venerdì 15 giugno 2012

Milano,Parco Sempione: Campionato Italiano 24 ore 2012.

Ciro di Palma Milano24 da staffettistaRSi è svolta tra il 9 e il 10 giugno scorso la Milano24 (cui era abbinata una 6 ore – la Milano6 – e una Staffetta 24X 1 ora – la MilanoXTutti – all’insegna della solidarietà.
Anche Ciro Di Palma c’era: non per partecipare ad una delle due ultramaratone in programma (tra l’altro, essendo nell’imminenza di una altro imminente appuntamento ultra-podistico – il Giro del Lago Balaton in Ungheria). Ciro é stato presente con grande senso di solidarietà sportiva per tutta la durata della manifestazione, pur correndo solo una frazione della gara a staffetta.
Quello che segue è il suo resoconto sulla manifestazione, di cui illustra i tantissimi aspetti positivi, non rinunciando ad esprimere tuttavia qualche notazione critica ai fini di un miglioramento della gara, in vista di una possibile assegnazione del Mondiale 24 ore, forse nel 2015.
Ecco il suo articolo.

(Ciro Di Palma) Dopo la catastrofe sismica che il nostro paese ha subito in questi giorni, era obiettivamente difficile organizzare una gara come il Campionato italiano 24 ore, arricchito da una 6 Ore e da una staffetta 24x 1ora (MilanoXTutti). Non era facile, ripeto, da due diversi punti di vista: Il primo logistico e il secondo economico.
Allestire una manifestazione del genere, vuol dire dotarsi di infrastrutture mobili come tende, avere a disposizione tanti lettini o brande per far riposare gli atleti durante la notte o quando la stanchezza inizia a far capolino, disporre di molti volontari che gestiscono i ristori e, all’occorrenza, in determinati orari, forniscono dei pasti caldi. Purtroppo e giustamente  gran parte di tutto ciò è stato convogliato nelle zone di maggior bisogno e, per far fronte a questo drammatico imprevisto, gli amici meneghini hanno dovuto dare il meglio di se stessi affinché tutto andasse per il giusto verso.
Alla fine non ho sentito uno di noi che si lamentasse di qualcosa ed eravamo tutti contenti.
E’ stata approntata una kermesse minimal, ma l’impegno mostrato dal Road Runners Club Milano è stato, ripeto, encomiabile. Certo, una critica o forse più di una gli va pure mossa, ma sempre nell’ambito di un futuro miglioramento stante la loro volontà di preparare un Campionato del Mondo della 24 ore nel prossimo futuro [probabilmente nel 2015].
Una cosa da rivedere è sicuramente il percorso, troppo stretto per ospitare tanti atleti e un pò pericoloso, se, come nel caso di sabato, sul tracciato gareggiano podisti che girano a velocità diverse per la presenza di tre gare in una sola manifestazione.
Tracciato poco scorrevole nella parte interna al parco, presenza di curve secche e di rapidi cambi di superficie. Secondo me si potrebbe trovare qualcosa di meglio [o comunque studiare delle varianti - M.Crispi].
Un’altra cosa sbagliata – a mio avviso - è stata quella di proporre un Campionato italiano a giugno [ma sono state esigenze di calendario, più che altro, anche se in linea generale non si può che essere concordi con Ciro, aggiungendo come correttivo che, in genere, la valutazione si fa più che sulla singola prestazione, sulla carriera e sull'evoluzione del singolo atleta - M.Crispi], quando per un atleta desideroso di realizzare una prestazione di rilievo era fine aprile il limite di tempo per presentare un certo risultato alla Federazione per essere preso in considerazione dalla Nazionale per i mondiali di settembre.
Come me, tantissimi altri amici, hanno “snobbato” la corsa lombarda per questo motivo ed hanno virato su altre manifestazioni. Vedere solo un manipolo, seppur qualificato, di atleti alla partenza ha dato meno lustro agli organizzatori.
Certo, poi, c’è stata la gara delle 6 ore e della staffetta a rimpolpare, “drogando” i numeri però, se contiamo i partecipanti che lottavano per il titolo nazionale, non è che ci sia stata un’invasione (meno di 30 i partenti). Peccato.
Si potrà parlare di calendario saturo, ma credo che qualche accordo si sarebbe potuto e dovuto trovare in virtù dello status della gara.
Sono giunto al parco Sempione di Milano circa un’ora prima della gara e l’atmosfera era quasi surreale.
Poca gente, ancora quasi tutto in allestimento e molto ancora da mettere a posto.
Ad un certo punto mi sono anche chiesto se non avessi sbagliato il posto di ritrovo e il punto di partenza.
A poco a poco, tutto però è stato messo in ordine ed è arrivato l’orario dello start.
La gara è partita con un tiepido sole e ha visto subito la fuga di Daniele Baranzini per gli uomini.
Ciro di Palma e Rossella Verzeletti byMaurizioCrispiMolto concentrato e sicuro di sé va è andato avanti col suo passo anche bello da vedere, mentre tra le donne una splendida Ilaria Fossati ha preso la la testa della gara.
Man mano che le ore trascorrevano, le condizioni meteo andavano peggiorando e durante la notte (a partire dalle 21.30 circa) un vero nubifragio s'è abbattuto nei pressi dell’Arena Civica rendendo molto più difficile la corsa degli atleti già provati dalle tante ore di corsa. La gara femminile vivrà di tante emozioni, la Fossati si ritirerà per un problema ed in seguito prenderà la leadership della gara una sempre sorridente Rossella Verzeletti, all’esordio sulla distanza.
La classifica finale femminile sarà: Verzeletti, Ardau e Agostini.
La gara maschile, invece, vedrà il sorpasso di Paolo Rovera nelle ultime ore di gara ai danni di un provato Baranzini, alla fine secondo, e poi una splendida terza posizione da parte di Stefano Montagner.
Dispiace che dei problemi abbiano privato la gara di uno protagonisti della vigilia, Vito Intini, forte atleta pugliese.
Una gara spettacolare è stata anche la 6 ore che, partita nel pomeriggio, ha dato vita ad uno splendido testa a testa tra Capponi, Ascoli e Bonfanti per la prova maschile, mentre in quella femminile una splendida Ilaria Marchesi ha avuto la meglio sulla francese Hyvernaud e sulla Aiazzi.
Molto bello e toccante è stato quando alla premiazione la Marchesi si è presentata con la bandiera di Crevalcore, la sua terra, uno dei posti più maltrattati dal terremoto.
E’ stato questo il modo di far sapere a tutti che Crevalcore c’è e ci sarà e noi tutti insieme a loro.
In questa festa dell’ultramaratona lombarda c’era anche la gara della staffetta 24 x 1ora.
Cinque squadre composte da ventiquattro atleti che si davano il cambio ogni ora.
I team erano le associazioni onlus: La Via della Felicità, Vivi down e il Tapa Team del dott. Sorriso.
Le altre due squadre erano Gazzetta Runners Club e Road Runners Club Milano.
Molto bello è stato il lavoro svolto dai volontari dell’associazione La Via della Felicità che durante la manifestazione hanno distribuito al pubblico e agli atleti presenti l’ormai noto opuscolo “La Via della Felicità”, il codice morale laico scritto da Ron Hubbard, che viene utilizzato ormai in tutto il mondo per sensibilizzare la società a fermare quel declino morale che ogni giorno viviamo.
Una guida per una vita migliore che anche io ho deciso di utilizzare da qualche mese.
La cosa che mi ha fatto enormemente piacere che l’intera manifestazione sia stata all’insegna della solidarietà e che sia servita per divulgare un messaggio positivo.
Io ho partecipato alla staffetta entrando in gara alla terza ora, ho corso un pò più di una quindicina di chilometri e mi sono divertito tantissimo.
Dopo sono rimasto per tutta la durata della manifestazione al parco ad incitare tutti gli amici che erano in gara e che vedevo soffrire. Facevo il tifo per tutti e non poteva essere altrimenti essendo io uno di loro. Sapevo quello cosa stavano provando in quei momenti, leggevo i loro pensieri, li guardavo dentro, m’immedesimavo nella loro corsa, la mia anima era lì che correva con loro che sono i miei avversari di sempre quando gareggio.
Avversari per modo di dire, perché tra di noi c’è amicizia, quella che mi ha portato ad esultare per una probabile convocazione in nazionale di uno di loro e che mi ha fatto emozionare quando ho visto il pianto finale di Baranzini.
Credo che il segreto della bellezza dell’ultramaratona sia proprio in questo, nel sentimento di amicizia che lega gli atleti ed il sapere che nel caso di bisogno si possa sempre contare sull’aiuto di un altro.
Un altro aspetto che in questi due giorni mi ha arricchito tantissimo è stato il parlare con tante persone che mi chiedevano delle mie gare.
E’ sempre bello sapere che tanti ti seguono e leggono interessate quello che scrivi. Incontrare e poi anche confrontarmi dialetticamente con persone come Maurizio Crispi, fine intenditore di corse ultra, e Gregorio Zucchinali, presidente IUTA, è stato per me la ciliegina sulla torta.
Una menzione particolare e speciale va al Mitico Marco Airaghi conosciuto nell’ambiente come il Capitano Scatenato.
Con la sua presenza ha dato un tocco di colore e di calore umano in più a tutto l’ambiente. Un grazie va agli organizzatori, i Road Runners Club Milano, anche se devono migliorare alcuni aspetti per poter ambire all’assegnazione del mondiale.

lunedì 11 giugno 2012

Il senso dell'Ultramaratona...


