno dato vita ad una bella manifestazione.
Grazie all’organizzazione, che ha presidiato il percorso in modo perfetto, tutto si è svolto nella massima sicurezza. Alla partenza, Roberto Brighenti, voce storica della kermesse, faceva vibrare le sue corde vocali nell’aere e rendeva l’attesa meno noiosa. All’orario stabilito è partita la gara, i primi chilometri in discesa fanno sì che alcuni si lascino andare ad un’andatura leggermente più veloce del dovuto e pagheranno dopo, con gl’interessi, questa piccola pazzia.
Dopo qualche chilometro formiamo un trio e, divertendoci, facciamo scorrere sotto le nostre scarpe la lingua d’asfalto che attutisce i nostri passi. Correndo con estrema tranquillità ci soffermiamo a guardare il paesaggio, a prendere accordi per le gare future e così arriviamo a Soragna, con la prima bella sorpresa, il passaggio nella Rocca. Attraversare il corridoio della dimora del Principe Diofebo e poi uscire dalla porta principale della stessa è stato molto bello e particolare, che poi ci fosse una piccola scala da salire per me è stato un dettaglio trascurabilissimo. Ci avviciniamo sempre di più al paese natale del grande Giuseppe Verdi, alcune sue note vengono sparate dagli altoparlanti posizionati lungo la strada e purtroppo incontro anche qualche amico che ha avuto dei problemi.
Siamo nella campagna della provincia di Parma, un’atmosfera di calma assoluta ci accompagna e questa tranquillità è squarciata solo dalle nostre risate e da altri atleti che in modo simpatico ci dicono: “Oh, ma parlate sempre voi, fate pure con comodo. Noi vi ascoltiamo ma a parlare non ci pensiamo proprio, siamo a limite”. Li capivamo e talvolta chiedevamo loro scusa, ma realmente andare a quell’andatura era per noi un gioco, in fondo stavamo solo correndo per stare sulle gambe in vista di altre gare lunghissime alle quali dobbiamo partecipare.
Ad un certo punto quando mancano tre chilometri all’arrivo, Lodo ci dice: “Vorrei fare l’ultimo chilometro a 3’30”, cosa ne dite?” Capiamo subito che è una battuta, però, un cenno d’intesa con Marco mi fa capire che agli ultimi mille metri faremo uno scatto. Arrivati al quarantunesimo, con un allungo per noi abbastanza facile, stacchiamo in un attimo l’amico bolognese che inizia ad urlare: “Cosa fate, io scherzavooooooooo!!!”, rallentiamo e giungiamo in piazza, a Busseto, sorridendo così come eravamo partiti.
La statua di Verdi guardava tutti dal suo particolare posto d’osservazione accogliendoci come dei figli. Buono il ristoro finale e il pasta party, funzionale il servizio pullman per portarci alle docce (io ho trovato l’acqua calda).
Due sole cose non mi son piaciute proprio: I soliti bicchieri a terra lungo il percorso e l’aria di smobilitazione quando ancora dovevano arrivare degli atleti (il mio amico Ancora è arrivato nell’attimo in cui il gonfiabile si stava afflosciando) e non basta la verve del grande speaker, che ha sempre una parola simpatica per tutti, ad indorare la pillola.
Per concludere, come sempre ringrazio i volontari che lungo il percorso hanno prestato la loro opera per farci trascorrere una bella domenica e poi i miei compagni di viaggio, Lodo e Marco.

lunedì 27 febbraio 2012

La Via della Felicità...


... E poi... E poi, lungo il cammino nella nostra esistenza, si arriva ad un punto. Un punto nel quale ci si pone delle domande: “Cosa ho fatto?”, “Cosa sto facendo?” e magari: “Cosa farò?”.
Se riuscissimo ad essere un pò più onesti con noi stessi, senza farci pervadere da un falso buonismo e sopraffare da un finto perbenismo, ci accorgeremmo che gran parte della gente ha vissuto la propria vita, sportiva e non, guardando sempre al risultato personale e al proprio profitto, anteponendo l’ “IO” al “ NOI”.
Da qualche tempo è giunto anche il mio momento. E' arrivata l’ora di fare i conti con Ciro Di Palma. Nella mia “carriera podistica”, che ha corso parallela per lunghi tratti alla mia vita, fino a diventarne poi un tutt’uno, c’è stato un punto di svolta nel settembre del 2010 quando ho corso la Spartathlon. Prima di quel giorno gareggiavo e vivevo solo per il cronometro, la voglia di prevalere, per l’ego, insomma per l’apparire più che l’essere, non capendo quella che era l’essenza della corsa e non assaporando il piacere della vita. E’ stata la gara in terra ellenica, “Il Sogno, Il Mio Sogno”, lo spartiacque. Lungo quei duecentoquarantasei chilometri ininterrotti di corsa ho capito cosa avevo fatto prima (poco) e stavo intuendo come stavo cambiando (in meglio) in quei momenti. La notte, sotto un diluvio biblico, l’incontro con atleti in difficoltà, la voglia di aiutarci per uscire da una situazione difficile, il pianto al traguardo, m’avevano detto che i valori erano e sono altri. Cose semplici, talvolta banali, di cui tutti noi siamo a conoscenza e dei quali potremmo essere ambasciatori, ma che purtroppo dimentichiamo rapidamente come un battito d’ali di farfalla.
Ho recepito a Sparta che fosse arrivato il momento di fare anch’io qualcosa per gli altri, magari meno fortunati di me, sfruttando quello che so fare meglio cioè correre e scrivere. Contattai diverse associazioni alle quali non chiedevo niente e ribadisco niente, solo una t-shirt di cotone da mettere prima delle gare oppure far stampare, a mie spese, il loro logo sulla mia maglia da gara. Le risposte furono: “Qual è il tuo curriculum sportivo?”, “Quante apparizioni sui giornali e in televisione hai avuto?”. Nel mio piccolo e con tanta fiducia gli scrivevo... Mai uno che si fosse fatto risentire. Molto deluso ho iniziato a pensare che la semplicità, la bontà di certe azioni non bastassero e che altri fossero i parametri per aiutare qualcuno. Con questo sconforto nell’animo ho continuato a correre, a scrivere di gare. Emozionandomi, criticando talvolta, ma sempre cercando di trasmettere positività. Grazie a tutto ciò non ho mai smesso di conoscere nuove persone, molte altre storie e una miriade di vite vissute.
Un giorno, un bel giorno mi è arrivata una telefonata: “Ciao Ciro, sono Simone, vorrei proporti un progetto...” Così, dopo avermi spiegato a più riprese e nei minimi particolari il tutto e dopo aver visionato il sito, ho aderito ed insieme a me Giorgio Calcaterra, Simone Leo e Simona Leone. E’ così che ho conosciuto: “La Via della Felicità”.
La Via della Felicità è il primo codice morale basato interamente sul buon senso. La sua prima pubblicazione risale al 1981 e il suo scopo è quello di arrestare il declino morale nella società e ripristinare integrità e fiducia nell’uomo. La Via della Felicità inoltre detiene un record del Guinness dei Primati come il testo secolare più tradotto nel mondo. Scritto da L. Ron Hubbard, riempie il vuoto morale in una società sempre più materialista, e contiene ventuno principi fondamentali che guidano una persona a un migliore tenore di vita. Interamente non religioso, può essere seguito da persone di ogni razza, colore o credo per ripristinare i legami che uniscono l’umanità.
Da oggi sono un’altra persona.

sabato 21 gennaio 2012

4^ Maratona della Pace sul Lamone : Il sapore di una giornata uggiosa...