Mai inserisco nel blog articoli che non siano i miei ma quando una persona seria e competente come il dott. Maurizio Crispi mi ha regalato l'onore di essere citato in un Suo scritto,non posso che pubblicare il link che lo contiene. Grazie Maurizio Crispi.

http://www.ultramaratonemaratonedintorni.com/article-senza-cuore-e-senza-passione-nelle-ultra-maratone-non-si-va-da-nessuna-parte-e-come-essere-innamor-106751909.html


ciro-di-Palma-staffettista-alla-Milano24.jpgNel dopo-gara della Milano24, il grande Ciro Di Palma, mentre si parlava del più del meno, ha fatto - per far capire il senso della corsa sulle ultra-distanze ad un "laico" dell'ultramaratona che gli aveva chiesto, "Ma come si fa a correre per tanto tempo di seguito?" -, questa riflessione che voglio condividere, perché è arguta e profondamente significativa.
Ciro ha detto: "E' come quando c'è una donna di cui sei innamorato follemente. Faresti di tutto per arrivare sino a lei. E niente ti può distogliere - quando è così - dall'obiettivo che vorresti raggiungere con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Correre un'ultramaratona, se sei animato dalla passione per questa tipo di corsa, è esattamente la stessa cosa. Non è che si sia dei masochisti e dei cultori della stolida fatica fine a se stessa. Si tratta di una cosa ben più profonda: si è innamorati di quello che si fa e si vuole arrivare sino in fondo, come quando si farebbe di tutto per arrivare alla donna di cui si è innamorati e si vuole con tutte le proprie forze (e con tutto il proprio cuore): e può solo essere quella e soltanto quella (non ci possono essere sostituti).
Se non c'è questo ad animare un ultramaratoneta (o aspirante tale), difficilmente potrà sopportare la fatica necessaria per arrivare sino al traguardo".
Correre un'ultramaratona - a qualsiasi livello - richiede forza (inclusa la preparazione tecnica) e cuore, ma soprattutto passione: questo è il messaggio che Ciro con la sua arguzia e con la sua vitalità tutta campana e partenopea ha comunicato al suo interlocutore e che io ho voluto trasmettere ai miei lettori.
Senza cuore e senza passione nelle faccende sentimentali, come nelle ultramaratone, non si va da nessuna parte.
L'ultramaratona (in qualsiasi sua specialità) è richiedente ed impegnativa: ti impone di esserci con tutta la tua testa, con il tuo cuore e con la tua passione, senza mezzi termini. O ci sei tutto, oppure non ci sei per niente.



Ciro-di-Palma-e-Rossella-Verzeletti-byMaurizioCrispi.jpg


venerdì 1 giugno 2012

40^ edizione della 100 km del Passatore : Un viaggio dentro di me...


Ad una mia amica che qualche settimana fa mi chiese come fosse la 100km del Passatore, io risposi: “Non posso dirti com’è, posso dirti invece cos’è! E’ una dura e fantastica emozione attraverso gli Appennini, un viaggio dentro te stesso”. Rimase così basita da questa mia affermazione che non proferì parola. Quando, a qualche chilometro dall’arrivo a Faenza, domenica notte ha iniziato a piangere, in quel preciso istante ha capito cosa le volessi dire o, meglio, cosa le volessi trasmettere. Parlare di questa manifestazione, della leggenda e del fascino che l’avvolge è come voler dare un colore ai sogni, una voce ad un ruscello che scorre attraverso i fitti boschi. E' un qualcosa di bello che trovar parole per descriver facil non è.
Il Passatore è la storia della 100km, il Passatore è la 100km. Da qui sono passati i grandi, tutti hanno dato e tutti hanno ricevuto da questo cammino attraverso l’Appennino tosco-emiliano che vide le scorribande di tal Stefano Pelloni, meglio conosciuto come Passator Cortese, di cui anche Giovanni Pascoli scrisse. Si sono vissute tante storie, tutte diverse ma con un comune denominatore: La gioia nel tagliare il traguardo a Faenza.
Abbiamo abbracciato l’epopea del grande Calcaterra, visto la leggerezza della Carlin, il volare di Fattore, la potenza della Casiraghi, la saga dei russi e poi ancora Sonia Ceretto, Paola Sanna, il grande Ardemagni, Maria Luisa Costetti, Sartori ed il mito brasiliano Valmir Nunez. Quest’ultimo, ritornato l’anno scorso per festeggiare il ventennale della sua prima vittoria, è arrivato in Romagna in lacrime. Se un uomo, un atleta, un grandissimo atleta come il santista, che ha vinto tra le altre gare la Spartathlon e la Badwater ultramarathon, arriva in piazza del Popolo piangendo, un motivo ci deve pur essere e questo si chiama:100 km del Passatore.
Ho citato dei campionissimi ma questa è anche la corsa di tutti: Degli atleti normali, di chi è alla ricerca di un’emozione, di chi spera di trovare la pace dentro di sé, oppure di chi comunque vuole dimostrare qualcosa a qualcuno o a se stesso.
Quest’anno più di duemila persone si sono radunate a Firenze per la quarantesima edizione di questa 100 km ed a questo punto mi chiedo se è il Passator Cortese che col suo richiamo cerca di sopravvivere dentro ognuno dei partecipanti, oppure se sono gli atleti che giungono e vogliono immedesimarsi nel Pelloni.
Firenze, già piena di turisti, vede già dal mattino presto tutti questi atleti colorati e i loro accompagnatori, li accoglie in grembo e gli mostra le sue grazie. I dialetti si vanno a mescolare alle lingue dei tanti visitatori che guardano divertiti e tutt’intorno un’armonia di suoni echeggia facendo dimenticare il tempo che passa lentamente con qualche goccia di pioggia.
Si vede mezz’ora prima della partenza un campione come Giorgio Calcaterra iniziare il suo riscaldamento, ma subito fermato dal mondo intero che cerca un autografo e magari una foto per immortalare il momento. Lui, con la squisitezza e l’educazione che lo contraddistinguono, non si nega a nessuno ed ha sempre un sorriso per tutti: Fantastico!
Io sono giunto a Firenze in mattinata, ho raggiunto gli amici dell’associazione “La Via della Felicità” di cui sono testimonial e, mentre loro distribuivano, gratis, i libricini con i ventuno precetti per un buon vivere (alla fine tra Firenze e Faenza ne saranno stati distribuiti circa cinquemilacinquecento), illustravo agli amici che mi raggiungevano quale fosse il segnale che cercavamo di dare.
Sono andato dopo un pò a ritirare il pettorale e, a dir la verità, qualcosa di meglio si poteva organizzare visto l’elevato numero di partecipanti. Verso le 13.30 ho iniziato a girovagare per le stradine antistanti via dei Calzaiuoli cercando la tranquillità ma questa rimaneva una chimera perché, anche con immenso piacere, si materializzavano tantissimi amici che leggono i miei articoli e mi seguono sui social network. E’ stata tutta una festa,uno scattare di foto interminabile, un divertimento assoluto.
Alle 14.50 ormai siamo tutti li, sotto lo striscione della partenza, ci si rende conto che l’avventura sta per iniziare, qualcuno prega, altri ascoltano musica. Le autorità cittadine ci danno il loro saluto e tre, due, uno... si parte.
Ognuno col suo ritmo, ognuno col proprio modo di correre. Io, come sempre in questo tipo di gare, che svolgo come allenamento per altre più lunghe, corro ad un ritmo tranquillo e chiacchiero con tutti. Il mio sguardo presto si posa sullo spettacolo che da Fiesole si gode guardando verso la città.
Mi fermo a tutti i ristori e riparto molto tranquillamente. Dato il mio incedere non velocissimo, tanti amici mi sopravanzano, ma i chilometri passano anche per me. Il tempo scorre ed arriviamo a Borgo San Lorenzo, il passaggio al traguardo volante mi vede felice e sorridente con la mia amica interista Rossella mostrare insieme una bandiera nerazzurra tra l’ilarità degli astanti e la gioia dei fotografi.
Ancora un pò e poi s’inizia a salire verso il passo della Colla, cima Coppi della gara. La corsa si alterna a brevi tratti di passo e così fino al quarantottesimo chilometro. Lì una festa ci aspetta, tantissimi spettatori applaudono, tanti clacson suonano. Mi fermo un pò per il ristoro ed il cambio indumenti.
Dopo una decina di minuti riprendo il mio passo verso Marradi, ci sono da correre una quindicina di chilometri e vengono superati con molta facilità. Prossima tappa San Cassiano e poi Brisighella.
Il buio ha sopraffatto la luce, la notte ha inghiottito il giorno e la stanchezza inizia a prendere il sopravvento sulla freschezza. Le luci dei paesi lontani, le lucciole e qualche animale non meglio identificato sono i compagni di strada di tutti noi, ormai assorti nei nostri pensieri. I bagliori prima lontani e poi vicini dei borghi, insieme al calore dei volontari ai ristori, sono come manna scesa dal cielo per noi. Ci danno coraggio, ci incitano e ci fanno capire che siamo anche noi i protagonisti.
Accuso leggermente la stanchezza, non fisica, ma mentale. Un grave lutto, due giorni prima, aveva messo in discussione la mia gara. Questo pensiero, il buio e la solitudine mi stavano facendo camminare un pò. All’improvviso però, giunge dalle retrovie, Luisa, una toscana con un carattere molto tosto dietro quella sua faccia d’angelo. Mi chiede di correre un con lei... Inizio a farlo e poi, come m’accade sempre, comincio a stare bene e dopo qualche chilometro non reggendo più il mio  passo, mi sprona ad andare.
Ormai mancano diciotto chilometri e vedo solo Faenza. Come lo squalo col sangue, così io col traguardo... Arrivo ad un chilometro dalla piazza, cinquecento metri e si materializza la figura del grande Emiliano che insieme a Simonetta ha  seguito gli amici lungo il percorso, si complimenta e vado a tagliare il traguardo guardando il cielo, dedicando questa mia gara alla mia cara nonna che ha deciso di correre verso lidi più tranquilli proprio all’antivigilia della partenza.
Ristoro tranquillo e complimenti agli amici che sono arrivati prima di me. Una delle cose più belle è stata quando mi ha raggiunto la moglie di Max che, felicissima e con una lacrima che le solcava il viso, mi ringraziava perché il marito aveva fatto una splendida gara, avendo dato ascolto a qualche mio piccolo consiglio.
In pullmino verso la palestra, doccia e un bel sonno rigenerante fino al mattino quando Massimo, al settimo cielo, mi raggiungeva e mi ringraziava per quello che avevo fatto per lui, dimenticando forse che a correre fosse stata la sua persona. Anche la prima parte della giornata con le premiazioni e la distribuzione degli altri opuscoli de La Via della Felicità passava tranquillamente, poi un sereno ritorno a casa.
Qualcuno vuol sapere il crono finale? Per me è poco indicativo perché giudico la gara dal grado di piacere che provo nel correrla, comunque 10 ore e venticinque minuti. Un tempo alto? No, un buon allenamento e tanta felicità.
Vorrei ringraziare tutti quelli che rendono questa gara speciale, dagli organizzatori ai volontari, da chi sfida la notte per regalarci un applauso a chi monta dei ristori non ufficiali ma comunque pieni di leccornie, dagli atleti ai loro accompagnatori, anche se qualche volta anzi spesso sono indisciplinati e mettono a repentaglio l’incolumità altrui,andrebbero perlomeno disciplinati.
Forse il troppo smog e la poca scorrevolezza nel ritiro dei pettorali le altre piccole pecche.

lunedì 7 maggio 2012

24 ore di Torino 2012 : Ancora una delusione...

Ho impiegato un pò di tempo a metabolizzare questa nuova sconfitta. Ci son volute tre settimane per capire dove avessimo sbagliato,ventuno giorni per scovare l’errore. Il fallo è stato che forse c’eravamo fidati troppo della dea bendata. Quella fortuna che tante volte ci aveva arriso ma che negli ultimi tempi non c’è stata amica. La 24 ore di Torino doveva essere la mia consacrazione in questa specialità. Volevamo una convocazione in nazionale che ho potenzialmente nelle gambe ,come indicano i vari test fatti e i moltissimi atleti della nazionale che mi conoscono ma purtroppo la realtà è stata, ed è, tutt’altra. La partecipazione alla gara piemontese è stata un disastro. Il nubifragio che si abbattuto su Torino ha vanificato mesi e mesi di allenamenti e tutti i sacrifici sono stati spazzati via, andati alla deriva in una notte di metà aprile. E’ dura da accettare,molto dura ma è la legge dello sport,si vince e si perde,si gioisce e ci si rammarica. Dopo la 24 ore di Venezia,quando per il troppo freddo di notte mi ero fermato giusto in tempo per non compromettere la possibilità di giocarmi un’altra chance non mi aspettavo di trovare condizioni ancora peggiori a Torino cinque settimane dopo. Alla fine però,dispiaciuto perché come sempre avevamo fatto le cose bene e in modo scrupoloso,ho preso atto della situazione. Con rincrescimento ma va bene così. Arrivato a Torino il giorno prima della partenza della corsa,ho ritirato il pettorale e sono andato subito in albergo,ho preparato con molta cura tutto l’occorrente per l’indomani mattina e sono andato a cenare. Alle venti subito a letto come giusto che sia alla vigilia di una manifestazione importante. Non nascondo però che ogni tanto lo sguardo andava fuori dalla finestra e purtroppo pioveva quasi sempre,nonostante ciò, fiducioso, ho trascorso la notte tranquillamente dormendo e riposando bene. Al mattino presto colazione con gli altri atleti e tutt’insieme abbiamo raggiunto il Parco Ruffini. Sistemato il ristoro personale e dopo aver scambiato qualche battuta sulla gara che da li a poco andava ad iniziare, ho atteso l’orario di partenza al coperto. Pronti via. Una leggera ma costante pioggia c’accompagnava e le prime ore di corsa passavano tranquille. Il mio passo costante faceva crescere in me la convinzione di una buona gara sempre consapevole però che questo tipo di manifestazione si decide durante la notte. Sul percorso qualche atleta girava a ritmi veloci,forse eccessivi ed infatti pagherà, dopo, il dazio dovuto a questa sua pazzia. Intanto però la pioggia aumentava... Calava la sera e per me era sempre tutto a posto. Nessun dolore,muscoli in buone condizioni,insomma stavo bene. Decidevo però di cambiarmi una prima volta perché ormai ero fradicio. Tutto fatto in modo molto rapido però all’improvviso,appena rientrato sul percorso la pioggia inizia a cadere in modo copioso vanificando difatti il mio pit-stop. Se forse avessi ritardato di un giro la fermata non avrei sprecato tempo e indumenti asciutti. Passano i chilometri e giungiamo alla tredicesima ora di corsa,sono nelle prime posizioni,sesto. Mi ricambio ancora perdendo molto più tempo di prima nonostante ciò tengo la posizione e continuo ad andare... Il problema è che adesso ho freddo e  rallento paurosamente. L’acqua veniva giù a catinelle così verso l’una di notte scelgo di rifermarmi e vedendo che l’obiettivo era compromesso prendevo la decisione di ripartire asciutto dopo che la pioggia almeno accennasse a diminuire tentando così come minimo il personale sulla distanza. Mi faccio fare i massaggi,aspetto un paio d’ore e riesco. Piove ma posso ancora centrare il traguardo dei 200km. La prima ora di corsa con gl’indumenti asciutti è uno spettacolo,corro che è una meraviglia ma poi... Poi fermatomi al ristoro e di nuovo fradicio faccio fatica a ripartire. Pensavo così, comunque, di camminare aspettando non so cosa. Quando però ancora una volta il freddo aveva fatto presa sul mio corpo,ho deciso di rientrare al caldo a riposare,mettendo fine alla gara. Una delusione,una grande delusione.

Adesso comunque bisogna guardare avanti con fiducia nonostante tutto. Una cosa è sicura, il programma delle gare è cambiato non avendo ottenuto il minimo per il mondiale di settembre e così posso anche dedicarmi a qualche gara lunga di quelle che piacciono tanto a me. La scelta è caduta sulla UltraBalaton,il periplo dell’omonimo lago in terra magiara a fine giugno,una corsa di 212km e, per non farci mancare niente, abbiamo deciso, come allenamento, di correre anche la 100km del Passatore a fine maggio,con quest’ultima gara che mi vedrà impegnato come testimonial dell’associazione “La Via Della Felicità”. Ad maiora.

domenica 29 aprile 2012

La Via della Felicità alla Maratona di Milano 2012.