Nel 1980 due geni del panorama musicale italiano, Mogol e Battisti, scrissero in un testo: “...ma che sapore ha una giornata uggiosa...”. Io, più di trent’anni dopo, non ho la pretesa di ergermi a grande compositore ma, in veste di semplice scribacchino, mi piacerebbe trasmettervi le emozioni che ho provato correndo con una giornata uggiosa, appunto, la 4^ edizione della Maratona della Pace sul Lamone. Una corsa che per la sua natura di trail non è propriamente la mia, in quanto abituato a “zampettare”sull’asfalto, ma che, in fatto di eccitazione, me ne procura tantissima.Tutto si svolge sull’argine di un fiume, il Lamone, che attraversa la minuscola frazione di Traversara, nel piccolo comune di Bagnacavallo, nella non grande provincia ravennate, in quella bella terra della Romagna dal grande cuore, che accoglie tutti con allegria, simpatia e modi ruspanti. Con l’edizione di quest’anno sono giunte a tre (su quattro) le mie partecipazioni, ogni volta e a ogni passo che ho mosso su quell’erba sono stato attraversato da piacevoli sensazioni. Come sempre, qualcuno si chiederà: “Cosa può provare quello lì a correre intorno ad un piccolo rio? E’ sempre pronto a magnificare le corse alle quale partecipa?” Posso solo rispondere che ognuno vive la corsa, come la vita, a modo proprio. Ogni istante, anche se partecipi ad una manifestazione più volte, non è mai lo stesso, non sarà mai uguale a quello che lo ha preceduto nè tantomeno a quello che gli succederà, perché precisi non sono gli stati d’animo e identici neanche i colori che ci avvolgono. Tutto è il frutto di una particolare alchimia che ce lo fa assaporare, dalla quale traggono linfa vitale le nostre sensazioni e i nostri umori, per questo amo correre, amo vivere e amo scrivere.Ho visto crescere questa manifestazione organizzata dal valente Enrico Vedilei, ho visto lottare il Vichingo contro chi lo criticava, sicuramente a ragione, ma con cattiveria,malafede e acredine, accusandolo di pressappochismo. E’ stato bravo a saper far tesoro dei giudizi di tutti, a capire dove fossero le criticità e a ripartire da lì per migliorare. Vale la pena ricordare che nella seconda edizione parecchi atleti sbagliarono strada, le docce non si trovavano ed erano lontane dall’arrivo. L’anno scorso, il ristoro finale e il pasta party erano un pò ridotti ai minimi termini...
Quest’anno, invece, il percorso come l’anno scorso non potevi sbagliarlo neanche se t’impegnavi, è stato spostato solo il traguardo di una quarantina di metri, deviandolo dall’argine e posto ai piedi di una piccola scalinata che ti riportava su. Lì c’era anche un ristoro che, messo in quella posizione, intelligentemente aveva una duplice funzione: Toglierlo dalla sponda del fiume, evitando così la solita scia di bicchieri per terra, e poi quasi obbligava gli atleti a fermarsi per rifocillarsi.
Un’altra miglioria è stato il pasta party finale, un pranzo completo e al caldo. Le docce e gli spogliatoi, anche se piccoli e non proprio comodissimi, erano vicinissimi al traguardo, alla zona dove si mangiava e al parcheggio. Nel pacco gara, poi, c’erano un paio di calze a compressione molto utili.
Una giornata per me iniziata prestissimo con partenza alle sei da casa. Insieme al mio amico Andrea siamo partiti che il termometro “diceva” -6, un freddo che ti penetrava nelle ossa, sembrava che andassimo a fare la campagna di Russia. Con buona lena c’indirizziamo verso sud, passiamo a prendere un’altra amica, Alina, a Massa Lombarda e poi per stradine interne ci dirigiamo a Traversara. Giunti a destinazione, ormai i soliti noti sempre presenti e felici d’esserlo anche stavolta ci accolgono e ci salutano con calore. Siamo proprio una bella famiglia. Il bar oltre a servirci la colazione funge anche da spogliatoio, di fronte il ritiro del pettorale è veloce e i volontari ci danno le informazioni che chiediamo. Tra loro anche la presenza di Andrea Accorsi e Monica Barchetti, reduci dall’organizzazione della loro maratona di appena una settimana prima e sempre in prima linea quando c’è da dare una mano.
Alle nove e dieci si parte ed è subito festa. Faccio i primi chilometri in compagnia di Monica, si chiacchiera tranquillamente, ma dopo un pò mi trovo da solo. E’ tutto surreale, l’erba bianca dal gelo che a ogni passo scricchiola, l’odore del fumo dei camini. Passa il tempo e s’iniziano a respirare anche gli aromi e gli odori dei manicaretti che le famiglie al caldo delle loro case stanno preparando. Qualche uccello nel cielo volteggia emettendo dei suoni, chissà forse ci stava salutando. Io sogno, mi piace vedermi come un’anima leggera con le sue passioni, penso a tante cose... Ogni tanto mi sveglio dal sogno e mi accorgo che sto correndo, saluto gli atleti che raggiungo, mi fermo ai ristori ringraziando come sempre gli amici volontari e poi ritorno in balia dell’irrealtà, in un mondo non mondo.
Verso metà gara, come m’accade sempre, inizio ad allungare il passo fino ad avere una bella progressione. Alla fine ho avuto un solo rammarico, di non essere stato doppiato dal vincitore solo per una cinquantina di metri. Se me ne fossi accorto, avrei rallentato e nel mio piccolo gli avrei tributato i meritati onori.
All’arrivo, ad aspettarci il sorriso di Monica che cingeva il collo degli atleti con una particolare medaglia di legno e la moglie di Enrico, Maria Luisa, che applaudiva tutti.
Quando ho oltrepassato il traguardo, la prima cosa che ho urlato è stata: “Grazie a tutti”. Si, grazie per averci regalato un’altra bella domenica e sono sicuro che l’anno prossimo tanti altri ancora si uniranno a noi. Il numero dei finisher di quest’anno ha premiato il lavoro degli organizzatori e di ciò sono felicissimo perché lo meritano.
Un grazie particolare anche a Denise sempre pronta con la sua macchina fotografica ad immortalarci sfidando il freddo e le nostre battute.
Per concludere una sola cosa non mi è andata giù e lo devo dire a tutti: “Enrico, ti avevo chiesto le calze bianche e me le hai date arancioni... "Ahahahaha……" , finiamo con una bella risata.

martedì 10 gennaio 2012

1^ Maratona di Crevalcore: Tutti protagonisti !

Matteo: 20-1 16, parabola dei lavoratori della vigna.
Crevalcore (Bo), ore 15.24.
Da Porta Bologna spunta lo yemenita Salem Mohamed. La macchina dell’organizzazione lo segue, gli spettatori ne applaudono “la corsa” e, nell’aria, la voce dello speaker che lo acclama gli tributa i meritatissimi onori. Taglia il traguardo felice e sorridente, sul suo viso si legge tutta la stanchezza che solo una maratona sa regalare ai propri “figli”. Autografa il manifesto celebrativo della manifestazione e gli scattano qualche foto. “Avrà vinto”, si sarà chiesto qualche ignaro passante. “Sì, ha trionfato”. E’ arrivato al traguardo della regina delle corse su strada, che poi sia stato l’ultimo è solo un piccolissimo ed insignificante dettaglio.
Questo amici miei è stato lo spirito che ha caratterizzato e ammantato la 1^ Maratona della Befana di Crevalcore, “Memorial 7 gennaio 2005”.
Un sogno che avevano in due: Andrea Accorsi e Monica Barchetti, persone straordinarie e allo stesso tempo forti atleti di gare sulle lunghissime distanze. Questo loro desiderio ha iniziato a prendere forma quando dal calendario delle maratone fu cancellata quella del Brembo (bravi gli organizzatori orobici, meglio allestire un ottima half marathon che una maratona, dove, per mancanza di fondi adeguati, non avrebbe potuto offrire degli standard qualitativi di alto livello come da anni ci avevano abituato). La loro fantasia è diventata realtà il 6 gennaio 2012.
Non è stato facile coordinare una manifestazione podistica che prevedeva tante (forse troppe?) gare ma, loro, Andrea e Monica, volevano dare a tutti la possibilità di essere presenti e ci sono riusciti: Bene o male, poi dipende da quale chiave di lettura si voglia dare alla giornata. Allo stesso tempo hanno anche voluto omaggiare il paese dove vivono. Nel giorno della Befana, poi, data la sensibilità che li contraddistingue, non hanno dimenticato i bambini regalandogli le luci della ribalta con delle gare a loro riservate.
Da soli non potevano fare tutto ciò, così si sono avvalsi della collaborazione di Gozzi che è l’organizzatore della “collaudata” Maratona di San Silvestro, il quale, mettendo a disposizione il suo “know how”, ha aiutato e cogestito la preparazione dell’evento. Un gioco di squadra perfetto tra Amministrazione comunale, negozianti e cittadinanza ha fatto il resto.
Il fulcro della kermesse è stato la piazza principale di Crevalcore dov’era posta anche la linea della partenza e del traguardo. Nel raggio di circa trecento metri gli atleti hanno potuto disporre di tutti i servizi: Ritiro pettorali, ritiro pacco gara con consegna del chip, palestra, docce e deposito borse. Anche la pizzeria per il pasta party era in prossimità del centro, un posto caldo dove a scelta si poteva avere una lasagna o una pizza con bibita e caffè. Tutto molto comodo e veloce.
Sono arrivato nella località emiliano-romagnola domenica mattina presto, com’è mia abitudine. Molti atleti già erano presenti sul posto e l’istrionico speaker, Roberto Brighenti, animava come ben gli riesce il paese che lentamente si stava svegliando. Le facce un pò tirate del duo Accorsi-Barchetti, che forse sentivano più di tutti l’evento, stridevano con l’aria di festa che c’era. Non è facile convivere con la spada di Damocle sulla testa, il giudizio di tanti atleti pesa molto quando organizzi una manifestazione e loro tenevano a fare bella figura.
Alle nove e trenta è partita la maratona, gara alla quale ho partecipato. Dopo un piccolo giro in centro (forse un pò troppo scomodo farci passare sulla stretta pista pedonale), la strada ci ha portato verso la periferia. Un percorso abbastanza scorrevole con un cavalcavia ed un ritmo lento mi faceva correre,come sempre,in tranquillità ed allegria.
Ad un certo punto, la corsa, giustamente, è stata fatta passare all’interno del castello dei Ronchi, in realtà un palazzo del 1500 appartenuto ai conti Caprara ed attualmente di proprietà del Comune dal 1985. Questo modo di portare la gara a visitare e a valorizzare le bellezze locali lo trovo molto bello ed educativo.
Il percorso non era completamente chiuso al traffico, però, grazie alla collaborazione tra Carabinieri, Polizia Municipale e Protezione civile, non ho mai avuto la sensazione di pericolo. Di spettatori lungo il tragitto neanche a parlarne, però, ad un certo punto, correre nella solitudine è stato fantastico.
Il circuito da ripetere due volte verso la fine del secondo giro è stato flagellato da un vento freddo fortissimo che ha infastidito e tagliato le gambe a moltissimi atleti. Ho notato dopo la prima tornata che i ristori, sempre abbondanti e ricchi, non erano posizionati in modo rigoroso ogni cinque chilometri, ma, preferendo la praticità alla rigida e magari poco funzionale cadenza sancita dal regolamento, avevano una leggera differenza di distanza.
Lungo il percorso c’era anche lo spugnaggio caldo, cosa che sta prendendo piede in questi ultimi anni e sempre gradita agli atleti specialmente in una giornata fredda Da rivedere secondo me è la fine del primo giro, quando una segnaletica non perfetta poteva indurre allo sbaglio facendo confluire i maratoneti nella corsia di quelli che correvano la mezza.
Alla fine, quando anche l’ultimo atleta è arrivato, le facce degli organizzatori erano più distese. Mi sono congratulato con loro e gli ho chiesto il perché non avessero messo dei bagni chimici per le donne. La risposta mi ha lasciato basito: “Caro Cirinho, in queste piccole manifestazioni, noleggiando i bagni chimici, si rischia di non fare la gara, costano tantissimo!” Perché, allora, invece dei pacchi gara, non forniamo questo servizio agli atleti?
Una cosa bella che ho notato è stata la scarsità di bicchieri di plastica gettati sull’asfalto, bravi amici maratoneti.
Un’idea geniale è stata quella di unire tre manifestazioni: Maratona di San Silvestro, Maratona di Crevalcore e Maratona della Pace sul Lamone in un trittico con premiazioni annesse, il passo in avanti sarebbe se l’anno prossimo facessero anche uno sconto sull’iscrizione a chi partecipa a tutte e tre gare.

mercoledì 4 gennaio 2012

L'accoglienza di Calderara ha chiuso il mio 2011.

Col sorriso e la consegna della medaglia di finisher della Maratona di San Silvestro si è chiuso il mio 2011 agonistico. E’ proprio quel viso gioviale e quella onorificenza che premia chi si è sobbarcato i 42,195km di corsa che voglio restino impressi nella mia memoria, tali da poter scacciare i fantasmi di un’annata che sportivamente parlando, non posso che definire fallimentare... Calderara di Reno, una località della periferia bolognese, vede come ogni dicembre lo svolgersi di una manifestazione podistica che attira numerosi atleti da ogni latitudine italica. Una cosa normale, si potrebbe pensare, non tanto però se vediamo in quale giorno vede la luce questa kermesse e cioè il 31 dicembre. Così come nel 43 a.C., Ottaviano Augusto, Marco Emilio Lepido e Marco Antonio, s’incontrarono per stabilire la divisione dei territori appartenenti all’Impero romano, così ogni anno qualche centinaio di podisti o forse più, si riuniscono per spartirsi i circa 3.5km del circuito intorno al centro sportivo Pederzini, dove ha anche sede la Podistica Lippo Calderara, società organizzatrice l’evento.Un percorso tutt’altro che bello, una gara dove “fare il tempo” è difficile visto il “traffico” di atleti, le strade alcune strette e altre con cambi di direzione secchi. Aggiungendo a tutto ciò anche la collocazione nel calendario annuale in un giorno particolare come San Silvestro, una persona si potrebbe chiedere: “Ma cosa ci vado a fare a Calderara, meglio starmene a casa con la famiglia a festeggiare!”. E’ proprio qui, invece, il bello. Guardando bene gli atleti, le loro facce sorridenti e la voglia di stare in compagnia,viene proprio da pensare che quello è proprio il “cuore pulsante del circuito maratonistico”: Infatti, conoscendo poi quasi tutti, sono pochi quelli che vengono per la prima volta, mentre moltissimi sono i ritorni. Un’allegria che si sente nell’aria, si prende come scusa la gara, ma il motivo vero è il ritrovarsi, scambiarsi gli auguri e magari qualche regalo. Un’atmosfera familiare creata da Gozzi che veramente aiuta tutti a trascorrere una bella giornata. Tutto ciò che dico è confermato dal numero degli iscritti che premia chi si dà da fare per allestire la manifestazione.Qui non hai il Colosseo da ammirare, non hai Piazza del Plebiscito da guardare, non c’è Piazza San Marco da contemplare ma c’è chi ti accoglie, ti coccola e ti fa stare bene, cose semplici e fatte col cuore.Due cose sono cambiate rispetto all’anno scorso. La prima, la partenza è stata arretrata di qualche centinaio di metri ma il traguardo è rimasto dov’era e i giri son rimasti sempre gli stessi. A questo punto qualche domanda ai più è sorta: “Era l’anno scorso più corta o quest’anno più lunga? Chi certifica il percorso?” A questi quesiti gradirei che l’Organizzazione rispondesse, magari emettendo un comunicato per chiarire. L’altra diversità è stato il ristoro posto qualche decina di metri prima del traguardo e qui si è compiuto il miracolo... Non ho visto bottigliette o bicchieri per quaranta metri ed ho pensato: “Stiamo migliorando”. L’illusione però è durata poco, perché, subito dopo l’area del cambio delle staffette, la sede stradale era come sempre ricoperta da un manto di plastica. Cari amici perché, come fate sempre ai ristori, non avete buttato a terre le vostre bottigliette sotto il gonfiabile quando potevate fare bella mostra della vostra inciviltà davanti ai giudici, allo speaker e ai numerosi spettatori? Avete avuto paura dei rimproveri? Allora sapete anche che non si fa e quindi siete dei meschini.La gara è iniziata in orario, una splendida giornata ha accompagnato l’evento ed il morale di tutti era alto. Correndo a circuito ho avuto modo di doppiare e magari anche triplicare qualche amico (così come anche a me è successo) ma, i ripetuti incontri, invece di essere tristi perché si subiva “l’onta” del sorpasso, erano sempre fonte di battute, barzellette, foto.Come sempre, ho svolto un buon allenamento lento, mi sono fermato a tutti i ristori non dimenticando mai di ringraziare i volontari per la loro cortesia. Siparietti simpatici quasi ad ogni passaggio dal via con lo speaker Fabio Rossi che aveva una battuta pronta per me, come per tutti . In giro sul percorso come due falchi s’aggiravano i fotografi Antonio e Denise, sempre pronti a fissare con uno scatto i nostri atteggiamenti più strampalati.Alla fine una bella doccia calda all’interno del palazzetto, un buon pasta-party, a proposito, buona l’idea di far dare minimo un euro che andava in beneficenza, però avrei gradito sapere chi andava a beneficiare di questa raccolta, spero anche qui vivamente che l’Organizzatore rendi nota la cifra raccolta e il soggetto beneficiato. Un buon capo tecnico nel pacco gara (ed anche della mia taglia) era l’ultima sorpresa di questa bella e tranquilla giornata bolognese.Per concludere, voglio ringraziare gli amici che ho incontrato a Calderara, veramente tanti, chi m’incitava lungo il percorso e chi, avvicinandomi, mi diceva: “Sai, leggo sempre ciò che scrivi,complimenti.” Grazie a Tutti.