La Via della Felicità ha partecipato alla Maratona di Milano 2012 sostenuta da uno speciale team di sportivi, tra cui Simone Leo appena tornato dalla 100 km del Sahara e la milanese Simona Leone prima azzurra nella maratona di Parigi 2011. Questa squadra continuerà a correre divulgando questo messaggio di vita anche a New York, quando parteciperà alla Maratona della Grande Mela il prossimo novembre. In quell'occasione si vedrà anche la partecipazione di campioni del calibro di Giorgio Calcaterra (Il 2 volte Campione del mondo della 100km) e Ciro Di Palma (famoso ultramaratoneta e finisher della Spartathlon), ai quali si uniranno Gianluca Gigli e Didier Pellisier.
A questa Milano City Marathon, migliaia di spettatori hanno ricevuto in omaggio il noto libretto La Via della Felicità, scritto da L. Ron Hubbard per aiutare a fornire risposte pratiche al declino morale nell'intera società. Utilizzato in 171 nazioni in 96 lingue diverse, La via della Felicità contiene 21 precetti ed una guida di come applicarli ogni giorno per diventare più responsabili e poter raggiungere una vita migliore e più felice.
La Presidente dell'Associazione promotrice del progetto, Sig.ra Scylla Larocca, ha così commentato questo impegno:”Sono orgogliosissima del Team La Via della Felicità Italy, nonostante le avversità meteo erano tutti presenti ed hanno lavorato con grande dedizione e gioia per regalare un messaggio concreto per il raggiungimento di una vita migliore che ha riscosso grande interesse tra le migliaia di passanti. Un sentito ringraziamento va a Silvio Omodeo per il suo fondamentale supporto, ed ai nostri maratoneti per la loro performance sportiva.”
Scylla Larocca e la sua speciale squadra di volontari, si sono uniti ai moltissimi altri che hanno caratterizzato questa Maratona 2012 all'insegna della solidarietà, per loro vera vincitrice della competizione meneghina.

martedì 24 aprile 2012

Ciro Di Palma,atleta Inter...Nazionale (http://clubcampani.blogspot.it/2012/04/ciro-di-palma-atleta-internazionale.html)



Ciro di Palma, Ultra-Maratoneta di fama inter…nazionale, è nato a Torre del Greco (in provincia di Napoli) il 15 Febbraio 1969. Di professione Tecnico della Centrale di Teleriscaldamento di Reggio Emilia, è iscritto all'Inter Club di Rolo. Spesso è in giro per il mondo e solo quando non lavora, sporadicamente, torna a Portici per un fugace saluto alla sua famiglia . Cosicché è finalmente potuto avvenire l'Incontro con Adriana De Leva (Coordinatrice degli Inter Club della Campania), Emilio Vittozzi (Portavoce dell'Inter Club Salerno "Marcello Parisi") ed Alessandro Campaiola (Presidente dell'Inter Club "22 Maggio" Portici), sotto lo sguardo attento della fotografa Daniela Radente, che ha immortalato la consegna a Ciro della bandiera del Coordinamento Campano ed altri gadgets nerazzurri.
Perchè tutto questo? Perchè Ciro, qualunque sia la gara, dovunque gareggi, in qualsiasi situazione atmosferica, arriva al traguardo sventolando la bandiera dell'Inter! Lo fa in Italia, l'ha fatto in Grecia, l'ha fatto in Brasile... Ora potrà sventolare anche il vessillo regalatogli dagli Interisti Campani e speriamo gli porti tanta fortuna!!!

Emilio Vittozzi gli ha poi rivolto questa breve intervista.

- Ciro, Tu sei nato a Torre del Greco...
- Ma mi sento Napoletano e Carioca, visto il mio grande Amore per Rio de Janeiro...

- Ma il Tuo DNA?
- E' Napoletano in tutto e per tutto! Sono nato nello stesso giorno di nascita di Totò......
- Verso i 18/19 anni... Ora sono reduce dalla Ventiquattro Ore di Milano del Campionato Italiano. Aspetto una convocazione in Nazionale, speriamo bene...
- Sò felice! Forse per questo sono diventato Testimonial dell'Associazione "La via della Felicità" (e sorride soddisfatto dell'affermazione...).


- Descriviti con un aggettivo...
- Sono "solare", come il sole di Napoli...

- Se tu fossi una canzone saresti...
- "'O sole mio" (e scoppia a ridere, coinvolgendo tutti i presenti..).

- Quali sono i tuoi Cantanti preferiti?
- Tutti i Classici Napoletani...

- I Tuoi Idoli Sportivi?
- I semi-sconosciuti, per la stragrande maggioranza delle persone, Giorgio Calcaterra e Ivan Cudin.

- I Tuoi Idoli Nerazzurri?
- Il mio Idolo Nerazzurro: il Capitano Javier Zanetti, sopra tutti e sopra tutto...

- Il Tuo motto?
-"Ubir maior minor cessat", tatuato anche sull'avambraccio.

- Ma come è nata la tua passione per la corsa?

- Cosa provi quando corri?

- Ciro, leggo da un tuo articolo: "... Mancano cinquecento metri, il gonfiabile è ben visibile, tiro fuori il mio bandierone dell'Inter e sventolandolo lo oltrepasso mettendo la parola fine alla mia corsa. Una gentile signora mi consegna la medaglia e poi il solito show ad uso e consumo dei fotografi e per il mio divertimento."
- E' tutto vero, è ciò che faccio ad ogni gara...

- Ed oggi sei "premiato" dagli Interisti Campani...
- Guagliù, mi avete emozionato! E’ stato bellissimo quest'informale ed amichevole incontro sotto la pioggia.....

- Ciro, è il Signore che ci… "benedice"!
- Corri, Ciro, corri e sventola la bandiera dell'Inter e del Coordinamento Campano!

domenica 18 marzo 2012

1^ Venice Ultramarathon Festival.




Al parco San Giuliano di Mestre, sabato 9 marzo, ha visto la luce la prima edizione di Venice Ultramarathon Festival, una kermesse che comprendeva ben quattro manifestazioni: 6 ore, 12 ore, 24 ore e 100km.
Uno sforzo organizzativo durato diversi mesi che ci ha regalato una bellissima due giorni di gare da vivere ognuno alla propria maniera, ognuno col proprio obiettivo da raggiungere e ognuno col proprio modo di vivere la corsa. Il lavoro, quello svolto dagli organizzatori Zambon e Vedilei, ha dato i suoi frutti e premiato la loro passione per l’ultramaratona.
All’interno dell’ "isola verde”, in mezzo alla laguna veneta, un percorso di gara non tanto facile ma neanche proibitivo, costeggiava lo specchio d’acqua Mestrino per un lungo tratto e presentava una leggera salita nella seconda parte. Una pendenza che all’inizio si affrontava in scioltezza ma, dopo diverse ore di corsa, cominciava ad essere vista un pò diversamente. Un amico alla fine della 24 ore mi ha detto: “Ti ricordi ieri sera la salitina? Stamattina sembrava il Mortirolo!”
Lungo il tracciato, due ristori con il necessario per affrontare questo tipo di gare e dei volontari che hanno sfidato anche il freddo della notte (circa 0-1 gradi) per non farci mai mancare una parola d’incoraggiamento ed una battuta simpatica, nonostante la maleducazione di qualcuno che durante l’oscurità li ha anche apostrofati con parole pesanti.
Nella zona della partenza c’erano invece gli spogliatoi, i bagni, le tende per dormire, per i massaggi, insomma tutto quello che di meglio si possa chiedere a degli organizzatori,poi,che gli spazi adibiti al cambio indumenti siano stati un pò piccoli e che alcuni atleti abbiano preferito spogliarsi all’aperto è un dettaglio che Andrea ed Enrico sapranno migliorare il prossimo anno. Tanti runners iscritti, dai forti nazionali delle varie distanze dell’ultramaratona fino chi si presentava ai nastri di partenza per la prima volta, hanno onorato quella che poi è diventata una grande festa.
Molto bella, particolare e positivamente giudicata da tutti la medaglia finale. Il pacco gara, con una simpatica maglietta di cotone celebrativa dell’evento, una buff con il logo della manifestazione ed i soliti articoli, invece, nella normalità. Le premiazioni, anche se sono state effettuate in modo veloce, hanno comunque saputo tributare ai vincitori i giusti e meritati (per tutti?) onori.
Alla fine, tutti sorridenti sono andati via ripromettendosi di ritornare l’anno prossimo. Ci sono,  secondo me, alcuni dettagli da migliorare. Uno schermo che indichi i passaggi sarebbe stato gradito invece della lista stampata che veniva aggiornata ogni paio d’ore. Vista la lunghezza del percorso e la sua particolarità, ci vorrebbero almeno altri tre tappeti da poter registrare i tempi intermedi in modo da scongiurare qualsiasi tentativo di taglio del tracciato come qualcuno avrebbe fatto durante la notte (alcuni atleti hanno testimoniato ciò all’arrivo e prontamente sono scattate le verifiche e noi restiamo in attesa di sviluppi). Non è bastato lo stoicismo di Zambon che durante la notte ha presidiato in bicicletta il percorso per scongiurare questo malcostume, che purtroppo non riusciamo a debellare. Volendo poi essere pignoli, un pò di musica al passaggio sul traguardo durante la notte poteva anche starci bene vista la lunghezza del circuito e la tranquillità che comunque si riusciva a trovare dall’altra parte del tracciato. Lo spazio c’era e sarebbe stato gradito ai più. Una domanda alla fine mi son posto: “Se avesse piovuto cosa sarebbe successo con i ristori sul traguardo? Avremmo fatto la fine di Fano? Mah?”
Una nota negativa, pur rispettando e ringraziandoli del loro lavoro, va fatta ai giudici di gara non sempre gentili con gli atleti e con qualche fotografo presente. Come prima edizione, Venice Ultramarathon Festival, ha avuto un buon successo e spero che l’anno prossimo riesca a ripetersi migliorando alcune cose.
La mia gara.
Iscritto alla 24 ore, invece è durata solo 12. Partito con grandi ambizioni, non lo nascondo, mi ero ripromesso di fare un bilancio a metà gara. Le prime ore di corsa sono state fantastiche, ero molto tranquillo e stavo talmente bene che riuscivo anche a cantare mentre andavo. I chilometri venivano macinati uno dopo l’altro molto bene e le sensazioni erano ottime. Dopo nove ore ,però, c’è stato qualcosa, ho iniziato a perdere un pò il ritmo, fin quando a metà gara, pur essendo tra i primi con 117,3 km già corsi, stavo iniziando a perdere un pò più del previsto e così ho preferito non precludermi la possibilità di un nuovo tentativo a Torino il mese prossimo. Diciamo che ho fatto un allenamento lungo. Prima di fare la doccia e di riposare, però, ho fatto un giro (4,2km), camminando per potermi godere la pace e la tranquillità nel diaccio della notte e stare solo con i miei pensieri. Rientrato negli spogliatoi ho anche aiutato diversi atleti, alcuni erano sfiniti e mi sono adoperato a togliergli le scarpe e a stendersi, altri erano demoralizzati ed ho cercato di consolarli.
Col sorgere del sole sono rientrato sul percorso, ma ho camminato incitando tutti quanti i reduci della notte a continuare nella loro impresa. Nonostante tutto, non sono rimasto deluso da me stesso visto com’è andata la mia partecipazione, io non mi deludo mai perché so che do sempre il massimo e mi alleno seriamente. Ho dei programmi, qualcuno li definisce sogni grandiosi ed è stato saggio fermarmi. Questa è stata la mia vittoria, essere stato lucido ed aver preso una decisione. Lasciare una gara che mi vedeva fino a quel momento protagonista per avere solo una possibilità di poter arrivare ad un “sogno” non è da tutti. Da quando ho scoperto questo tipo di gare ho capito, per quello che mi riguarda, cos’è l’essenza della corsa e le emozioni che si vivono nella solitudine di una gara lunghissima. Ho capito cos’è la forza di volontà e dove si può arrivare se credi in qualcosa. Non sarò mai un campione nella realtà, mi basta esserlo nei sogni, nei miei sogni, che male c’è. La corsa mi ha insegnato tanto, per cui dico che attraverso di essa ho trovato la via della felicità.

domenica 4 marzo 2012

15^ Maratona delle Terre Verdiane : Una passeggiata.


Volevo fare un buon allenamento in vista della 24 ore di Venezia e l’occasione migliore mi veniva regalata dalla 15^ edizione della Maratona delle Terre Verdiane. L’avevo già corsa altre volte, quindi c’era poco da scoprire.
La partenza dalla cittadina termale di Salsomaggiore e l’arrivo a Busseto erano gli stessi, cambiavano leggermente alcuni passaggi della gara. Una giornata molto bella con un cielo azzurro ed una temperatura perfetta per correre ci accoglieva già dal mattino presto al Palazzo dei Congressi, luogo deputato alla consegna dei pacchi gara e dei pettorali, nonché usato anche da tutti come spogliatoio e per stare al caldo. Come sempre in molti sono arrivati e carichi d’entusiasmo hanno dato vita ad una bella manifestazione.
Grazie all’organizzazione, che ha presidiato il percorso in modo perfetto, tutto si è svolto nella massima sicurezza. Alla partenza, Roberto Brighenti, voce storica della kermesse, faceva vibrare le sue corde vocali nell’aere e rendeva l’attesa meno noiosa. All’orario stabilito è partita la gara, i primi chilometri in discesa fanno sì che alcuni si lascino andare ad un’andatura leggermente più veloce del dovuto e pagheranno dopo, con gl’interessi, questa piccola pazzia.
Dopo qualche chilometro formiamo un trio e, divertendoci, facciamo scorrere sotto le nostre scarpe la lingua d’asfalto che attutisce i nostri passi. Correndo con estrema tranquillità ci soffermiamo a guardare il paesaggio, a prendere accordi per le gare future e così arriviamo a Soragna, con la prima bella sorpresa, il passaggio nella Rocca. Attraversare il corridoio della dimora del Principe Diofebo e poi uscire dalla porta principale della stessa è stato molto bello e particolare, che poi ci fosse una piccola scala da salire per me è stato un dettaglio trascurabilissimo. Ci avviciniamo sempre di più al paese natale del grande Giuseppe Verdi, alcune sue note vengono sparate dagli altoparlanti posizionati lungo la strada e purtroppo incontro anche qualche amico che ha avuto dei problemi.
Siamo nella campagna della provincia di Parma, un’atmosfera di calma assoluta ci accompagna e questa tranquillità è squarciata solo dalle nostre risate e da altri atleti che in modo simpatico ci dicono: “Oh, ma parlate sempre voi, fate pure con comodo. Noi vi ascoltiamo ma a parlare non ci pensiamo proprio, siamo a limite”. Li capivamo e talvolta chiedevamo loro scusa, ma realmente andare a quell’andatura era per noi un gioco, in fondo stavamo solo correndo per stare sulle gambe in vista di altre gare lunghissime alle quali dobbiamo partecipare.
Ad un certo punto quando mancano tre chilometri all’arrivo, Lodo ci dice: “Vorrei fare l’ultimo chilometro a 3’30”, cosa ne dite?” Capiamo subito che è una battuta, però, un cenno d’intesa con Marco mi fa capire che agli ultimi mille metri faremo uno scatto. Arrivati al quarantunesimo, con un allungo per noi abbastanza facile, stacchiamo in un attimo l’amico bolognese che inizia ad urlare: “Cosa fate, io scherzavooooooooo!!!”, rallentiamo e giungiamo in piazza, a Busseto, sorridendo così come eravamo partiti.
La statua di Verdi guardava tutti dal suo particolare posto d’osservazione accogliendoci come dei figli. Buono il ristoro finale e il pasta party, funzionale il servizio pullman per portarci alle docce (io ho trovato l’acqua calda).
Due sole cose non mi son piaciute proprio: I soliti bicchieri a terra lungo il percorso e l’aria di smobilitazione quando ancora dovevano arrivare degli atleti (il mio amico Ancora è arrivato nell’attimo in cui il gonfiabile si stava afflosciando) e non basta la verve del grande speaker, che ha sempre una parola simpatica per tutti, ad indorare la pillola.
Per concludere, come sempre ringrazio i volontari che lungo il percorso hanno prestato la loro opera per farci trascorrere una bella domenica e poi i miei compagni di viaggio, Lodo e Marco.

lunedì 27 febbraio 2012

La Via della Felicità...