Ps. Se è possibile lungo il percorso mettete dei bagni chimici in modo che anche le atlete in caso di bisogno...

giovedì 15 dicembre 2011

Tanti elogi e piccole critiche alla 16^ Maratona di Reggio Emilia.

Domenica 11 dicembre, ore 15.00, chiude il sipario sulla 16^ Maratona di Reggio Emilia “Citta del Tricolore”. Un’edizione record che con i suoi numeri ha premiato l’organizzazione presieduta dall’amico Paolo Manelli. Una maratona, quella reggiana, che, cresciuta costantemente negli anni, è diventata un punto di riferimento per tutti gli atleti, vista la qualità dei servizi offerti e la bellezza del percorso. Un buon motivo anche per i loro accompagnatori per trascorrere un bel fine settimana in una bella città come Reggio Emilia.
Un plauso particolare va a chi pensò, tempo fa, d’inserire nel programma maratona delle visite guidate alla città che fu del primo Tricolore , col triplice intento di mostrarne le bellezze, allietare il soggiorno ed arricchire culturalmente i partecipanti, non dimenticando che tutto questo è offerto gratis.
Parlare bene della Maratona di Reggio Emilia è come parlare dell’ovvio, si sfonda una porta aperta, insomma è bella e basta! Proprio perché si è arrivati a questo punto, però, si devono fare alcune considerazioni e delle critiche costruttive affinché l’evento con l’andare del tempo diventi veramente una perla unica nel fantastico, ma mal gestito, mondo delle maratone in Italia. La mia non vuole essere una voce stonata nel coro ma solo una nota che si fa sentire in una melodia.
Ormai credo sia giunta l’ora di chiudere le iscrizioni ad un certo numero di partecipanti, magari 2800, dico questo perché con l’attuale percorso, che prevede nei primi chilometri due giri nel centro, anche giusti perché la corsa deve anche omaggiare la città che la ospita, ci sono degli enormi problemi dovuti ai cambi di direzione secchi che provocano, vista la marea dei partecipanti e la sede stradale stretta e umida, delle cadute anche serie da parte degli atleti. Penso che se dopo la partenza da corso Garibaldi, una volta imboccata la via Emilia e Viale Monte Grappa si andasse direttamente fuori, verso la collina, sarebbe meglio. Il fiume di atleti potrebbe esondare così nelle strade più larghe e comode della periferia e poi, una volta esaurita la sua foga, essere incanalato nel centro cittadino. Ci sarebbero così meno possibilità d’incidenti e più tranquillità per godersi il salotto bello di Reggio Emilia. Sicuramente ci sarebbe da lottare con i commercianti, con i permessi in Comune, però bisogna far capire a queste persone che questo evento è anche un’occasione per loro. Un altro particolare da migliorare è sicuramente il flusso di persone che entrano ed escono dal palazzetto dello sport al sabato sera e alla domenica mattina. Il palaBigi, ottima location per deposito borse, docce, stand e vicinanza dal punto di partenza/arrivo gara mostra delle crepe dal punto di vista dello scorrimento delle persone al suo interno. Perché allora non sfruttare un’altra uscita della struttura convogliando il “traffico umano” in varie direzioni? Ancora altri due piccolissimi dettagli da migliorare legati al fine gara sono: Un atleta che taglia il traguardo dopo cinque ore e mezzo-sei non può non trovare la medaglia (anche se questa arriverà a casa sicuramente quanto prima e su questo sono pronto a mettere la mano sul fuoco) e non può arrivare trovando intorno a lui gli operai che stanno già smontando le transenne ed i banchi dove sono appoggiati i teli già messi uno sull’altro pronti per essere portati via… Tutto ciò non è elegante e sembra come se si dicesse: “Dai aspettiamo te per chiudere, fai presto”, ciò non mi piace. Tutti, dal primo all’ultimo dei finisher, devono avere un degno arrivo.
Certo, queste piccole lacune che ho citato sono delle gocce che si perdono in un oceano dove ci sono: La gentilezza di Paolo Manelli quando mi sono iscritto, il sorriso di Cinzia quando ho preso il pacco gara, il ritiro velocissimo del pettorale, il caloroso incoraggiamento che abbiamo avuto ai fornitissimi e favolosi ristori gestiti dalle società podistiche, la simpatia dei volontari, il percorso completamente chiuso al traffico, il pantagruelico ristoro del dopogara, i bagni chimici lungo il percorso, le facce, le emozioni, le espressioni, i pianti, i sorrisi dei maratoneti che arrivavano, i loro commenti entusiasti nell’immediato dopogara, gli speaker Michele Marescalchi e Roberto Brighenti. Una parola d’elogio allo stoico Roby, sempre li sul palco dalle prime ore del mattino fino a quando anche l’ultimo degli atleti è arrivato a tagliare il traguardo, sempre pronto con la sua verve a tributare a tutti gli onori che gli spettavano.
Non voglio parlare della mia gara perché dovendo fare solo un allenamento lento, l’ho interpretata in quanto tale. Mi son fermato a tutti i ristori complimentandomi con i volontari, ho salutato i tantissimi amici e conoscenti sparsi lungo il percorso di gara, ho chiacchierato con altri atleti, insomma ho svolto un bell’allenamento in compagnia, cercando solo di restare nei limiti di tempo che mi ero prefissato e cioè 3h10’/3h15’.
Per concludere, il mio grazie come al solito va agli organizzatori e ai volontari che tanto si sono adoperati per noi e, mai come questa volta, vorrei estenderlo anche ai fotografi non professionisti che lungo il percorso immortalano le nostre gesta mettendo poi a disposizione e gratis i loro scatti sui siti podistici. Non posso però non ricordare, ringraziandoli, tutti gli atleti, tutti gli amici che sono venuti a Reggio Emilia in questo week-end di fine autunno e che hanno colorato simpaticamente la città rendendola più viva e calda. Credo, infine, una cosa: In altre città dove si va a correre, lo si fa per aggiungere una gara al nostro curriculum sportivo, a Reggio Emilia, invece, lo facciamo perché la corsa ce la fanno sentire nostra.
Tra i tanti amici che ho avuto il piacere d’incontrare ne vorrei menzionare uno su tutti: Simone Leo, non è un top runner ma un Campione nella vita di tutti i giorni. Con l’Associazione “Dico no alla droga” combatte contro la disinformazione, la confusione e le leggende metropolitane che ci sono a riguardo dell’uso di certe sostanze e lo fa attraverso la prevenzione, parlando ai giovani e non solo. Mi piaceva ricordarlo.

venerdì 18 novembre 2011

25^ Turin Marathon: Bella ma con dettagli da migliorare.

Un successo con alcuni dettagli da migliorare: Non ho altre parole per descrivere la venticinquesima Turin Marathon. Un’edizione che ha visto una partecipazione record ed un numero di finisher superiore rispetto all’anno precedente di ben 582 atleti. Di tutto ciò si deve ringraziare il sig. Chiabrera che, avvalendosi della collaborazione di persone competenti, ha costituito un’efficiente ed eccellente macchina organizzativa la quale, lavorando in modo certosino ed indefesso, ha allestito un’ottima manifestazione. Torino, già dal giorno precedente la gara, è stata invasa da podisti di tutte le età e di tutte le ”velocità”; infatti, non solo la maratona, ma anche la StraTorino e la Junior marathon prendevano il via dal centro dalla città piemontese.
L’ex capitale d’Italia, nella sua veste austera ha mostrato le proprie bellezze e si è ripresa, almeno per un fine settimana, il vecchio scettro ponendosi meritatamente al centro dell’attenzione. Musica, tanta allegria e cordialità, insieme alla conferma che Torino è una città molto sottovalutata dai più, hanno reso questo week-end fantastico. Sono giunto, infatti, nel capoluogo sabaudo nella giornata di sabato, ho fatto un giro in città sotto i portici medioevali e poi mi son recato al centro maratona in piazza Castello, luogo che vedrà anche la partenza ed il traguardo della gara l’indomani mattina. Tutto molto veloce e tranquillo, il ritiro del pacco gara (molto bello lo zainetto) e la visita agli stand. La cordialità degli addetti e la simpatia degli atleti che arrivavano rendevano il pomeriggio ancora più piacevole. All’imbrunire, il pasta party, allietato dalla musica, allestito in piazza San Carlo, forse visto l’orario ed il periodo poteva essere gestito logisticamente in modo diverso. La sera del sabato l’ho trascorsa in allegria col gruppo dei pacer, al quale va un plauso particolare perché il plotone “pilotato” da Mauro Firmani ha colorato allegramente ed in modo simpatico la città svolgendo alla grande il suo dovere: Ben 29 dei 30 pacer, infatti, sono arrivati in perfetto orario al traguardo tra i ringraziamenti dei tanti atleti che grazie ai ”palloncini” hanno visto premiati i loro sforzi e coronati i loro sogni. A cena, in albergo, si è unito a noi anche quel campione di Giorgio Calcaterra, sempre pronto a dare un parola d’incoraggiamento a tutti coloro che ne avevano bisogno e mai stanco di fermarsi con chi gli chiedeva una foto o quant’altro. Lui, prima di tutto una brava persona e poi un grandissimo atleta, insieme a Ivan Cudin, altro fulgido esempio di lealtà e semplicità ,sono gli esempi da seguire in uno sport sempre meno vissuto sul “campo”, mal proposto in tv, sottovalutato dalla carta stampata e urlato su alcuni siti.
Domenica mattina, un cielo azzurro ed clima frizzante hanno avvolto gli atleti, mentre le note dell’inno nazionale cantato da Arianna Bergamaschi echeggiavano e volteggiavano nell’aria, caricando ancora di più tutti quanti. L’assenza, però, delle “griglie” alla partenza ha scontentato più di qualche partecipante, sono convinto che gli amici di Torino sapranno porre rimedio anche a questo neo. Alle nove e trenta, la gara è partita e il fiume di persone ha inondato le strade ed i viali della città. Io mi divertivo a salutare gli amici che mi passavano ed intanto procedevo con tranquillità assoluta con i pacer delle tre ore e trenta ai quali avevo promesso di dare una mano. Tutto bello fino al quattordicesimo chilometro, quando all’angolo di via Stupinigi, l’amico Paolo, coperto da altri atleti, non ha visto, una ringhiera che separava la sede stradale dal tratto pedonale e l’ha urtata violentemente procurandosi un grosso ematoma all’altezza del torace stramazzando a terra con problemi di respirazione. Il prossimo anno spero che provvedano a segnalare in modo vistoso questo ostacolo, perché la gara in quel punto è ancora all’inizio, il plotone è compatto e la scena potrebbe ripetersi. Vedendo l’accaduto non ho esitato a fermarmi e a prestare soccorso. Le persone che avevano assistito alla scena dai balconi delle loro case ci hanno aiutato tantissimo dandoci una coperta, del ghiaccio e proponendosi di accompagnare l’infortunato in ospedale Un grazie di cuore. Intanto la corsa passava disinteressandosi di quello che accadeva, solo un altro atleta si fermava a prestare soccorso… Il tempo passava e dopo quasi sette minuti è arrivata una volontaria della Croce Rossa che si è presa cura dell’incidentato e mi ha detto che potevo andare. A questo punto, però, avevo accumulato un discreto ritardo rispetto ai “palloncini” con i quali dovevo collaborare. Un rapido conteggio dei tempi e calcolo che correndo mediamente a 4’15” al km li avrei raggiunti in 11km. Così tra lo stupore di tutti, correvano a 6’00” al km, e le urla di scherno: “Ma dove vai?  Così al traguardo non arrivi…”, “Se sei così veloce, come mai sei così indietro, rallenta e ascolta i consigli”, iniziavo la rimonta. Li ascoltavo e dentro di me ridevo come un pazzo. Un pò prima del venticinquesimo km vedevo coronato il mio tranquillo inseguimento. Tutti mi chiedevano dell’accaduto: “Cavolo, credevo fosse passato inosservato...!”.
Da lì in poi, fino al traguardo, è stato tutto molto divertente, procedevamo ad un ritmo costante, io spronavo un pò tutti quelli che ci seguivano e tutti quelli che, ormai sfiniti, “raccoglievamo” per strada. Prima dei ristori, allungavo il passo e prendevo quattro, cinque bottigliette d’acqua per distribuirle al gruppo in modo che non rallentasse il suo incedere. Anche sui ristori ci sarebbe da dire qualcosa, questa volta però agli atleti. Il solito mare di plastica sull’asfalto, il solito menefreghismo di tanti, molti, partecipanti. Ma è così difficile essere educati e dotarsi di senso civico? Tantissimi avevano anche il pettorale col quale partecipavano alla campagna del correre pulito, del correre verde. Ipocriti! Andrebbero squalificati senza appello, che pena mi fanno! Ho notato un grandissimo spreco d’acqua, sicuramente le bottigliette sono meglio dei bicchieri che si rovesciano sul tavolo ma, gran parte del loro contenuto va perso inutilmente, allora in commercio ci sono dei bicchieri con acqua sigillati e sono un pò più grandi di quelli che normalmente si vedono sui tavoli ai ristori, contengono una quantità di liquido che è la via di mezzo tra le soluzioni che generalmente si adottano e sono pure comodi da tenere in mano.
Ritornando alla gara, dopo il lunghissimo corso Francia. si arriva in città, ormai i giochi sono fatti, incito ancora di più gli amici, il traguardo è lì, distante trecento cinquanta metri, ormai hanno le ali ai piedi, il mio bandierone nerazzurro già sventola da qualche chilometro su Torino e non vi dico i commenti. Arriviamo al traguardo in perfetto orario: Tre ore, ventinove minuti e quarantadue secondi. Un bacio alla gentile signora che mi mette al collo la medaglia e, subito dopo, un ristoro spartano dove comunque c’era l’indispensabile e senza sprechi di cibo. Molto veloce la raccolta borse e poi una bella doccia calda. Molto indovinata la location del fine gara, la piazza adiacente al palazzo Reale si è mostrata perfetta per i servizi che doveva fornire. Una bella maratona, una giornata fantastica e qualcosa da migliorare. Forza Turin Marathon, sono convinto che l’anno prossimo saprai fare ancora meglio.
Ho iniziato facendo i complimenti a Chiabrera, vertice dell’organizzazione. ma non dimentico di ringraziare e congratularmi con Marco Ronco, gli amici della cascina della Marchesa (sede Turin Marathon): Simone, Irene, Alessandra, Chiara, Alessandro, ancora poi un plauso a Mauro Firmani che ha gestito i pacer e gli ambasciatori della Turin Marathon, un grazie va pure a tutti i volontari, che con la loro preziosissima opera hanno fatto in modo che tutto si svolgesse in modo fluido. Se ho dimenticato qualcuno chiedo scusa. Volete sapere chi sono, se il nome non vi dice niente? Sono quello che corre con la bandiera dell’Inter…

giovedì 13 ottobre 2011

Campionato Italiano Fidal 24 ore Fano : ...Una bella esperienza.