... E poi... E poi, lungo il cammino nella nostra esistenza, si arriva ad un punto. Un punto nel quale ci si pone delle domande: “Cosa ho fatto?”, “Cosa sto facendo?” e magari: “Cosa farò?”.
Se riuscissimo ad essere un pò più onesti con noi stessi, senza farci pervadere da un falso buonismo e sopraffare da un finto perbenismo, ci accorgeremmo che gran parte della gente ha vissuto la propria vita, sportiva e non, guardando sempre al risultato personale e al proprio profitto, anteponendo l’ “IO” al “ NOI”.
Da qualche tempo è giunto anche il mio momento. E' arrivata l’ora di fare i conti con Ciro Di Palma. Nella mia “carriera podistica”, che ha corso parallela per lunghi tratti alla mia vita, fino a diventarne poi un tutt’uno, c’è stato un punto di svolta nel settembre del 2010 quando ho corso la Spartathlon. Prima di quel giorno gareggiavo e vivevo solo per il cronometro, la voglia di prevalere, per l’ego, insomma per l’apparire più che l’essere, non capendo quella che era l’essenza della corsa e non assaporando il piacere della vita. E’ stata la gara in terra ellenica, “Il Sogno, Il Mio Sogno”, lo spartiacque. Lungo quei duecentoquarantasei chilometri ininterrotti di corsa ho capito cosa avevo fatto prima (poco) e stavo intuendo come stavo cambiando (in meglio) in quei momenti. La notte, sotto un diluvio biblico, l’incontro con atleti in difficoltà, la voglia di aiutarci per uscire da una situazione difficile, il pianto al traguardo, m’avevano detto che i valori erano e sono altri. Cose semplici, talvolta banali, di cui tutti noi siamo a conoscenza e dei quali potremmo essere ambasciatori, ma che purtroppo dimentichiamo rapidamente come un battito d’ali di farfalla.
Ho recepito a Sparta che fosse arrivato il momento di fare anch’io qualcosa per gli altri, magari meno fortunati di me, sfruttando quello che so fare meglio cioè correre e scrivere. Contattai diverse associazioni alle quali non chiedevo niente e ribadisco niente, solo una t-shirt di cotone da mettere prima delle gare oppure far stampare, a mie spese, il loro logo sulla mia maglia da gara. Le risposte furono: “Qual è il tuo curriculum sportivo?”, “Quante apparizioni sui giornali e in televisione hai avuto?”. Nel mio piccolo e con tanta fiducia gli scrivevo... Mai uno che si fosse fatto risentire. Molto deluso ho iniziato a pensare che la semplicità, la bontà di certe azioni non bastassero e che altri fossero i parametri per aiutare qualcuno. Con questo sconforto nell’animo ho continuato a correre, a scrivere di gare. Emozionandomi, criticando talvolta, ma sempre cercando di trasmettere positività. Grazie a tutto ciò non ho mai smesso di conoscere nuove persone, molte altre storie e una miriade di vite vissute.
Un giorno, un bel giorno mi è arrivata una telefonata: “Ciao Ciro, sono Simone, vorrei proporti un progetto...” Così, dopo avermi spiegato a più riprese e nei minimi particolari il tutto e dopo aver visionato il sito, ho aderito ed insieme a me Giorgio Calcaterra, Simone Leo e Simona Leone. E’ così che ho conosciuto: “La Via della Felicità”.
La Via della Felicità è il primo codice morale basato interamente sul buon senso. La sua prima pubblicazione risale al 1981 e il suo scopo è quello di arrestare il declino morale nella società e ripristinare integrità e fiducia nell’uomo. La Via della Felicità inoltre detiene un record del Guinness dei Primati come il testo secolare più tradotto nel mondo. Scritto da L. Ron Hubbard, riempie il vuoto morale in una società sempre più materialista, e contiene ventuno principi fondamentali che guidano una persona a un migliore tenore di vita. Interamente non religioso, può essere seguito da persone di ogni razza, colore o credo per ripristinare i legami che uniscono l’umanità.
Da oggi sono un’altra persona.

sabato 21 gennaio 2012

4^ Maratona della Pace sul Lamone : Il sapore di una giornata uggiosa...





Nel 1980 due geni del panorama musicale italiano, Mogol e Battisti, scrissero in un testo: “...ma che sapore ha una giornata uggiosa...”. Io, più di trent’anni dopo, non ho la pretesa di ergermi a grande compositore ma, in veste di semplice scribacchino, mi piacerebbe trasmettervi le emozioni che ho provato correndo con una giornata uggiosa, appunto, la 4^ edizione della Maratona della Pace sul Lamone. Una corsa che per la sua natura di trail non è propriamente la mia, in quanto abituato a “zampettare”sull’asfalto, ma che, in fatto di eccitazione, me ne procura tantissima.Tutto si svolge sull’argine di un fiume, il Lamone, che attraversa la minuscola frazione di Traversara, nel piccolo comune di Bagnacavallo, nella non grande provincia ravennate, in quella bella terra della Romagna dal grande cuore, che accoglie tutti con allegria, simpatia e modi ruspanti. Con l’edizione di quest’anno sono giunte a tre (su quattro) le mie partecipazioni, ogni volta e a ogni passo che ho mosso su quell’erba sono stato attraversato da piacevoli sensazioni. Come sempre, qualcuno si chiederà: “Cosa può provare quello lì a correre intorno ad un piccolo rio? E’ sempre pronto a magnificare le corse alle quale partecipa?” Posso solo rispondere che ognuno vive la corsa, come la vita, a modo proprio. Ogni istante, anche se partecipi ad una manifestazione più volte, non è mai lo stesso, non sarà mai uguale a quello che lo ha preceduto nè tantomeno a quello che gli succederà, perché precisi non sono gli stati d’animo e identici neanche i colori che ci avvolgono. Tutto è il frutto di una particolare alchimia che ce lo fa assaporare, dalla quale traggono linfa vitale le nostre sensazioni e i nostri umori, per questo amo correre, amo vivere e amo scrivere.Ho visto crescere questa manifestazione organizzata dal valente Enrico Vedilei, ho visto lottare il Vichingo contro chi lo criticava, sicuramente a ragione, ma con cattiveria,malafede e acredine, accusandolo di pressappochismo. E’ stato bravo a saper far tesoro dei giudizi di tutti, a capire dove fossero le criticità e a ripartire da lì per migliorare. Vale la pena ricordare che nella seconda edizione parecchi atleti sbagliarono strada, le docce non si trovavano ed erano lontane dall’arrivo. L’anno scorso, il ristoro finale e il pasta party erano un pò ridotti ai minimi termini...
Quest’anno, invece, il percorso come l’anno scorso non potevi sbagliarlo neanche se t’impegnavi, è stato spostato solo il traguardo di una quarantina di metri, deviandolo dall’argine e posto ai piedi di una piccola scalinata che ti riportava su. Lì c’era anche un ristoro che, messo in quella posizione, intelligentemente aveva una duplice funzione: Toglierlo dalla sponda del fiume, evitando così la solita scia di bicchieri per terra, e poi quasi obbligava gli atleti a fermarsi per rifocillarsi.
Un’altra miglioria è stato il pasta party finale, un pranzo completo e al caldo. Le docce e gli spogliatoi, anche se piccoli e non proprio comodissimi, erano vicinissimi al traguardo, alla zona dove si mangiava e al parcheggio. Nel pacco gara, poi, c’erano un paio di calze a compressione molto utili.
Una giornata per me iniziata prestissimo con partenza alle sei da casa. Insieme al mio amico Andrea siamo partiti che il termometro “diceva” -6, un freddo che ti penetrava nelle ossa, sembrava che andassimo a fare la campagna di Russia. Con buona lena c’indirizziamo verso sud, passiamo a prendere un’altra amica, Alina, a Massa Lombarda e poi per stradine interne ci dirigiamo a Traversara. Giunti a destinazione, ormai i soliti noti sempre presenti e felici d’esserlo anche stavolta ci accolgono e ci salutano con calore. Siamo proprio una bella famiglia. Il bar oltre a servirci la colazione funge anche da spogliatoio, di fronte il ritiro del pettorale è veloce e i volontari ci danno le informazioni che chiediamo. Tra loro anche la presenza di Andrea Accorsi e Monica Barchetti, reduci dall’organizzazione della loro maratona di appena una settimana prima e sempre in prima linea quando c’è da dare una mano.
Alle nove e dieci si parte ed è subito festa. Faccio i primi chilometri in compagnia di Monica, si chiacchiera tranquillamente, ma dopo un pò mi trovo da solo. E’ tutto surreale, l’erba bianca dal gelo che a ogni passo scricchiola, l’odore del fumo dei camini. Passa il tempo e s’iniziano a respirare anche gli aromi e gli odori dei manicaretti che le famiglie al caldo delle loro case stanno preparando. Qualche uccello nel cielo volteggia emettendo dei suoni, chissà forse ci stava salutando. Io sogno, mi piace vedermi come un’anima leggera con le sue passioni, penso a tante cose... Ogni tanto mi sveglio dal sogno e mi accorgo che sto correndo, saluto gli atleti che raggiungo, mi fermo ai ristori ringraziando come sempre gli amici volontari e poi ritorno in balia dell’irrealtà, in un mondo non mondo.
Verso metà gara, come m’accade sempre, inizio ad allungare il passo fino ad avere una bella progressione. Alla fine ho avuto un solo rammarico, di non essere stato doppiato dal vincitore solo per una cinquantina di metri. Se me ne fossi accorto, avrei rallentato e nel mio piccolo gli avrei tributato i meritati onori.
All’arrivo, ad aspettarci il sorriso di Monica che cingeva il collo degli atleti con una particolare medaglia di legno e la moglie di Enrico, Maria Luisa, che applaudiva tutti.
Quando ho oltrepassato il traguardo, la prima cosa che ho urlato è stata: “Grazie a tutti”. Si, grazie per averci regalato un’altra bella domenica e sono sicuro che l’anno prossimo tanti altri ancora si uniranno a noi. Il numero dei finisher di quest’anno ha premiato il lavoro degli organizzatori e di ciò sono felicissimo perché lo meritano.
Un grazie particolare anche a Denise sempre pronta con la sua macchina fotografica ad immortalarci sfidando il freddo e le nostre battute.
Per concludere una sola cosa non mi è andata giù e lo devo dire a tutti: “Enrico, ti avevo chiesto le calze bianche e me le hai date arancioni... "Ahahahaha……" , finiamo con una bella risata.

martedì 10 gennaio 2012

1^ Maratona di Crevalcore: Tutti protagonisti !