Il fine settimana scorso ha visto correre, nella bella cittadina marchigiana di Fano, il campionato italiano Fidal della 24 ore. Un evento da me preparato scrupolosamente curando oltre che l’aspetto fisico e mentale, anche particolari come l’alimentazione, i ristori, i cambi vestiario e tutto quello che una gara del genere prevede. Tutto fatto con molta cura essendo, questa manifestazione, uno dei miei tre obiettivi stagionali, dopo la 100km di Seregno e la Nove colli running. A questa gara, però, tenevo particolarmente per vari motivi. Il primo è perché l’avevo voluta correre fortissimamente e da qui poi doveva nascere la stagione agonistica prossima, che prevedeva “l’attacco” ad una convocazione nella nazionale della 24h, oppure ottenere come risultato minimo un chilometraggio tale da permettermi almeno la domanda di partecipazione alla Badwater Ultramarathon (come da accordi presi con gli organizzatori americani). L’altro motivo era il non voler deludere il mio allenatore, la mia società, l’equipe che mi assiste e tutti gli amici che mi seguono con ricambiata simpatia e affetto. Ciò non è accaduto e di questo mi è dispiaciuto fortemente appena conclusa la corsa. Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questa cronaca perché a mente lucida si riesce sempre a ragionare meglio, valutando ciò che a caldo, altri fattori come la tristezza, lo sconforto e la stanchezza, non ti fanno vedere. Appena tagliato il traguardo agli amici ho detto che era stata una debacle clamorosa, una Caporetto in terra marchigiana, insomma una disfatta eccezionale. Tantissimi messaggi e telefonate di stima, insieme a qualche giorno di riposo, mi hanno aiutato a fare chiarezza su tutto. Ciò che però mi ha permesso di vedere il classico “bicchiere mezzo pieno” e per questo lo ringrazio, è stata una lunga chiacchierata con Andrea Accorsi, uno dei pochi che veramente capisce il mio modo d' intendere e di vivere le corse. Una persona ”profonda” che va oltre le apparenze, oltre la superficie delle cose, vede in me atleta quello che veramente sono e non quella immagine che purtroppo appare a tanti, cioè quella di un fanatico all’eccesso. Dopo aver parlato con lui sono molto più carico e pronto a ripartire con nuovi stimoli, proiettato già a progettare una 24h da correre in primavera sicuramente all’estero e poi, siccome il mondiale dovrebbe essere a settembre, … I giorni che hanno preceduto il viaggio per Fano mi hanno visto molto attento a quelle che potevano essere le condizioni meteo durante la gara, in modo da non trovarmi impreparato di fronte a niente. Tutto sembrava ok, solo sabato mattina era prevista un pò di pioggia e davano una bassissima percentuale di precipitazione durante la notte: Non è stato propriamente così alla luce dei fatti. Una giornata fantastica alla partenza ma, durante la notte, una tempesta di acqua e grandine si è abbattuta sul circuito Enzo Marconi di Fano facendo saltare i piani di tutti gli atleti ma con questo non voglio dire che per lo specifico sia stato un risultato falsato, chi ha vinto lo ha fatto con merito, chi mi è arrivato avanti è stato più bravo di me e chi comunque ha visto la fine ma anche chi si è fermato  è stato un grande e a tutti vanno i miei complimenti e la mia stretta di mano. Potrei aver da ridire su alcuni altri particolari, ma se i giudici non hanno visto oppure hanno ritenuto regolari certi comportamenti, non sarò certamente io a polemizzare ma sarà la coscienza degli stessi atleti che ogni tanto si farà sentire ed una “vocina” ricorderà loro che certe cose non andavano fatte e ciò sarà molto più duro da mandare giù rispetto ad un giudice di gara che ti sanziona. Venerdì 07, vigilia della gara, un acquazzone si abbatte su Reggio Emilia facendo cambiare i piani per la partenza, non più in treno ma in macchina col mio amico Andrea, il quale aveva pure prenotato una camera doppia in albergo facendomi desistere dal mio intento di dormire sulle brande messe a disposizione dagli organizzatori. La pioggia ci accompagna per tutto il viaggio ed una volta arrivati, sistemati in albergo, andiamo a ritirare i pettorali. Ho subito una buona impressione di tutto, del circuito tutto chiuso, transennato ed asfaltato in un bel parco, dell’organizzazione e dell’accoglienza riservataci. I fratelli Aiudi, con il loro staff, si prodigano affinché tutto vada per il verso giusto mentre un’atmosfera familiare regna all’interno dell’area. Mi viene indicato dove sono posti i ristori lungo il percorso e quanti ne sono presenti: Sono due nelle ore che portano all’imbrunire, mediamente ogni chilometro e cento metri circa, diventeranno uno quando calerà la sera e purtroppo non ce ne saranno quando il nubifragio si accanirà su Fano, fermo restando che si poteva utilizzare (l’ho saputo dopo) il ristoro posto vicino alla tenda dove si potevano fare i massaggi, al quale però si doveva giungere da un percorso obbligato e non da altre parti del circuito pena la squalifica. Mi indicano dove saranno ubicati i ristori personali, dove poter fare i massaggi, dove eventualmente riposare, i vari punti del percorso dove si può uscire e tante altri particolari. La sera, un bel pasta party anche abbondante, e la presenza di tanti amici con i quali si scherza e ci si diverte, faranno da viatico alla notte che precederà la gara. Il sabato mattina ha un cielo sereno ed una temperatura piacevole a dispetto delle previsioni. Arriviamo al parco dove tutta l’organizzazione si sta mettendo di nuovo in moto, i giudici controllano i loro dettagli e noi atleti prepariamo la nostra postazione personale nell’area lungo i cento metri che precedono il traguardo che ci servirà lungo le ventiquattro ore di gara. Dispongo così i miei ristori, i miei cambi e poi piazzo lì anche il bandierone dell’Inter in modo che da lontano io possa vedere subito a quale distanza sia il mio posto senza sbagliare. Siamo tutti all’opera e tutti ignari della sorpresa che Dio Pluvio ha in serbo per noi tra una dozzina d’ore. Il tempo trascorre, per quello che mi riguarda, come al solito nella più totale tranquillità, conscio delle mie possibilità di far bella figura e di raggiungere uno dei risultati che mi ero preposto alla vigilia che derivavano dal sapere il modo col quale mi ero allenato e dal modo d’approcciare alla gara. Mi tiene compagnia il mio i-pod con la megacuffia che mi isola da tutti. Mancano circa quindici minuti e i giudici iniziano a fare la spunta dei partecipanti. Ormai, ci siamo. Andiamo in una parte del percorso dove è prevista la partenza e che permetterà agli atleti che correranno la cento chilometri di avere il loro fine gara proprio al passaggio sul traguardo, si, perché oltre alla ventiquattrore si correrà la corsa testé citata, la sei ore e la dodici ore. Io la definirei una festa dell’ultrarunning, ma si vede che Dio Pluvio non era tanto d’accordo, oppure non era stato messo al corrente. Ore 10.00: Parte la kermesse. Lungo la pista si vede subito e chiaramente quale atleta partecipa ad una gara ben precisa. Le velocità sono diverse e diminuiscono man mano che la gara d’appartenenza s’allunga. Vedo due treni che mi doppiano ogni tanto e sono Marco Boffo e Francesca Marin, anche se poi lei nel finale avrà un piccolo rallentamento. Io e tanti altri facciamo corsa tranquilla visto il numero di ore che abbiamo da correre. Il mio ritmo al giro è abbastanza regolare, 12’ alti e 13’ bassi con giri di 14’ ogni ora quando mi fermo per prendere il gel ed il piccolo pezzo di pane con bresaola oppure con olio al ristoro personale, questo fino al quarantesimo giro (oltre 88km, circa 08h 45’). In queste ore mi sono divertito come un matto senza accusare la benché minima fatica. Correre con Angela Gargano, Giuliana, Paola, Adele, Marinella e tantissimi altri amici, era sempre uno spunto per una battuta, per un incitamento e per una risata, tutto fantastico così come il pomeriggio sotto un pallido sole con tutti gli accompagnatori che facevano il tifo e prendevano la tintarella. Corro il quarantunesimo giro un pò più lentamente per dare un pò di conforto ad un amico, prima che atleta, che era in difficoltà, sempre però come prevede il regolamento affiancandolo per qualche metro e poi tenendomi a debita distanza, e poi continuo così fino alla quarantacinquesima tornata (circa 100km in 10 ore). Un particolare, però, mi balza agli occhi, poi confermato anche da altri partecipanti, il Garmin segna 3 km in più... Mah?! Seguono due giri mediamente intorno ai 15’ e decido di fermarmi per un massaggio. La sosta mi fa percorrere il quarantottesimo giro in 29’, però non ci sono problemi, continuo ad essere nel gruppo di testa di una gara che vede al comando il reggiano Stefano Verona. Proseguo tranquillamente a girare tra i 13’ alti e 15’ bassi, questo dovuto al fatto che mi fermo ad entrambi i ristori che intanto già avevano fornito pasta a chi ne voleva. Il cinquantasettesimo e il cinquantottesimo giro sono lenti perché mi distraggo a studiare le condizioni del cielo che, dall’esperienza che mi deriva dall’essere un ex navigante, mi sembra non promettere niente di buono. Anche col buio riesco chiaramente a vedere dei nuvoloni carichi di pioggia e così, come nei migliori gran premi di Formula Uno, dove anche la tattica e la strategia la si adegua a volte agli imprevisti e va studiata al momento, cerco d’anticipare tutti gli altri e mi preparo alla pioggia, consapevole che sul breve avrei perso qualcosa, ma che alla lunga questa scelta m’avrebbe premiato. Ancora qualche giro ed ecco giungere la pioggia che nel volgere di qualche decina di minuti si tramuta prima in un acquazzone poi in violenta grandinata. Non c’è più il ristoro, non ho la possibilità di bere qualcosa di caldo e a questo punto decido di fermarmi perché temo per la mia incolumità fisica. Pochi temerari restano fuori, qualcuno pagherà dazio dopo, altri invece vedranno premiata la loro caparbietà e si piazzeranno nelle prime posizioni in classifica finale. Anche chi era in testa alla gara, Stefano Verona, si ritira e da quel momento Tallarita prende la testa della gara, ma poi anche lui alzerà bandiera bianca dopo il temporale, rientrando in gara all’alba quando i giochi saranno ormai fatti ma comunque in tempo per vincere un bell’argento master. La mia sosta dura circa un’ora e dieci, ho il tempo d’asciugarmi, mettermi degli indumenti asciutti e di mangiare un pò di pane con bresaola. Intanto, fuori un forte vento gelido spazza via tutto facendo tabula rasa. Riparto compiendo altri cinque giri, di cui due un pò lenti, ma ormai la gara è compromessa, il freddo si è impossessato del mio corpo, il fisico cerca di combattere, la mente lucida invece mi consiglia di rientrare ancora cercando di riscaldarmi e di riprendermi. Altra sosta di un’ora steso sulla panca dei massaggi con una coperta addosso. Mi ridesto e parto ancora, compio un altro giro ma camminando ad passo lentissimo quasi 30’ per percorrere un pò più di due chilometri. Sono una nave alla deriva, ho freddo. Angela Gargano, vedendomi, mi chiede se avessi bisogno di una felpa, di guanti o di quant’altro, purtroppo le dico che ormai è andata così e che sto cercando un motivo per uscire da questa crisi e mi rifermo ancora. Sosta di un’ora e mezza questa volta senza stendermi e senza coperta, solo sotto la tenda seduto. Ad un certo punto, una voce mi dice: “Dai Ciro, forza proviamo!”. Questa non è la voce della coscienza, ma è Adele Di Lorenzo, un’altra atleta che fino al patatrac si stava giocando la vittoria della gara. Prendo un busta dell’immondizia e la metto sotto il k-way cercando di “sigillarmi” sempre di più e vado convinto di camminare fino allo scadere della ventiquattresima ora. Questo mio camminare mi dà la conferma di un dato che già era in mio possesso e che aveva solo bisogno di essere avvalorato: Purtroppo, quando cammino, sono molto più lento rispetto agli altri che fanno la mia stessa cosa. Questo aspetto sarà da migliorare nei prossimi mesi con allenamenti specifici. Ancora una volta fuori e, dopo questa ulteriore sosta, ancora un giro a camminare, poi all’improvviso s’accende la luce: Forse il pensiero che qualche amico ha percorso un pò di chilometri per venire a fare il tifo per me e che qualcun altro ancora mi ha promesso la sua presenza verso la fine della gara mi mette le ali ai piedi . Compio il settantatreesimo giro in 11’46’’, molto veloce rispetto agli altri e rispetto al mio inizio gara. Ormai il treno è partito. Mi rifermo, però adesso per spogliarmi della roba che avevo addosso, mi metto a correre in canottiera e pantaloncino corto, credo di essere stato l’unico ad essere vestito così. La settantaquattresima tornata (ultima sosta) sarà l’ultima di 18’. Sono le sette e mezza del mattino mancano due ore e trenta alla fine ed i miei giri successivi saranno : 75 – 10’41’’ ; 76 – 11’08’’ ; 77 – 10’42’’ ; 78 – 10’16’’ ; 79 - 10’48’’ ; 80 – 10’42’’ ; 81 – 10’53’’. Ormai senza cronometro, lasciato nel borsone e senza riferimento sui giri compiuti corro libero da ogni pensiero, sono leggero e felice. Vedo gli amici soffrire di una sofferenza che non m’appartiene più, stringono i denti ed i loro fisici sono molto provati. Guardo il cronometro solo al passaggio sul traguardo, il monitor che era li il giorno prima non era stato più in grado di funzionare dopo la bufera notturna. In questa mia folle corsa riesco a recuperare tre giri all’atleta che è in testa alla gara, recupero su tutti e alla grande, al punto che chi mi è davanti, quando lo passo mi chiede, forse temendomi, che giro io stia correndo. Una cosa che mi ha fatto piacere è stato vedere un atleta come Fatatis, fresco vincitore della 6 ore di Seregno, anche lui nuovo a questo tipo di gara e ritiratosi, fare il tifo per me e farmi i complimenti ogni volta che passavo vicino a lui. A questo punto un giudice di gara mi dice che sono sesto, non ho possibilità di prendere il quinto che è Vito Intini, anche lui corre ad un buon ritmo anche se più lento di me, perché alla ricerca del podio e che il settimo uomo è dietro di me di una dozzina di chilometri. Così gli ultimi tre giri saranno un po’ più lenti : 82 – 11’28’’; 83 - 12’06’’; 84 - 14’09’’. Controllando le ultime due ore e mezza di gara credo di essere stato in assoluto il più veloce. Prima di concludere l'ultimo giro, mi fermo ancora alla tenda per prendere una maglietta che avevo preparato in onore di un mio amico, Efisio, anche lui giovane maratoneta, prematuramente scomparso poco tempo fa. Dopo la gara,una bella doccia e un ricco pasta party. Resto lì anche per le premiazioni in modo da onorare e dare il giusto e meritato tributo a chi è stato più bravo di me. A mente fredda mi resta dentro la felicità d’aver vissuto una fantastica esperienza, dopo di tutto era la mia prima prova in una 24 ore su un circuito, la consapevolezza d’aver dato spettacolo verso il finire della gara e di aver regalato delle emozioni a chi era li a guardare questo ometto che, dopo 23h30’ di corsa, correva come un ossesso. Domenica scorsa ho detto: “E’ tutto da buttare”. Dopo la telefonata con Accorsi dico: “Da qui si parte e sicuramente ne vedremo delle belle”. Adesso un pò di vacanza a casa mia a Rio de Janeiro, poi si ricomincerà con la testa bassa a macinare dei chilometri, riprendendo la rotta verso quel sogno che sicuramente non è li per non essere raggiunto. Sono sicuro, ce la farò! Ah, dimenticavo,alla fino ho finito al sesto posto percorrendo 193,623 km.