Matteo: 20-1 16, parabola dei lavoratori della vigna.
Crevalcore (Bo), ore 15.24.
Da Porta Bologna spunta lo yemenita Salem Mohamed. La macchina dell’organizzazione lo segue, gli spettatori ne applaudono “la corsa” e, nell’aria, la voce dello speaker che lo acclama gli tributa i meritatissimi onori. Taglia il traguardo felice e sorridente, sul suo viso si legge tutta la stanchezza che solo una maratona sa regalare ai propri “figli”. Autografa il manifesto celebrativo della manifestazione e gli scattano qualche foto. “Avrà vinto”, si sarà chiesto qualche ignaro passante. “Sì, ha trionfato”. E’ arrivato al traguardo della regina delle corse su strada, che poi sia stato l’ultimo è solo un piccolissimo ed insignificante dettaglio.
Questo amici miei è stato lo spirito che ha caratterizzato e ammantato la 1^ Maratona della Befana di Crevalcore, “Memorial 7 gennaio 2005”.
Un sogno che avevano in due: Andrea Accorsi e Monica Barchetti, persone straordinarie e allo stesso tempo forti atleti di gare sulle lunghissime distanze. Questo loro desiderio ha iniziato a prendere forma quando dal calendario delle maratone fu cancellata quella del Brembo (bravi gli organizzatori orobici, meglio allestire un ottima half marathon che una maratona, dove, per mancanza di fondi adeguati, non avrebbe potuto offrire degli standard qualitativi di alto livello come da anni ci avevano abituato). La loro fantasia è diventata realtà il 6 gennaio 2012.
Non è stato facile coordinare una manifestazione podistica che prevedeva tante (forse troppe?) gare ma, loro, Andrea e Monica, volevano dare a tutti la possibilità di essere presenti e ci sono riusciti: Bene o male, poi dipende da quale chiave di lettura si voglia dare alla giornata. Allo stesso tempo hanno anche voluto omaggiare il paese dove vivono. Nel giorno della Befana, poi, data la sensibilità che li contraddistingue, non hanno dimenticato i bambini regalandogli le luci della ribalta con delle gare a loro riservate.
Da soli non potevano fare tutto ciò, così si sono avvalsi della collaborazione di Gozzi che è l’organizzatore della “collaudata” Maratona di San Silvestro, il quale, mettendo a disposizione il suo “know how”, ha aiutato e cogestito la preparazione dell’evento. Un gioco di squadra perfetto tra Amministrazione comunale, negozianti e cittadinanza ha fatto il resto.
Il fulcro della kermesse è stato la piazza principale di Crevalcore dov’era posta anche la linea della partenza e del traguardo. Nel raggio di circa trecento metri gli atleti hanno potuto disporre di tutti i servizi: Ritiro pettorali, ritiro pacco gara con consegna del chip, palestra, docce e deposito borse. Anche la pizzeria per il pasta party era in prossimità del centro, un posto caldo dove a scelta si poteva avere una lasagna o una pizza con bibita e caffè. Tutto molto comodo e veloce.
Sono arrivato nella località emiliano-romagnola domenica mattina presto, com’è mia abitudine. Molti atleti già erano presenti sul posto e l’istrionico speaker, Roberto Brighenti, animava come ben gli riesce il paese che lentamente si stava svegliando. Le facce un pò tirate del duo Accorsi-Barchetti, che forse sentivano più di tutti l’evento, stridevano con l’aria di festa che c’era. Non è facile convivere con la spada di Damocle sulla testa, il giudizio di tanti atleti pesa molto quando organizzi una manifestazione e loro tenevano a fare bella figura.
Alle nove e trenta è partita la maratona, gara alla quale ho partecipato. Dopo un piccolo giro in centro (forse un pò troppo scomodo farci passare sulla stretta pista pedonale), la strada ci ha portato verso la periferia. Un percorso abbastanza scorrevole con un cavalcavia ed un ritmo lento mi faceva correre,come sempre,in tranquillità ed allegria.
Ad un certo punto, la corsa, giustamente, è stata fatta passare all’interno del castello dei Ronchi, in realtà un palazzo del 1500 appartenuto ai conti Caprara ed attualmente di proprietà del Comune dal 1985. Questo modo di portare la gara a visitare e a valorizzare le bellezze locali lo trovo molto bello ed educativo.
Il percorso non era completamente chiuso al traffico, però, grazie alla collaborazione tra Carabinieri, Polizia Municipale e Protezione civile, non ho mai avuto la sensazione di pericolo. Di spettatori lungo il tragitto neanche a parlarne, però, ad un certo punto, correre nella solitudine è stato fantastico.
Il circuito da ripetere due volte verso la fine del secondo giro è stato flagellato da un vento freddo fortissimo che ha infastidito e tagliato le gambe a moltissimi atleti. Ho notato dopo la prima tornata che i ristori, sempre abbondanti e ricchi, non erano posizionati in modo rigoroso ogni cinque chilometri, ma, preferendo la praticità alla rigida e magari poco funzionale cadenza sancita dal regolamento, avevano una leggera differenza di distanza.
Lungo il percorso c’era anche lo spugnaggio caldo, cosa che sta prendendo piede in questi ultimi anni e sempre gradita agli atleti specialmente in una giornata fredda Da rivedere secondo me è la fine del primo giro, quando una segnaletica non perfetta poteva indurre allo sbaglio facendo confluire i maratoneti nella corsia di quelli che correvano la mezza.
Alla fine, quando anche l’ultimo atleta è arrivato, le facce degli organizzatori erano più distese. Mi sono congratulato con loro e gli ho chiesto il perché non avessero messo dei bagni chimici per le donne. La risposta mi ha lasciato basito: “Caro Cirinho, in queste piccole manifestazioni, noleggiando i bagni chimici, si rischia di non fare la gara, costano tantissimo!” Perché, allora, invece dei pacchi gara, non forniamo questo servizio agli atleti?
Una cosa bella che ho notato è stata la scarsità di bicchieri di plastica gettati sull’asfalto, bravi amici maratoneti.
Un’idea geniale è stata quella di unire tre manifestazioni: Maratona di San Silvestro, Maratona di Crevalcore e Maratona della Pace sul Lamone in un trittico con premiazioni annesse, il passo in avanti sarebbe se l’anno prossimo facessero anche uno sconto sull’iscrizione a chi partecipa a tutte e tre gare.

mercoledì 4 gennaio 2012

L'accoglienza di Calderara ha chiuso il mio 2011.

Col sorriso e la consegna della medaglia di finisher della Maratona di San Silvestro si è chiuso il mio 2011 agonistico. E’ proprio quel viso gioviale e quella onorificenza che premia chi si è sobbarcato i 42,195km di corsa che voglio restino impressi nella mia memoria, tali da poter scacciare i fantasmi di un’annata che sportivamente parlando, non posso che definire fallimentare... Calderara di Reno, una località della periferia bolognese, vede come ogni dicembre lo svolgersi di una manifestazione podistica che attira numerosi atleti da ogni latitudine italica. Una cosa normale, si potrebbe pensare, non tanto però se vediamo in quale giorno vede la luce questa kermesse e cioè il 31 dicembre. Così come nel 43 a.C., Ottaviano Augusto, Marco Emilio Lepido e Marco Antonio, s’incontrarono per stabilire la divisione dei territori appartenenti all’Impero romano, così ogni anno qualche centinaio di podisti o forse più, si riuniscono per spartirsi i circa 3.5km del circuito intorno al centro sportivo Pederzini, dove ha anche sede la Podistica Lippo Calderara, società organizzatrice l’evento.Un percorso tutt’altro che bello, una gara dove “fare il tempo” è difficile visto il “traffico” di atleti, le strade alcune strette e altre con cambi di direzione secchi. Aggiungendo a tutto ciò anche la collocazione nel calendario annuale in un giorno particolare come San Silvestro, una persona si potrebbe chiedere: “Ma cosa ci vado a fare a Calderara, meglio starmene a casa con la famiglia a festeggiare!”. E’ proprio qui, invece, il bello. Guardando bene gli atleti, le loro facce sorridenti e la voglia di stare in compagnia,viene proprio da pensare che quello è proprio il “cuore pulsante del circuito maratonistico”: Infatti, conoscendo poi quasi tutti, sono pochi quelli che vengono per la prima volta, mentre moltissimi sono i ritorni. Un’allegria che si sente nell’aria, si prende come scusa la gara, ma il motivo vero è il ritrovarsi, scambiarsi gli auguri e magari qualche regalo. Un’atmosfera familiare creata da Gozzi che veramente aiuta tutti a trascorrere una bella giornata. Tutto ciò che dico è confermato dal numero degli iscritti che premia chi si dà da fare per allestire la manifestazione.Qui non hai il Colosseo da ammirare, non hai Piazza del Plebiscito da guardare, non c’è Piazza San Marco da contemplare ma c’è chi ti accoglie, ti coccola e ti fa stare bene, cose semplici e fatte col cuore.Due cose sono cambiate rispetto all’anno scorso. La prima, la partenza è stata arretrata di qualche centinaio di metri ma il traguardo è rimasto dov’era e i giri son rimasti sempre gli stessi. A questo punto qualche domanda ai più è sorta: “Era l’anno scorso più corta o quest’anno più lunga? Chi certifica il percorso?” A questi quesiti gradirei che l’Organizzazione rispondesse, magari emettendo un comunicato per chiarire. L’altra diversità è stato il ristoro posto qualche decina di metri prima del traguardo e qui si è compiuto il miracolo... Non ho visto bottigliette o bicchieri per quaranta metri ed ho pensato: “Stiamo migliorando”. L’illusione però è durata poco, perché, subito dopo l’area del cambio delle staffette, la sede stradale era come sempre ricoperta da un manto di plastica. Cari amici perché, come fate sempre ai ristori, non avete buttato a terre le vostre bottigliette sotto il gonfiabile quando potevate fare bella mostra della vostra inciviltà davanti ai giudici, allo speaker e ai numerosi spettatori? Avete avuto paura dei rimproveri? Allora sapete anche che non si fa e quindi siete dei meschini.La gara è iniziata in orario, una splendida giornata ha accompagnato l’evento ed il morale di tutti era alto. Correndo a circuito ho avuto modo di doppiare e magari anche triplicare qualche amico (così come anche a me è successo) ma, i ripetuti incontri, invece di essere tristi perché si subiva “l’onta” del sorpasso, erano sempre fonte di battute, barzellette, foto.Come sempre, ho svolto un buon allenamento lento, mi sono fermato a tutti i ristori non dimenticando mai di ringraziare i volontari per la loro cortesia. Siparietti simpatici quasi ad ogni passaggio dal via con lo speaker Fabio Rossi che aveva una battuta pronta per me, come per tutti . In giro sul percorso come due falchi s’aggiravano i fotografi Antonio e Denise, sempre pronti a fissare con uno scatto i nostri atteggiamenti più strampalati.Alla fine una bella doccia calda all’interno del palazzetto, un buon pasta-party, a proposito, buona l’idea di far dare minimo un euro che andava in beneficenza, però avrei gradito sapere chi andava a beneficiare di questa raccolta, spero anche qui vivamente che l’Organizzatore rendi nota la cifra raccolta e il soggetto beneficiato. Un buon capo tecnico nel pacco gara (ed anche della mia taglia) era l’ultima sorpresa di questa bella e tranquilla giornata bolognese.Per concludere, voglio ringraziare gli amici che ho incontrato a Calderara, veramente tanti, chi m’incitava lungo il percorso e chi, avvicinandomi, mi diceva: “Sai, leggo sempre ciò che scrivi,complimenti.” Grazie a Tutti.