martedì 27 settembre 2011

6 Ore di Seregno 2011.

La gara di Seregno è stata l’ultimo allenamento lungo e lento in vista della ventiquattr’ore di Fano che si correrà nella cittadina marchigiana nel secondo fine settimana di ottobre. Dalla gara brianzola cercavo delle risposte dal fisico e dalla “testa”, puntualmente avute,che sto,elaborando insieme ad altri dati. Volevo correre, in modo tranquillo, circa settanta chilometri ad andature crescenti ogni due ore e nonostante qualche inconveniente mi sono avvicinato molto a tutti e due gli obiettivi… I chilometri alla fine sono stati 69,355 e le andature sono andate in crescendo ma non nella proporzione e nella facilità che speravo, colpa di due grossi problemi che ho avuto, uno, proprio, dovuto alla sfortuna. Partiamo dall’inizio…Non è un sabato festivo per me, la sveglia suona alle tre e mezza ricordandomi che devo andare a lavorare. Verso le undici, il mio amico Andrea viene a prendermi e partiamo alla volta di Seregno. Durante il viaggio verso la Brianza tutto fila per il verso giusto fin quando non arriviamo alla barriera di Milano Melegnano, dove c’è la solita lunga e lenta coda. Perdiamo tanto tempo, poi, quando crediamo di aver lasciato alla spalle i rallentamenti, ecco tutta una serie di lavori in corso che ci fanno giungere nel luogo della partenza gara solo venti minuti prima dello start e dovendo ancora ritirare i pettorali, non è che avessimo tanto margine. Giunti al parco “2 giugno” alla Porada vediamo tanti gazebi, alcuni ospitano i ristori ed altri le società che partecipano alla prova a squadre, tutto il percorso è segnato per bene, metri e metri di nastro lo delimitano . Posso sicuramente affermare che l’organizzazione ha lavorato abbastanza bene e che solo nel finale della gara hanno trovato conferma alcuni dubbi che m’erano venuti subito. Tutto ciò, però, non influisce sul giudizio più che buono che esprimo sulla gestione dell’evento, anzi mi fa piacere ricordare che gli stessi organizzano una bella 100km che si tiene in primavera e il prossimo hanno saranno i padroni di casa del campionato mondiale della medesima distanza. Tanti atleti presenti, diciamo i “soliti” che chiacchierano un pò di tutto spensieratamente e noi, che in fretta e furia ritiriamo il pettorale, iniziamo la vestizione vicino alla macchina. Ormai mancano cinque minuti e ci si porta alla partenza… Ore 14.00,pronti via. Un pomeriggio da circa trenta gradi ed un’afa opprimente ci accolgono all’interno di questo polmone verde in terra lombarda. L’andatura molto cauta (5’10"km) fa in modo che mi rilassi e chiacchieri con altri atleti. Terminato il primo giro e vedendo che in alcuni punti si restringe capisco già che li, verso la metà della gara, potrebbero sorgere delle difficoltà dovute alle diverse andature dei partecipanti. Il tempo trascorre, i giri si susseguono ed anche le espressioni sui volti degli atleti cambiano diventando sempre più tese e affaticate così come si appesantiscono anche le loro andature. Sul percorso incontro tantissime persone che conosco e sono li a fare il tifo vivendo anche una bella giornata di sport. E’ presente sul percorso anche Monica Casiraghi, stavolta però non come runner. La pluridecorata atleta della nazionale aiuta i suoi amici con i ristori personalizzati e non fa mai mancare a tutti noi una parola d’incoraggiamento. Contemporaneamente alla nostra gara si svolge anche quella a squadre la quale però ha un altro percorso che s’incrocia col nostro per una cinquantina di metri quando si transita dal traguardo, questa particolarità mi permette di salutare tantissimi altri amici e trovo perfino il tempo di fermarmi, con piacere, quando incrocio Alessandra con la quale scatto una foto con bacio annesso. Per me questa gara è solo un allenamento e la prendo allegramente rispettando però sempre quello che devono essere i passaggi chilometrici. Trascorse due ore però, causa acqua un pò più fredda del solito presa al ristoro inizio ad avere problemi di stomaco e diarrea. Mi fermo diverse volte per andare al bagno perdendo molti liquidi che però reintegro in parte ai ristori successivi. In una di queste soste al bagno chimico perdo anche una lente a contatto e questo per me è un dramma. Resto li qualche minuto a cercarla per terra e fortunatamente la ritrovo, naturalmente non posso rimetterla, così faccio un giro completo di percorso con la lentina in mano cercando anche di non danneggiarla per poi riporla nel marsupio al ristoro. Da quel momento, per me, inizia una gara un pò diversa da quello che avevo prospettato, perché correre vedendo pochissimo da un occhio mi provoca un forte mal di testa e questo un pò m’innervosisce. Da lontano iniziano a manifestarsi i primi fulmini e da li a poco su Seregno si abbatterà un temporale che unito ad un vento forte e freddo saranno nostri compagni di gara fino al traguardo. Intanto risolto il problema intestinale che m’aveva anche fatto rallentare ma mai camminare, provo a fare un giro allungando il passo, facendo in modo che i muscoli si riprendano da quel torpore nel quale si erano adagiati. Primo mezzo giro un pò “duro di gamba” poi dopo tutto con estrema facilità. Lungo il percorso, durante una sosta precedente m’ha doppiato Valerio Fatatis, che poi sarà il vincitore, ma non me ne sono accorto. Ormai manca circa un’ora e un quarto alla fine e decido di allungare ancora un pò e vedo che tengo bene. Sul circuito nessuno corre più e mi chiedo allora in quale posizione io mi possa trovare, all’improvviso mi passa Lucas che ha un bel passo, un saluto al volo e va… Verso la fine delle sei ore dal percorso iniziale ci fanno andare sul giro più corto per permettere poi la misurazione dei chilometri, la strada è stretta e moltissimi atleti camminano chiacchierando come se facessero una passeggiata impedendo a noi di correre bene, è tutto un zig zag, tutto un toccarsi… Alla fine in classifica sono settimo e vincerò la mia categoria, però dal podio non è che sarò tanto distante. Concludendo, quattro chiacchiere con gli amici al ristoro sotto la pioggia ed il recupero del marsupio con la lente a contatto. Sudato e bagnato, dal freddo, batto i denti e solo una bella doccia calda in uno spogliatoio confortevole mi rimette in sesto. Vado alla premiazione, ritiro il mio premio e ringrazio Molteni che è tra gli organizzatori di questa bella kermesse e ritorniamo a casa. Quando poi il giorno dopo leggo la classifica relativa ai giri percorsi con annessi i tempi, scopro che gli ultimi miei chilometri oltre ad essere stati corsi in progressione, sono stati i più veloci di tutti, è questo è indice sicuramente di una buona condizione.