Ps. Se è possibile lungo il percorso mettete dei bagni chimici in modo che anche le atlete in caso di bisogno...

giovedì 15 dicembre 2011

Tanti elogi e piccole critiche alla 16^ Maratona di Reggio Emilia.

Domenica 11 dicembre, ore 15.00, chiude il sipario sulla 16^ Maratona di Reggio Emilia “Citta del Tricolore”. Un’edizione record che con i suoi numeri ha premiato l’organizzazione presieduta dall’amico Paolo Manelli. Una maratona, quella reggiana, che, cresciuta costantemente negli anni, è diventata un punto di riferimento per tutti gli atleti, vista la qualità dei servizi offerti e la bellezza del percorso. Un buon motivo anche per i loro accompagnatori per trascorrere un bel fine settimana in una bella città come Reggio Emilia.
Un plauso particolare va a chi pensò, tempo fa, d’inserire nel programma maratona delle visite guidate alla città che fu del primo Tricolore , col triplice intento di mostrarne le bellezze, allietare il soggiorno ed arricchire culturalmente i partecipanti, non dimenticando che tutto questo è offerto gratis.
Parlare bene della Maratona di Reggio Emilia è come parlare dell’ovvio, si sfonda una porta aperta, insomma è bella e basta! Proprio perché si è arrivati a questo punto, però, si devono fare alcune considerazioni e delle critiche costruttive affinché l’evento con l’andare del tempo diventi veramente una perla unica nel fantastico, ma mal gestito, mondo delle maratone in Italia. La mia non vuole essere una voce stonata nel coro ma solo una nota che si fa sentire in una melodia.
Ormai credo sia giunta l’ora di chiudere le iscrizioni ad un certo numero di partecipanti, magari 2800, dico questo perché con l’attuale percorso, che prevede nei primi chilometri due giri nel centro, anche giusti perché la corsa deve anche omaggiare la città che la ospita, ci sono degli enormi problemi dovuti ai cambi di direzione secchi che provocano, vista la marea dei partecipanti e la sede stradale stretta e umida, delle cadute anche serie da parte degli atleti. Penso che se dopo la partenza da corso Garibaldi, una volta imboccata la via Emilia e Viale Monte Grappa si andasse direttamente fuori, verso la collina, sarebbe meglio. Il fiume di atleti potrebbe esondare così nelle strade più larghe e comode della periferia e poi, una volta esaurita la sua foga, essere incanalato nel centro cittadino. Ci sarebbero così meno possibilità d’incidenti e più tranquillità per godersi il salotto bello di Reggio Emilia. Sicuramente ci sarebbe da lottare con i commercianti, con i permessi in Comune, però bisogna far capire a queste persone che questo evento è anche un’occasione per loro. Un altro particolare da migliorare è sicuramente il flusso di persone che entrano ed escono dal palazzetto dello sport al sabato sera e alla domenica mattina. Il palaBigi, ottima location per deposito borse, docce, stand e vicinanza dal punto di partenza/arrivo gara mostra delle crepe dal punto di vista dello scorrimento delle persone al suo interno. Perché allora non sfruttare un’altra uscita della struttura convogliando il “traffico umano” in varie direzioni? Ancora altri due piccolissimi dettagli da migliorare legati al fine gara sono: Un atleta che taglia il traguardo dopo cinque ore e mezzo-sei non può non trovare la medaglia (anche se questa arriverà a casa sicuramente quanto prima e su questo sono pronto a mettere la mano sul fuoco) e non può arrivare trovando intorno a lui gli operai che stanno già smontando le transenne ed i banchi dove sono appoggiati i teli già messi uno sull’altro pronti per essere portati via… Tutto ciò non è elegante e sembra come se si dicesse: “Dai aspettiamo te per chiudere, fai presto”, ciò non mi piace. Tutti, dal primo all’ultimo dei finisher, devono avere un degno arrivo.
Certo, queste piccole lacune che ho citato sono delle gocce che si perdono in un oceano dove ci sono: La gentilezza di Paolo Manelli quando mi sono iscritto, il sorriso di Cinzia quando ho preso il pacco gara, il ritiro velocissimo del pettorale, il caloroso incoraggiamento che abbiamo avuto ai fornitissimi e favolosi ristori gestiti dalle società podistiche, la simpatia dei volontari, il percorso completamente chiuso al traffico, il pantagruelico ristoro del dopogara, i bagni chimici lungo il percorso, le facce, le emozioni, le espressioni, i pianti, i sorrisi dei maratoneti che arrivavano, i loro commenti entusiasti nell’immediato dopogara, gli speaker Michele Marescalchi e Roberto Brighenti. Una parola d’elogio allo stoico Roby, sempre li sul palco dalle prime ore del mattino fino a quando anche l’ultimo degli atleti è arrivato a tagliare il traguardo, sempre pronto con la sua verve a tributare a tutti gli onori che gli spettavano.
Non voglio parlare della mia gara perché dovendo fare solo un allenamento lento, l’ho interpretata in quanto tale. Mi son fermato a tutti i ristori complimentandomi con i volontari, ho salutato i tantissimi amici e conoscenti sparsi lungo il percorso di gara, ho chiacchierato con altri atleti, insomma ho svolto un bell’allenamento in compagnia, cercando solo di restare nei limiti di tempo che mi ero prefissato e cioè 3h10’/3h15’.
Per concludere, il mio grazie come al solito va agli organizzatori e ai volontari che tanto si sono adoperati per noi e, mai come questa volta, vorrei estenderlo anche ai fotografi non professionisti che lungo il percorso immortalano le nostre gesta mettendo poi a disposizione e gratis i loro scatti sui siti podistici. Non posso però non ricordare, ringraziandoli, tutti gli atleti, tutti gli amici che sono venuti a Reggio Emilia in questo week-end di fine autunno e che hanno colorato simpaticamente la città rendendola più viva e calda. Credo, infine, una cosa: In altre città dove si va a correre, lo si fa per aggiungere una gara al nostro curriculum sportivo, a Reggio Emilia, invece, lo facciamo perché la corsa ce la fanno sentire nostra.
Tra i tanti amici che ho avuto il piacere d’incontrare ne vorrei menzionare uno su tutti: Simone Leo, non è un top runner ma un Campione nella vita di tutti i giorni. Con l’Associazione “Dico no alla droga” combatte contro la disinformazione, la confusione e le leggende metropolitane che ci sono a riguardo dell’uso di certe sostanze e lo fa attraverso la prevenzione, parlando ai giovani e non solo. Mi piaceva ricordarlo.